Cutro. La polizia invece dei soccorsi

per Gian Franco Ferraris
Cutro. La polizia invece dei soccorsi
Perché sia chiaro a tutti, riporto le parole del “Post”: «Il decreto legislativo 177 del 2016, emesso dal governo guidato da Matteo Renzi, prevede specificamente che sia la Guardia di Finanza, che nelle sue funzioni di polizia dipende dal ministero dell’Interno, a occuparsi della «sicurezza del mare». L’anno successivo un decreto dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, ricordato oggi per il suo approccio ostile all’immigrazione, scese più nel dettaglio e precisò che «al comparto di specialità del Corpo della guardia di Finanza è affidata in via esclusiva la responsabilità operativa nell’azione di sorveglianza in mare, ai fini del contrasto all’immigrazione clandestina».
Ecco. Da questo decreto, quindi, deriva l’approccio in primis securitario (e non di soccorso) verso le barche che trasportano migranti. Tanto per essere chiari anche sul ruolo, in merito, svolto dal centrosinistra. Nel 2021, successivamente, spiega ancora “il Post”, il governo Conte redasse un protocollo riguardo le operazioni di ricerca e soccorso, le cosiddette Sar, dove classificò tre livelli di pericolo. L’ultimo dei quali, di più grave rischio, prevedeva direttamente la discesa in mare della Guardia Costiera. Negli altri casi, si trattava invece di elaborare una valutazione volta per volta del pericolo e di decidere conseguentemente. Nel caso di Cutro, nonostante le condizione avverse e, pare, il meteo che indicava onde di quattro metri, questa estrema pericolosità non è stata rilevata né classificata come tale, lasciando alla Guardia di Finanza il compito di “polizia”, inespletabile peraltro, perché le Fiamme Oro pare non disponessero di motovedette capaci di affrontare con successo il mare grosso.
La destra, quindi, ha agito nell’ambito di un decreto Renzi del 2016, utilizzando il protocollo Conte all’opposto di come dovesse essere utilizzato, ossia minimizzando il rischio, sottovalutando il pericolo, non avviando la Sar ma una semplice operazione di polizia. Più di un ufficiale della Guardia Costiera ha rilevato come l’impronta securitaria contraddica la logica antica del soccorso marino, tanto più in presenza di un’imbarcazione con centinaia di persone a bordo, sottoposta allo stress del mare grosso con onde di quattro metri. Soccorrere diventa l’ultima opzione, quando di norma in mare è la prima. E non basta il nuovo protocollo Rampelli, quello della telefonata ai profughi prima della partenza, a tranquillizzarci. Mi chiedo soltanto perché non comincino a fioccare le dimissioni. Sarebbe un momento di moralità, di riscatto, in una faccenda in cui l’etica sembra in vero del tutto scomparsa.
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