D’Alema: Trent’anni dalla caduta del muro. Le promesse mancate della democrazia

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Massimo D'Alema / Giovanna Ponti

“Si può ascoltare tutto. Io naturalmente ho trascritto solo i due interventi di Massimo D’Alema.
Molto interessanti, come sempre.” Giovanna Ponti

TRENT’ANNI DALLA CADUTA DEL MURO. LE PROMESSE MANCATE DELLA DEMOCRAZIA
Casa della Cultura Milano
16 dicembre 2019
Intervento di Massimo D’Alema – trascrizione di Giovanna Ponti
“ I gruppi dirigenti del mondo comunista italiano era un mondo che non era già più legato all’esperienza sovietica del socialismo reale, vivevamo quella realtà come un peso . Alcuni anni dopo, nel 1995, ospitammo Gorbaciov a Roma alle Frattocchie, quando io ero segretario del PDS. Una sera ci fu una cena; io ero con Linda mia moglie, c’era Raissa Gorbaciov oltre a Vadim Zagladin che era uno straordinario intellettuale russo ed il collaboratore più stretto di Gorbaciov ed il traduttore. Loro descrivevano questa Russia con il suo decadimento, la corruzione, la realtà della Russia post-sovietica che per 10 anni è stato un Paese attraversato da una crisi drammatica con un calo della ricchezza, un calo dell’aspettativa di vita davvero notevoli. Questa descrizione era talmente disastrosa che ho fatto delle battute, perché io sono famoso per le mie battute anche se quasi tutte mi hanno portato male diciamo, e a un certo punto ho chiesto: “ma se questi sono i risultati, valeva la pena?””. Lui rispose serissimo “quel mondo andava abbattuto perché era un peso sulle spalle della gente”. L’identificazione della sinistra con quell’universo autoritario era diventato qualcosa che impediva alla sinistra di dispiegare le sue potenzialità. Direi che il sentimento fu questo e cioè che crollava un mondo affinché la sinistra potesse considerarsi libera da quella identificazione sinistra=dittatura e dispiegare il suo potenziale innovatore. Questo fu il sentimento prevalente.
Naturalmente nel corpo del Partito Comunista Italiano c’erano anche sentimenti diversi perché fa parte del nostro popolo avere un legame sentimentale con quel mondo. Io faccio parte della generazione politica del 1968 e devo dire che la mia generazione non è mai stata filosovietica. Il mio legame più forte si stabilì quando a Praga, io ero in piazza contro i carrarmati sovietici, arrivò la notizia che il PCI esprimeva il suo dissenso contro quella invasione. Io faccio parte di una generazione che si è legata al PCI proprio perché era una cosa diversa dallo stato sovietico.
In Italia l’anticomunismo è stato molto più duraturo del comunismo. Nel nostro paese l’anticomunismo aveva costituito un cemento profondo che aveva rappresentato l’ideologia della maggioranza del Paese. L’anticomunismo è stato evocato ancora per molto tempo dopo che il pericolo comunista non c’era più, in particolare da Berlusconi.
Craxi visse quel periodo in modo più traumatico. Lui non si oppose alla nostra entrata nell’Internazionale Socialista. La svolta del PCI si svolse fra due Congressi durante una situazione molto difficile per il Paese per la quale temevamo ci fossero elezioni anticipate e Craxi si impegnò e riuscì ad evitarle. Veltroni ed io andammo alla Conferenza programmatica del PSI e incontrammo Craxi. Noi andammo lì a chiedere che non ci fossero le elezioni anticipate, anche se Occhetto non lo ricorda ma Veltroni ed io siamo in due a ricordarcelo, e Craxi prese l’impegno e lo rispettò. Craxi era un uomo diviso: da una parte non vedeva che si apriva una occasione storica per una riunificazione della sinistra italiana e dall’altra parte ormai il suo partito e lui stesso erano profondamente consumati da una lunga esperienza di partecipazione al sistema di potere insieme alla Democrazia cristiana. Quindi non aveva più l’energia né per il grado di autonomia necessario per fare una scelta politica coraggiosa che in quel momento poteva essere compiuta. Si accavallarono due crisi: la crisi del movimento comunista ma anche la crisi del sistema politico italiano che diventò drammatica con tangentopoli.
Per come abbiamo visto la politica dopo, oggi sono propenso a rivalutare un politico come Craxi : certi suoi imitatori recenti sono stati molto più mediocri, diciamo.
Parlando dell’esperienza cinese oggi premetto che mi sento molto libero perché collaboro con diverse istituzioni cinesi, ma a titolo gratuito e questa è una grande libertà.
I cinesi hanno una forma di rispetto verso le persone anziane che manca nella cultura occidentale. Ritengono che la saggezza e l’esperienza siano un valore e se le scelgono in giro per il mondo. In Italia loro hanno scelto due interlocutori: Romano Prodi e Massimo D’Alema.
La Cina vive un momento delicato: le tensioni internazionali si riflettono nel Paese e c’è un rallentamento della crescita.
Occorre però inquadrare storicamente. Nel 1990 i poveri del mondo, cioè le persone che non avevano da mangiare erano più di 2 miliardi; oggi, pur essendo la popolazione cresciuta in modo consistente,il numero dei poveri è 900milioni.
La ricchezza del mondo dalla metà degli anni ‘80 ad oggi è cresciuta di quattro volte.
La caduta del muro, la creazione di un mercato unico, la libera circolazione dei capitali ha prodotto delle contraddizioni devastanti, ma, insieme alla rivoluzione tecnico scientifica, hanno prodotto una crescita impressionante della ricchezza del mondo.
