Documento dell’assemblea lombarda di Articolo Uno-Mdp

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Documento approvato – all’unanimità – dall’assemblea regionale lombarda di Articolo Uno – Mdp. Soddisfatto del lavoro unitario che consegniamo alla discussione nazionale del 12 maggio, in attesa del congresso.  

 

L’assemblea regionale lombarda di Articolo Uno – Mdp sottopone all’organizzazione nazionale alcuni spunti di analisi e di proposta politica:

1. La centralità della politica internazionale, il rischio di un’escalation militare, i bombardamenti in Siria delle scorse settimane di Francia e Stati Uniti, oltre a essere illegittimi sul piano del diritto, hanno contribuito a destabilizzare ulteriormente l’area, amplificando le fratture tra gli attori presenti in Siria e Medio Oriente.  Il rischio di una guerra tra Iran e Israele si fa sempre più concreto. Occorrerebbe un’Europa più forte sul piano politico, più coesa, perno di un sistema multipolare in grado di svolgere una funzione di deterrenza rispetto ai conflitti. A questa altezza si dovrebbe collocare la riflessione delle sinistre europee, il cui ruolo storico – lungi dal ripiegare su opzioni nazionalistiche e neo sovraniste – dovrebbe essere quello di ambire a rilanciare l’Europa come spazio di pace, in grado di esercitare un ruolo attivo di mediazione nelle aree confinanti.

2. La sinistra europea, e noi con essa, deve celermente individuare la strada per dare risposta allo spaesamento, alle domande di giustizia sociale, di protezione, di sicurezza che altrimenti si affideranno sempre più alle nuove destre e ai populismi.  E’ necessario individuare politiche del lavoro di contrasto alle povertà, di rinnovato welfare, solidali e redistributive, che diano speranza ai giovani e intercettino aspirazioni popolari oggi frustrate. Questo dato di fondo, macroscopico, è essenziale persino per capire il tracollo del 4 marzo, già anticipato nella flessione del 2013.

La sinistra e il centro-sinistra perdono anche in Italia, come in gran parte dell’Europa, perché sono – con la condivisione di politiche neoliberiste e di austerità, nella percezione dei ceti medio bassi, nel senso comune – corresponsabili di questa perdita di funzione e di senso sul piano generale. Dumenil e Levy parlano di “classi alte” a indicare un corpo inestricabile di ricchezza e di privilegio tipico delle élite. La sinistra perde perché è, e così è percepita, al pari delle sue classi dirigenti. Qui si situa il tracollo del Pd e la vittoria –  con una presa sociale che configura una vera e propria egemonia – della destra e del Movimento Cinque Stelle. Al contempo, perde anche la sinistra più radicale, confinata nella dimensione irrilevante della testimonianza e del velleitarismo.

Liberi e Uguali non ha saputo sottrarsi a questa morsa e porre in modo convincente al centro il cambiamento, la discontinuità, i contenuti originali di Articolo UNO – Mdp, che invece, a partire dalla lotta alle diseguaglianze e dalla valorizzazione del lavoro,  devono orientare il nostro cammino.

La sconfitta del 4 marzo riguarda quindi tutto un campo, quello democratico e progressista, senza eccezioni. Un campo che ci auguriamo sappia  ripensarsi e rifondarsi complessivamente, a partire da una cesura radicale con ciò che abbiamo conosciuto sin qui.

3. La sconfitta di Liberi e Uguali non può non essere riconosciuta in tutte le sue implicazioni.

Possiamo dire di avere visto arrivare per tempo l’onda lunga che sfiduciava l’establishment, tuttavia non abbiamo saputo evitare di esserne travolti. Quasi un milione e duecentomila cittadini ci hanno dato fiducia e  hanno permesso di conseguire una pur esile rappresentanza parlamentare. Si tratta di un elettorato per lo più militante, composto di donne e uomini la cui fiducia e la cui speranza non va tradita. Sarebbe quindi sbagliato ritornare ciascuno al proprio piccolo recinto e non dare uno sbocco politico a quel consenso elettorale. Da questo punto di vista l’esperienza di Liberi e Uguali deve essere considerata come il primo passo per la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, popolare e di massa, con cultura di governo, capace di attivare nuove energie, nuove risorse, nuove passioni.

4. Poniamo dunque – ben al di là della contingenza e delle vicende di questi giorni legate al tentativo di formare un nuovo governo – il tema del soggetto politico e del partito. Articolo Uno – Mdp in questo anno di vita ha peccato in un punto: nell’aver rinviato, nel non avere promosso per tempo un processo organizzativo diffuso, partecipato e democratico, fondato sugli iscritti, sulle sedi, sulla presenza fisica e reale di una comunità organizzata capace di discutere e di decidere collegialmente. La necessità di avviare la costruzione del partito – di un soggetto della sinistra, progressista, laburista – è davanti a noi in tutta la sua urgenza.

5. Utile dunque l’avvio del tesseramento di Articolo Uno, come primo passo in questa direzione, e la necessaria attivazione di un percorso democratico e partecipato, che veda protagonisti i territori, in cui scegliere a tutti i livelli i nostri gruppi dirigenti e in cui definire insieme la nostra linea politica. Ciò non dovrà configurarsi e neanche apparire come chiusura e interruzione delle relazioni unitarie attivate in questi mesi. Servirà piuttosto a non disperdere le forze, a dare slancio e forza  all’apertura di un processo più ampio, in grado di corrispondere alla necessità che il tempo richiede.

6. Posto che la discussione sulla linea politica andrà fatta nelle sedi democratiche che ci daremo, ciò che si costruirà non potrà essere la riedizione di un contenitore di centro-sinistra, che si limiti ad un aggiustamento delle politiche e delle culture politiche che si sono dimostrate subalterne al pensiero neo-liberista, non più in grado di rappresentare i tradizionali riferimenti sociali, a partire dal modo del lavoro e tantomeno di interloquire con le giovani generazioni.

 Con pari consapevolezza e determinazione va assolutamente evitato il rischio di costruire l’ennesima ridotta minoritaria della sinistra radicale.

Dobbiamo avere l’ambizione di costruire, in discontinuità con gli ultimi venticinque anni, un partito del lavoro e della sinistra democratica, in grado di qualificarsi come tale non dal punto di vista nominalistico ed identitario, ma per la sua cultura politica e per il ruolo svolto concretamente nella società e nelle istituzioni. Per questo, al di là degli esiti che avrà la crisi aperta dal voto e dalle vicende parlamentari, riteniamo necessario preservare da qualsiasi forma di tatticismo l’identità del nuovo soggetto politico. Il  lavoro  di costruzione di un nuovo soggetto unitario della sinistra dovrà intrecciarsi, nell’elaborazione, nel dibattito e nell’azione politica con l’aspirazione di ricostruire su basi nuove la sinistra dentro un campo, un fronte progressista, capace di sfidare la destra e tornare ad essere protagonista.