Comitato di liberazione

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Autore originale del testo: Luigi Altea

I vecchi milanesi per definire i cazzari, nelle loro molteplici sfumature, usavano sempre la solita semplice parola: pirla.

Credo che nessuno allora potesse immaginare che sarebbe cresciuta, e si sarebbe riprodotta, seppure geneticamente modificata, una varietà di pirla tanto spavaldamente fiera di esserlo.

Un tempo, infatti, il pirla provava vergogna della propria pirlaggine.

Non trovava pace, si metteva le mani nei capelli, si mordeva le dita e si mortificava: ma quanto sono stato pirla!

I familiari e gli amici, temendo gesti insani ed estremi, si affannavano per consolarlo e rassicurarlo: tutti possiamo sbagliare, vedrai che andrà meglio la prossima volta.

Oggi, invece, il pirla non prova alcun senso di colpa per la sua specificità…

Non manifesta alcun segno di pentimento per gli errori commessi, anzi li rivendica come meriti: vado a testa alta e tutto quello che ho fatto lo rifarei.

Come dire: sono stato pirla ieri, e mi impegno ad esserlo anche domani.

Essendo Il mio palmarès di delusioni fin troppo ricco, sento l’esigenza di non appesantirlo.

Mi sforzo, quindi, di guardare con un certo distacco a quanto sta avvenendo, e di rispettare le ragioni di tutti.

Anche quelle di Emma Bonino che voleva più Europa e vota come chi l’Europa vuole cancellarla del tutto.

Anche quelle di Matteo Richetti che, quando il dito gli indica la luna, non guarda il dito ma guarda Carlo Calenda.

Non so cosa riusciranno a fare il nuovo governo e la nuova maggioranza.

E tuttavia, per me sarebbe già abbastanza se costituissero una possibile alternativa, alla melensa retorica sovranista, e al facile fascino del nazionalismo: minacciosi esempi da non seguire…

E sarei felicissimo se si formasse una sorta di comitato di liberazione nazionale.

Di liberazione dalla pirlaggine.

Affinché venga evitato il rischio che l’Italia si trasformi in una repubblica pirlamentare.