A cosa serve vincere

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Autore originale del testo: Luigi Altea

di Luigi Altea, 1 luglio 2017

Giuliano Pisapia è uno di quegli uomini di sinistra che mi fanno venire la voglia di votare a destra.

Ho ascoltato il suo discorso e non riesco a spiegarmi perché la piazza lo abbia così frequentemente applaudito. Forse per una forma di fanatismo disciplinare, cresciuto intempestivamente. O di un’ingenuità fiduciosa.

Non mi aspettavo niente di più e di meglio, e quindi non sono deluso.

Forse sono solo un po’ disperato…

Non mi era mai capitato di ascoltare un discorso tanto sciatto, povero d’idee, zeppo di banalità e di luoghi comuni.

E totalmente privo di pathos.

Avrebbe potuto cominciare chiedendo scusa per aver votato SI al referendum, e per dirsene pentito.

Sarebbe stato un buon inizio…

E invece ha soltanto ripetuto fino alla noia che dobbiamo stare insieme.

Insieme con lui.

Per costruire una sinistra “rivoluzionaria” e per vincere.

Lenin cominciò la rivoluzione con la bandiera rossa e il pensiero di Carlo Marx.

E’ finita com’è finita.

Pisapia l’ha cominciata con la bandiera arancione e col pensiero di Bruno Tabacci.

Finirà come finirà…

Molti dei rivoluzionari, aspiranti colonnelli dell’auto-proclamato Generale, erano in piazza.

Professori di virtù, ribelli da talk-show, oppositori intermittenti.

Tutti lì a manifestare la loro indignazione mediatica e pubblica, benché pervicaci nel praticare la disciplina privata nell’intimità della Camera.

Tutti lì, tra una sconfitta e una brutta figura, col compito di preparare la prossima.

C’è chi, penosamente ridotto al ruolo di comprimario, ha arditamente affermato che per stare insieme bisogna anche imparare a “rinunciare alle proprie idiosincrasie e alle proprie idee”.

Ma questo la sinistra italiana, e non solo italiana, lo ha imparato benissimo da almeno vent’anni!

La sinistra si è ridotta così non tanto e non solo perché si è divisa, ma perché ha rinunciato alle sue sacrosante idiosincrasie e alle sue idee.

A cosa serve vincere, in tanti e insieme, se poi si ottiene qualcosa che ci ripugna e che contrasta con le nostre idee?

Non è meglio perdere, in pochi e soli, e provarci, e riprovarci ancora, rimanendo coerentemente fedeli ai nostri ideali?

Sono convinto che i cittadini non temano la solitudine, ma abbiano paura dell’isolamento…

Nella solitudine siamo noi che decidiamo di disconnetterci dagli altri.

Con l’isolamento sono gli altri che decidono di tagliarci fuori, di scartarci.

Ascoltando Pisapia mi sono sentito isolato, perché tagliato fuori.

Fuori dal suo mondo di ricco borghese, fuori dal suo progetto, fuori dalle sue personali ambizioni.

Ma mi sono anche piacevolmente sentito solo.

Solo con le mie idiosincrasie, fedele al mio ideale e al mio colore.

Il rosso!