Cuperlo: “la sinistra deve rifondarsi perchè è cambiato il mondo”

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 intervista a Gianni Cuperlo di Wanda Marra, sul Fatto Quotidiano – 11 maggio 2o18

Come valuta il governo Lega e 5Stelle?

Un rischio per gli italiani, una incognita seria per l’Europa e una frattura nel nostro sistema politico.

La considera un’operazione da evitare?

Certo che sì. Innanzitutto per il danno che deriverà dalla saldatura tra la destra nazionalista di Salvini e un partito che con le sue ambiguità ha raccolto un terzo dei consensi. Quel fronte andava diviso per tempo, fino dalla sconfitta al referendum e nelle amministrative, e bisognava fare emergere le contraddizioni che ci sono al loro interno.

Secondo lei ha senso parlare di populismo o piuttosto siamo in una fase diversa della politica?

Populismo è un termine che evoca cose diverse a seconda dei tempi, dei contesti. Per dire, nella cultura americana ha una valenza positiva perché rimanda alla rivolta di popolo a metà dell’800 contro un potere oligopolistico e una corruzione diffusa. Nell’Europa di adesso non userei il termine come passe-partout. Non definirei la “democrazia illiberale”, l’ossimoro osceno coniato da Orban, una forma di populismo. Quella è una destra xenofoba e venata di pulsioni fasciste.

Se è così quale nuova fase politica si affaccia?

Una fase che impone alla sinistra di rifondare identità e presenza per la semplice ragione che è cambiato il mondo. A vacillare è il compromesso sociale alla base delle democrazie in tutto l’Occidente. La conseguenza è che stanno cambiando gli equilibri di potere in Europa e per la prima volta lo scontro tra sovranisti e europeisti vede i primi in una condizione di vantaggio perché la destra avanza. Tra Visegrad e Ventotene il governo che sta per nascere dove collocherà l’Italia, la sua funzione, il suo ruolo?

Rispetto alla politica tradizionale cosa ci dice questa nuova alleanza tra Di Maio e Salvini?

Due cose. Che la distinzione tra destra e sinistra vive nei conflitti di ora. E qui Di Maio, offrendo il suo contratto indifferentemente a Lega o Pd, ha mostrato una grande miopia anche nella lettura della storia. Una cultura politica non è un contratto notarile. Quello al più può farti andare a Palazzo Chigi ma ti espone al primato della identità più solida che oggi è quella della destra.

L’altra conseguenza?

Che di fronte a questa novità il Pd deve compiere una svolta radicale perché è il solo modo di reagire a una sconfitta storica. Per me vuol dire anche scegliere alleanze sociali e politiche per sfidare quella destra sul terreno dei bisogni e del sentimento delle persone.

Cosa dovrà fare il Pd in generale e il centrosinistra in particolare?

Mettere in cima a tutto la lotta alla diseguaglianza. Combattere l’impoverimento di risorse e servizi. Farsi carico di chi nel cuore della modernità sta perdendo il diritto a curarsi, a studiare. Tutelare chi finisce sfruttato dai brand dell’economia digitale con salari da fame in un vuoto di garanzie. Dobbiamo resettare il vocabolario, usare parole in sintonia con la parte che vogliamo rappresentare e questo vorrà dire anche andare a recuperare alcuni milioni di voti finiti ai 5 Stelle. Se invece il Pd dovesse proseguire sulla rotta di prima, magari nel nome di un recupero del voto moderato orfano del Centro, temo la marginalità.

Elementi di preoccupazione per il paese?

Li ho detti. Quando qualcuno si alza in piedi e proclama che destra e sinistra non esistono più, ad applaudire è la destra. Prepariamoci a fare una opposizione seria e radicale. Ma insieme dobbiamo cambiare tutto ciò che bisogna cambiare. Chi vuole mangi i pop-corn. Io preferisco combattere.