Civati: sull’unità a sinistra possiamo essere competitivi

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di Giulio Cavalli – intervista a  Giuseppe Civati – 26 settembre 2017

Mentre si discute delle primarie del Movimento 5 Stelle e si discute dell’avanzata delle destre nelle elezioni tedesche in Italia i partiti a sinistra del Pd provano a convergere in una lista unica che tenga dentro tutti a partire da Campo Progressista di Giuliano Pisapia, a MDP di Bersani e Speranza, passando per Possibile di Giuseppe Civati, Sinistra Italiana guidata da Nicola Fratoianni e il movimento che Anna Falcone e Tomaso Montanari partito dal Brancaccio. Civati, che del progetto è stato l’ispiratore fin dall’inizio, prova a fare il punto sulla situazione:

Civati, a che punto è “l’unità della sinistra”?

Siamo sui blocchi di partenza. L’importante però é non rimanere bloccati. Dopo un’estate altalenante direi che i primi freddi hanno portato una certa maturazione e ora davvero manca poco.

Lei è stato uno dei primi a parlare della necessità di convergere in una lista unica a sinistra. A luglio disse che spaccarsi sarebbe stato un errore imperdonabile…

Io ho insistito anche quando i due pezzi erano occupati soprattutto nella polemica tra di loro. Non credo che l’unità sia indispensabile per sopravvivenza ma perché credo che le diverse culture politiche a confronto possano creare una lista competitiva che non abbia come obbiettivo quello di essere sulla scena ma che possa seriamente incidere in questa delicata fase politica.

Però sono in molti a temere l’ennesimo accorpamento forzato che poi si riveli deludente. Cosa c’è di diverso oggi rispetto alle esperienze della Lista Arcobaleno o della recente Lista Tsipras?

Innanzitutto in questo caso il perimetro é molto diverso: c’e una parte consistente di protagonisti che provengono di storie diverse. Per evitare di sembrare minoritari bisogna evitare innanzitutto di essere minoritari. Tutto dipenderà da come lo faremo. Il “se” l’abbiamo risolto, ora il successo dipende dal “come”. Noi come Possibile da tempo abbiamo presentato un manifesto politico con i temi prioritari per invertire la rotta e che è a disposizione di tutti ed è anche un metodo di lavoro. Abbiamo proposto un percorso democratico, con le popolarie, in cui non si discuta solo di nomi ma di progetto e di ciò che vogliamo fare. Abbiamo proposto un’assemblea nazionale da convocarsi entro la fine di novembre, dopo avere promosso le assemblee locali: ogni decisione deve essere presa dalle cittadine e dai cittadini, in un percorso semplice e democratico e soprattutto inclusivo. Abbiamo chiesto una presa di posizione, comune, sull’ennesima, ‘nuova’ legge elettorale, che blocca liste, candidati e anche il sistema e chiediamo un lavoro parlamentare comune per proposte condivise nell’ambito della legge di bilancio. Lo spazio a disposizione é immensamente più grande di un centrosinistra guidato da Bersani.

Però, a sinistra, sono in molti a non fidarsi di Pisapia. Come giudica le sue dichiarazioni di questi mesi?

Secondo me Pisapia voleva fare due cose nobili: cambiare il PD e costruire la sinistra. Una delle due é impossibile.

Matteo Renzi ha detto che il compito del PD è di bloccare il “populismo” e ha indicato anche in Bersani un “nemico”…

Sì. E intanto si é dimenticato di citare Berlusconi: evidentemente le larghe intese sono freudiane. E poi si scaglia contro il populismo di cui lui ha fatto uso in questo governo. Mi piacerebbe sapere in cosa siamo stati populisti io e Bersani.

Nei giorni scorsi però anche Tomaso Montanari è apparso abbastanza critico dicendo che la sinistra non si costruisce “a tavolino”…

Sono sicuro che Montanari parteciperà ai tavoli di questa lista. Una cosa é chiara: per fare il tavolo ci vuole l’albero, ovvero un grande processo in cui i cittadini siano protagonisti senza dimenticare che serve poi un momento di sintesi.

Dopo queste elezioni in Germani si torna a parlare del “fascismo di ritorno”. Che ne pensa?

In Germania sono gli esclusi che non si sentono rappresentati compiere scelte, che trovo sbagliate. Oltre a rifiutare il fascismo (noi abbiamo lanciato da qualche settimana una campagna nazionale antifascista con i nostri comitati in tutta Italia) bisognerebbe però capire perché certe persone si sentono emarginate.

Se dovesse mandare un messaggio breve ai suoi alleati, cominciamo da Fratoianni…

La sfida che mi assumo con lui é quella di portare la radicalità al governo.

Uno per Speranza e MDP.

Deve sganciarsi da questi ultimi anni con delle scelte nette.

Un messaggio per Montanari e Falcone…

Bisogna fare incontrare partiti e società civile senza mettere uno contro l’altro.

E Pisapia?

A Pisapia consiglio di guardarsi dai falsi amici.