CRISTINA CAMPO E LE TRACCE SUL CAMMINO

per Filoteo Nicolini
Autore originale del testo: FILOTEO NICOLINI

     CRISTINA CAMPO E LE TRACCE SUL CAMMINO

 Questi sono appunti sparsi e impressioni fugaci, non potrebbe essere altrimenti di fronte all‘opera e la figura di Cristina Campo*, laddove intravedo una semina feconda di ideali di grande valenza nel suo percorso ascetico. Campo ha esplorato un cammino sconosciuto ai più, lasciando tracce per chi intende percorrerne alcuni passi. Ma il cammino è in salita fin dalle prime letture, appena segnato sulla carta, e poi la scrittura sembra fatta per tenerci lontani. In qualche modo, è un singolare cammino di iniziazione. Per chi si avvicini ad esso, è come apprendere a compitare, prima di leggere e capire. Eventualmente, il primo passo può condurre ai successivi.

  La Campo accetta e rilancia la sfida alle onde impetuose del generale orrore, la mondanità, la parola vilipesa. Medita su ogni parola affinché trovi nuovo ricettacolo nell’anima, si immedesima con la sua ricerca volta ai segni e i simboli, si colloca lontano dall’effimero, il frivolo e false certezze materiali. Ed è dalla precisione che prende le mosse, perchè l’abbiamo smarrita, e con essa lo spirito dell’attesa paziente.

  Chiediamoci: l’attenzione non è il primo passo di chi ricerca, quello sguardo rivolto al centro della coscienza che non si lascia distogliere né distrarre ma sa attendere, sa aspettare che si illumini la sua visione? Da uno sguardo attento non può emergere altro che non sia delineato, preciso, ritagliato nei suoi contorni.

  Parlare di perfezione, diceva Ezra Pound, ci rende odiosi, è visto con sospetto il solo accennare alla perfezione dell’anima affinché essa possa sviluppare appieno le sue capacità. E la Campo è a suo agio nell’anima. La perfezione conduce alla bellezza, anche essa temuta, rinnegata, irrintracciabile, rimossa dalla memoria. La facoltà di leggere nell’anima con uno sguardo senza ombre va acquisita e perfezionata, è l’anelito alla giustizia, la giusta misura.

Poesia è anche attenzione, cioè lettura su molteplici piani della realtà intorno a noi, che è verità in figure…..la vera attenzione conduce alla sintesi, al simbolo e alla figura-in una parola, al destino.”

Nel linguaggio della Campo è questo il solo cammino verso l’inesprimibile, il mistero. Chi si dedica alla poesia, più che trasmettere emozioni e passioni, può avvicinarsi al mistero dell’esistenza, a ciò che sfugge in un mondo malato di fretta e dunque di imprecisione. Per Cristina Campo l’attenzione raggiunge la sua vetta al divenire responsabilità, capacità di rispondere a ciò che lo sollecita ad agire. Con parole tragiche, ci avverte che “i tempi che viviamo sembrano perseguire, con cieca furia ed agghiacciante successo, il divorzio totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione.” La nostra modernità, sembra dirci, è la fuga dal mistero in nome di false certezze, la negazione degli enigmi dell’anima.

Quindi c’è un primo postulato che lega la precisione all’attenzione e l’attesa, e di lì la poesia che si cimenta col mistero.

Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione”.

In che consiste allora secondo Cristina Campo l’iniziazione? Nell‘elevazione del singolo, quando si dà l’incontro con la parte migliore dell’individuo, dato che l’esistenza tutta si svolge su un altro e più importante piano, nell’invisibile.

Per l’esistenza di tutti gli altri oggetti infatti è stato già provveduto senza la nostra cooperazione. Questa è appunto la ragione per cui le cose stanno di fronte a noi così enigmatiche, perchè non prendiamo nessuna parte al loro prodursi. Le troviamo semplicemente davanti belle e fatte. Invece, il pensare preciso e frutto di attenzione sappiamo come si produce, l’unico punto di partenza a cui affidarsi. Pensare risolutamente e con precisione, osservare il pensare nel suo divenire è esperienza spirituale accessibile e rivelatrice.

Controcorrente quindi ci appare la proposta della Campo, nella sua lucida analisi sul pericolo di un ridimensionamento del nostro pensiero. Naturalmente va detto che non tutte le nostre azioni derivano da calme riflessioni, perchè sentimenti come l’amore, la compassione, l’altruismo certamente ci spingono ad azioni. Ma i sentimenti divengono ragioni determinanti quando sono accompagnate dal pensiero. E quanto più idealistiche sono queste rappresentazioni, più beatificante il sentimento.

Una vita di sentimento, del tutto priva di pensiero, finirebbe per perdere connessione col mondo.

E quale stato dell’anima Cristina Campo suggerisce? Un atteggiamento disinvolto, ed allo stesso tempo una condotta di estremo rigore e autocontrollo. Definiamola così: la sprezzatura è l’atteggiamento studiatissimo, voluto e ricercato di piena disinvoltura, di naturale spontaneità, volto a ostentare un’abilità e una sicurezza assoluta, che non richiede alcuno sforzo proprio perchè è divenuto condizione “naturale” dell’anima.

