Che cosa hanno fatto le grandi aziende americane con i soldi risparmiati grazie al taglio delle tasse?

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di Ben Popken   7 agosto 2018 – traduzione di Giacomo Piacentini

Che cosa hanno fatto le grandi aziende americane con i soldi risparmiati grazie al taglio delle tasse? Hanno comprato un ammontare record delle loro azioni.

La Casa Bianca aveva promesso che il 70% dei soldi risparmiati sarebbe finito nelle tasche dei lavoratori, ma non è successo.

La riforma fiscale dei Repubblicani, che avrebbe dovuto far alzare gli stipendi e far aumentare l’occupazione, ha invece generato un nuovo record nel riacquisto di proprie azioni e una vera e propria baldoria nei dividendi per le aziende, beneficiando ben più agli investitori e agli amministratori di queste ultime piuttosto che ai lavoratori.

“Più del 70% dei soldi risparmiati con questa riforma fiscale andranno nelle tasche dei lavoratori”, aveva affermato la Segretaria per la Stampa della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders in una conferenza a gennaio, quando la legge era entrata in vigore.

Le grandi compagnie hanno invece usato il denaro in più per comprare le proprie azioni, facendone così aumentare il valore e arricchendo, di conseguenza, gli investitori in possesso di tali azioni. Riacquistare proprie azioni, difatti, diminuisce il numero di azioni disponibili sul mercato, il che fa aumentare di molto il valore delle azioni in mano agli investitori, in quanto uniche rimaste in circolazione e quindi più “rare”.

Nel corso dell’ultimo anno, le aziende rientranti nell’indice Standard & Poor 500 hanno concesso ai propri azionisti circa mille miliardi di dollari; tra queste compagnie spiccano Apple, Cisco Systems e altri giganti della tecnologia.

Secondo un rapporto di Standard & Poor Dow Jones Indices, nei primi tre mesi sono stati spesi ben 190 miliardi da queste aziende per riacquistare azioni. Questo è un nuovo record, che supera i 172 miliardi spesi in un trimestre in un’epoca non certo rosea: quella che portò alla Grande Depressione.

A peggiorare la situazione c’è un recente studio di Robert Jackson, commissario dell’Ufficio del SEC, che ha scoperto come all’annuncio di un riacquisto di azioni segue sempre un aumento nel breve termine del prezzo di queste azioni, fatto che viene sfruttato dalle aziende per monetizzare le proprie azioni col massimo profitto.

“Penso che sia tempo che il SEC modifichi le proprie regole riguardo la ricompra delle azioni”, ha quindi dichiarato Robert Jackson.

Harry Holzer, esperto del mercato del lavoro e professore a Georgetown, ha detto alla NBC che lui e i suoi colleghi non sono per nulla sorpresi del fatto che i maggiori beneficiari del taglio delle tasse non siano i lavoratori.

“La produttività è stata pessima negli USA da quando il boom dell’industria tecnologica è finito, eppure le grandi compagnie non sembrano aver avuto bisogno di grande produttività per avere grandi profitti, da qui la mancanza di incentivi ad investire sui lavoratori o sul capitale” ha affermato “e regalare loro altri soldi con tagli alle tasse non aiuterà a risolvere il problema”.

“Il rimpatrio di somme di denaro nascoste all’estero o l’inatteso guadagno dovuto al taglio delle tasse hanno costituito un’importante fonte di capitale da utilizzare a piacimento” ha detto Greg McBride, capo dell’analisi finanziaria per Bankrate.com, a NBC news “e c’è ben poco da discutere sul fatto che la crescita effettiva sia stato uno degli aspetti più deludenti della ripresa economica”.

Alcune compagnie hanno concesso una piccola parte dei propri guadagni ai lavoratori, ma solo tramite un bonus una tantum, il che ha permesso loro di vantarsi di aver aiutato i lavoratori senza però aumentare, nei fatti, i propri costi fissi; inoltre, sfortunatamente, il saldo totale per i lavoratori è negativo, dato che essi devono pagare tasse più alte sui bonus o suoi guadagni aggiuntivi rispetto a quanto paghino sullo stipendio ordinario.

Dal mese di Maggio si registra talora una lieve crescita del 2,7% della paga oraria, il che però non è minimamente comparabile all’impennata dei profitti delle grandi compagnie.

Louis Hyman, un assistente professore della facoltà di relazioni industriali e lavorative nell’Università di Cornell, ha suggerito in un’email che una soluzione potrebbe essere quella di accedere ai duemila miliardi di dollari ancora presenti nel sistema bancario in quanto parte delle riserve di eccesso.

“Invece che occuparci di tagli alle tasse, dovremmo pensare a incentivare investimenti per la crescita che abbiano come obiettivo l’assunzione e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori” ha affermato Hyman.