Società

Pubblicato il 3 dicembre 2017 | di

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Crisi, anziani e cure per la salute

di Mino Dentizzi, 3 dicembre 2017

La salute delle persone (di ogni persona) è causata da un insieme di elementi che sono determinati intrinsecamente dal singolo individuo: fattori genetici, familiari, emotivi, ambientali, stili di vita. Si vanno, però, sempre più evidenziando cause che non dipendono dal singolo soggetto ma dal contesto sociale nel quale la persona ha vissuto o si trova a vivere, i cosiddetti “determinanti sociali”, i quali esercitano un’influenza considerevole nel condizionare lo stato di salute di larghe fasce della popolazione. Non sono soltanto la genetica e la biologia che contrassegnano le singole persone e determinano i loro stati di malattia o benessere, ma vi sono anche situazioni esterne come la condizione economica, lo status sociale e il livello di scolarità che possono significativamente influire in questo senso. I determinanti sociali sono importanti sia per le malattie infettive come per quelle non infettive. La salute fisica e quella mentale sono dunque determinate sia da fattori concernenti il singolo soggetto sia da fattori “ambientali”. Tuttavia la medicina tende talvolta ignorare o sottovalutare l’importanza dei fattori legati all’ambiente e a causa di quest’azioni preventive veramente efficaci non sono messe in atto. Lo stato di salute dovrebbe essere al primo posto per chi decide politiche in ogni settore della vita sociale. .

Secondo il rapporto Istat 2017 l’invecchiamento della popolazione e l’immigrazione straniera sono i fenomeni demografici più evidenti. Attualmente preponderano le malattie croniche, spesso molteplici e coesistenti nella stessa persona: è quella che si definisci la comorbilità dell’anziano. Questa trasformazione demografica ed epidemiologica riguarda anche gli Stati a basso e medio reddito. Nel nostro pianeta ogni anno muoiono 57milioni di persone, il 70% di decessi causato da malattie croniche non trasmissibili che sono sopratutto le malattie cardiovascolari, il diabete, il cancro, le neuropatie croniche, i disturbi cognitivi. Obiettivi dello sviluppo sostenibile nell’agenda 2015-2030 dell’Onu sono lo sviluppo del benessere per tutti in ogni fascia di età e la riduzione del 30% delle morti premature da malattie croniche, quelle che avvengono tra i 30 e 69 anni, tramite l’astensione del fumo, una dieta sana, il non abuso di alcolici e l’esercizio fisico. In Italia le morti premature equivalgono al 9% della mortalità complessiva, nelle economie in ascesa il tasso percentuale arriva al 20 – 25%. La prevalenza delle malattie croniche pone problemi di tipo economico e assistenziale. In Italia il 30% della popolazione assistita, in gran parte rappresentato da anziani portatori di almeno una malattia cronica, assorbe il 70% della spesa sanitaria. Limitare, allora, le patologie che causano disabilità sempre più alla tarda età con azioni di medicina preventiva e adeguare il sistema sociosanitario ai bisogni emergenti sono interventi imprescindibili per la salute dell’anziano.

La crisi economica ha colpito la società italiana in maniera preoccupante e ha determinato un’ingente riduzione della spesa sanitaria pubblica, anche se esistono rilevanti stimoli alla sua crescita. D’altro canto la recessione ha pure reso più complicato per le famiglie supplire alla mancanza di soddisfacenti risorse pubbliche con spesa privata, che, di fatto, è rimasta in sostanza invariata negli ultimi dieci anni. Si rischia concretamente che, seguitando con gli attuali interventi di controllo della spesa pubblica, sia aggredita la fattibilità di fornire alle persone una copertura universale completa. L’incessante appello all’efficientamento del sistema sanitario e sociale è in realtà solamente un orientamento declamatorio che sbarazza le responsabilità dai politici su quelle dei professionisti, negando nei fatti l’impellenza di politiche attive a livello nazionale e regionale. E una delle conseguenza è anche il crescente divario tra regioni del Sud e regioni del Nord.

Oggi si sta andando verso una bipolarità complessiva del sistema sanitario e assistenziale; da una parte l’ospedale, ad alta tecnologia prevalentemente diagnostico-chirurgica, dall’altra il distretto socio-sanitario con l’assistenza domiciliare e le strutture residenziali che prendono nomi diversi, ma che nella sostanza raggruppano intorno a loro l’insieme dei servizi territoriali. Ammesso (sempre con qualche perplessità) che i primi (gli ospedali) dovrebbero avere una conduzione prevalentemente aziendale, volta alla continua ottimizzazione tecnologica e organizzativa, l’offerta territoriale invece deve essere fortemente legata alle esigenze locali, e quindi anche la gestione dovrà essere attenta a tutte le forze in campo, in primis le amministrazioni comunali.

Ma si sta andando in questa direzione?

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