Contro la decadenza civile della Repubblica

0
127
Autore originale del testo: Michele Prospero

Bisogna cogliere subito il tratto evocativo di quello che è successo in Sicilia, con le plebi sovraniste che invocano lo stupro per la capitana tedesca, con il capo leghista che reclama la galera per i deputati dell’opposizione e dichiara Carola una “criminale di guerra”.

di Michele Prospero – 9 luglio 2019

Occorre rassicurare il mondo democratico

Le immagini della volgare esibizione di violenza sovranista contro la donna, e il ricorso grottesco a una specifica categoria giuridica, che possiede una inaudita gravità etico-politica, come quella di “criminale di guerra”, hanno una ricaduta non soltanto italiana. E forse chi incarna il simbolo supremo della unità della nazione, e quindi è custode anche delle sorti della reputazione civile di un disgraziato paese che arresta chi salva vite umane, dovrebbe rassicurare il mondo democratico che in Europa protesta nelle piazze, possibilmente con atti formali che confermano l’adesione ai valori dei diritti fondamentali.

Lo stato di salute della Repubblica non è affatto buono, e non solo per i conti dissestati, per le infrazioni minacciate e lo spread capriccioso, per i dati sull’occupazione che il Fatto celebrasenza imbarazzo come un nuovo miracolo economico. E’ in atto una celere decadenza civile e si intravvede un chiaro collasso istituzionale. Il Parlamento è ormai accompagnato alla sepoltura per effetto di una lenta eutanasia della rappresentanza.

Ridotta a sede di approvazione di decreti sfornati all’oscuro della collegialità dell’esecutivo e a organo di ratifica passiva di norme neppure scritte per intero, la Camera ha perso ogni autorevolezza quale potere di legislazione, di dibattito, di proposta e di controllo.

Presidente del consiglio fittizio

Il governo ha al timone un presidente del consiglio fittizio che, nella sua irritante e scialba recitazione, tradisce lo spirito della Carta, che non prevede la figura di una maschera irrilevante per quanto inutilmente loquace.

L’alterazione degli equilibri dei poteri diventa ancor più eclatante dinanzi al ministro degli interni che invade ogni ambito della vita pubblica. Con le sue inesauribili trovate propagandistiche non appropriate al decoro delle istituzioni, il “capitano” svela che ora la Costituzione è davvero nuda, i poteri operano per proprio conto con invadenze e deragliamenti continui, la macchina procede senza una logica di sistema rispettata.

Nel silenzio di magistrati, giuristi o storici dell’arte che avevano salutato addirittura nel non-partito dell’azienda Casaleggio lo spirito del costituzionalismo ritrovato, si consuma una profonda crisi istituzionale. Il presidente del consiglio, che avrebbe ampie prerogative formali da far valere, le accantona in segno di inadeguatezza e debolezza.

Una distruttiva volontà di potenza

Il ministro degli Interni, che certe attribuzioni formali non le ha, calpesta ogni spazio pubblico, da quello giuridico a quello economico-sociale, dalla politica estera alla difesa, dal diritto internazionale alle canzonette. In questa battaglia impari tra una distruttiva volontà di potenza del “capitano padano” e l’insostenibile leggerezza dell’avvocato del popolo, si snoda la dissoluzione dell’equilibrio dei poteri. Notava Constant che “la debolezza di una qualsiasi parte del potere politico è sempre un male”.

La pochezza del presidente del consiglio nell’interpretazione del proprio ruolo istituzionale è molto pericolosa per la tenuta del sistema. Nulla più della triste parabola del combattimento tra capitano, capo politico e avvocato rivela lo sgretolamento evidente delle strutture portanti della Repubblica.

Lo schianto eventualità non remota

L’ordinamento dispone di argini istituzionali (custodi della Costituzione, autonomia della magistratura che smonta l’impianto accusatorio e libera Carola) e politici (opposizioni) rispetto agli eventi degenerativi e alla regressione di civiltà. Dinanzi a poteri ancora silenti tocca alla politica mobilitare le energie disponibili. Il capitano non ha una politica che non sia la grottesca battaglia navale contro le invasioni islamiche. E il capo politico non ha la minima conoscenza dei problemi e del mestiere dell’amministrazione.

Con questa classe di governo che non legge, non approfondisce i temi, non ha una strategia oltre la ridicola propaganda permanente, lo schianto è una eventualità nient’affatto remota. Occorre per questo una attenta vigilanza democratica contro il potere corrosivo della menzogna e gli abusi di un governo che si crede in stato di guerra e annuncia decreti di espulsione contro cittadini appena liberati.