  La sprezzatura ha la natura aerea e leggera di chi vola alto. “Sprezzatura è un ritmo morale, è la musica di una grazia interiore; è il tempo, vorrei dire, nel quale si manifesta la compiuta libertà di un destino, inflessibilmente misurata, tuttavia, su un’ascesi coperta. Due versi la racchiudono, come un astuccio l’anello: ‘Con lieve cuore, con lievi mani, la vita prendere, la vita lasciare’.

  Sentirsi a proprio agio nella elevazione e la verticalità: Una ininterrotta tensione ad altro, ad Altro.

Eppure amo il mio tempo perché è il tempo in cui tutto vien meno ed è forse, proprio per questo, il vero tempo della fiaba. E certo non intendo con questo l’era dei tappeti volanti e degli specchi magici, che l’uomo ha distrutto per sempre nell’atto di fabbricarli, ma l’era della bellezza in fuga, della grazia e del mistero sul punto di scomparire, come le apparizioni e i segni arcani della fiaba. Tutto ciò che si parte per ritrovare, sia pure a rischio della vita, come la rosa di Belinda in pieno inverno. Tutto ciò che di volta in volta si nasconde sotto spoglie più impenetrabili, nel fondo di più orridi labirinti.

  Accennavamo alla bellezza perduta come condizione per riconoscere la bruttezza che ci circonda, come espressione di consonanza spirituale smarrita.

L’anima umana desidera cose più elevate, più calde e più pure di quelle offerte oggi alla massa… dallo stupore televisivo alla musica insopportabile….si tratta di processi interiori inaccessibili, roveti ardenti in cui può nascere, oltre l’orrore della morte, il volto, lo sguardo nuovo, radicato in terra e lanciato verso il cielo.”

Pensavo qui all’atmosfera psichica che ci avvolge oggi come oggi, posseduti da ossessioni, terrori e immagini di cui non riusciamo a liberarci. se non al costo di una profonda presa di coscienza.

  Cristina Campo intuisce che la realtà non è dominata da una ferrea necessità materiale: essa ci sorprende se la sappiamo leggere pervasa di grazia.

  Allora la malattia diviene un segnale, la poesia è liturgia, la bellezza è verità. La rinuncia diviene guadagno, chi getta la sua vita si salverà. E’ questione di percepire, non di vedere. Percepire per la Campo è riconoscere ciò che soltanto ha valore, ciò che esiste veramente. E che altro esiste veramente se non ciò che non è di questo mondo? Accusare di fantasia e frivolezza le fiabe significa possedere solo la vista, non la percezione.

Nelle fiabe, come si sa, non ci sono strade. Si cammina davanti a sé, la linea è retta in apparenza. Alla fine quella linea si svelerà un labirinto, un cerchio perfetto, una spirale, una stella, o addirittura un punto immobile dal quale l’anima non partì mai, mentre il corpo e la mente faticavano nel loro viaggio apparente.”

Un evento essenziale per la nostra vita, incontro, illuminazione, lo riconosceremo prima di tutto alla luce di infanzia e di fiaba che lo investe….è soprattutto, il paesaggio che schiude a tali stati spirituali le sue pieghe meglio sepolte. Abolita come a un tocco di verga la geometria di tempo e spazio, si cammina per ore senza uscire da un cerchio, o al contrario si tocca in pochi passi l’orlo dell’illimitato. Non è lo stato di acuminata vigilia a gettare sui luoghi questa malia. Si tratta di una corrispondenza assai più recondita fra scoprire e lasciarsi scoprire, configurare e configurarsi. Tutto era là ma solo oggi tutto vi è veramente”.

Il titolo del principale libro di Cristina Campo deriva dal primo episodio, laddove si racconta la rivolta dei Boxers avvenuta a fine ‘800, in Cina. Durante l’esecuzione dei rivoltosi, mentre tutti sono in fila per il patibolo e si combattono in attesa del proprio turno, l’unico atteggiamento degno di nota è quello del cinese che, nella fila, legge un libro. Dove tutti continuano a litigare, nonostante l’inesorabile destino comune, l’imperdonabile lettore sfrutta quel poco tempo che gli è rimasto per leggere. Di fronte alla morte, ha risposto mostrando sapienza e amore per la vita.

in un’epoca di progresso puramente orizzontale, … il gruppo umano appare sempre più simile a quella fila di cinesi condotti alla ghigliottina”.

È imperdonabile quel lettore agli occhi della maggioranza perchè ha sollevato il velo dell’illusione di una esistenza puramente materiale, orizzontale.

Vi sono tanti altri richiami nell’opera di Cristina Campo, il morire e rinascere ad una nuova vita per la perenne ricerca della verità e della bellezza, la vita intesa come un’opera d’arte, la resistenza all’ipnosi dei costumi, la scrittura come cerimonia, ed altri ancora.

È tempo, ci sussurra la Campo, di intraprendere la salita.

FILOTEO NICOLINI

*Cristina Campo è stato uno degli eteronimi di Vittoria Guerrini 1923-1977. Le citazioni sono tratte dal libro Gli Imperdonabili, Edizioni Adelphi, 1987.

Di lei sono usciti presso Adelphi La Tigre Assenza (1991), Sotto falso nome (1998), Lettere a Mita (1999), Caro Bul. Lettere a Leone Traverso (2007), Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino (2011).

FOTO DI CRISTINA CAMPO, F. N.

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