La Cina è il Paese che ha dato il contributo maggiore all’abbattimento della povertà perché sono usciti dalla povertà estrema 800milioni di cinesi in vent’anni. In misura minore questo processo ha investito altre parti del mondo, perfino una parte dell’Africa. L’Africa è il continente che fatica di più a collegarsi a queste trasformazioni e il paradosso è che ha avuto una diminuzione della povertà la parte dell’Africa che dispone meno di materie prime. Infatti il possesso di materie prime favorisce il fiorire di una borghesia “compradora”, avrebbero detto i nostri classici ,che vive del controllo delle materie prima. Dove non ce ne sono si sviluppa l’industria, l’agricoltura, i servizi, si genera quindi uno sviluppo autopropulsivo non fondato sulle commodivis.
Ci sono due uscite dal comunismo classico: la Russia che nell’’89 aveva 100milioni di abitanti e rappresentava il 3% della ricchezza del mondo e oggi ha 100milioni di abitanti e rappresenta il 3%della ricchezza del mondo e invece la Cina che nell’89 rappresentava il 2,5 della ricchezza del mondo , oggi il 22%.
Quindi la globalizzazione ha portato ineguaglianze enormi, ha generato ricchezze straordinarie anche in Cina e anche private, certo in un sistema regolarizzato. Per i cinesi c’è un punto non negoziabile della tradizione marxista ed è quello che l’economia deve essere sottoposta al governo della politica. Dopodiché va bene la proprietà privata. Il mercato è uno strumento utile, ma è la politica che comanda. E questa non è una cosa sciocca, diciamo. Poi si tratta di capire se la politica è democratica e ci sono tante obiezioni che si possono fare naturalmente.
La crescita delle disuguaglianze dovute alla globalizzazione si sono sviluppate in modo molto diverso nelle società occidentali e in altre società, soprattutto asiatiche e non solo la Cina. Lì la disuguaglianza è cresciuta, ma in un contesto in cui tutta la popolazione è cresciuta, cioè le persone povere sono diventate meno povere ed hanno la ragionevole aspettativa che i loro figli staranno ancora meglio. E’ una società in cui prevale un senso di ottimismo. Alcuni sono diventati molto ricchi, alcuni sono diventati soltanto meno poveri però tutti stanno meglio.
Da noi la disuguaglianza ha avuto un effetto di lacerazione sociale: una minoranza si è arricchita moltissimo. Quell’ 1% che ha accumulato una ricchezza incalcolabile che non ha eguali nella storia umana è formato prevalentemente da cittadini dell’Occidente e da noi le classi medie, il mondo del lavoro hanno perduto. Quindi la diseguaglianza ha avuto un effetto di lacerazione sociale.
Mentre in Asia e in Cina in particolare la società rimane coesa perché progredisce nel suo insieme, da noi una parte, i lavoratori, ha perduto diritti, potere d’acquisto, status, sicurezze per sé e per i propri figli. I cinesi non capiscono perché siamo diventati protezionisti vedendo che l’Occidente si è arricchito moltissimo e ci spiegano che la colpa è della politica che non ha imposto una redistribuzione della ricchezza equa. “Da noi se uno di questi ricchi esagera, lo mettiamo in prigione”.I cinesi hanno gli strumenti perché hanno mantenuto il governo della società,, se volete anche con mezzi autoritari anche perchè la lotta alla corruzione ha portato a una stretta e a un maggiore controllo eanche perché loro hanno cambiato modello di sviluppo con aspetti molto positivi, ma è stata un’operazione fortemente autoritaria. A un certo punto hanno deciso che loro dovevano produrre meno impatto ambientale e quindi hanno cambiato il mix produttivo, hanno tagliato gli investimenti industriali, hanno delocalizzato decine di migliaia di aziende, hanno deciso di investire molto di più sulla ricerca, sul’innovazione, sulla intelligenza artificiale. Queste scelte hanno portato a una maggiore stretta autoritaria però hanno migliorato i salari, hanno allargato il mercato interno. Fino a quando la Cina produceva merci a poco prezzo non dava fastidio all’Occidente. Gli americani mantenevano il dominio tecnologico e finanziario, quando anche il settore tecnologico è stato promosso dalla Cina sono sorti i problemi.
Ho visitato la Huawei è stato impressionante. All’automa di Huawei che parlava correntemente l’inglese, la nostra guida ha chiesto “qual è il senso della vita” e lui ha risposto “perché lo chiedi a me che sono una macchina?”. Davvero impressionante. E quando hanno visto il mio smartphone della Apple hanno detto: “no, va bene. E’ un po’ più indietro del nostro, però è buono e tanto lo produciamo noi”, infatti l’80% dei nostri smartphone si produce in Cina. Naturalmente la tecnologia Huawei con i sistemi di intelligenza artificiale, di riconoscimento facciale aiuta il governo cinese a creare un sistema di sicurezza che fa una certa impressione, un sistema fortemente controllato.
Ora non c’è dubbio che quello che pensavamo negli anni ’90, e cioè che con l’espansione dell’economia di mercato e della democrazia si sarebbe ottenuto un miglioramento per tutti, oggi ha dimostrato di essere falso.
Noi stiamo vivendo la crisi dei sistemi democratici. Le democrazie non funzionano anche perché la distruzione dei corpi intermedi, dei partiti eccetera determinano democrazie prive di nerbo, dove l’opinione pubblica è in preda al condizionamento dei media vecchi e soprattutto nuovi, a ogni elezione si sposta il 40% dell’elettorato e queste democrazie non producono più classi dirigenti. C’è una profonda crisi di leaderschip. I sistemi politici non hanno più visioni di medio periodo.
La politica deve proiettarsi nel tempo lungo e noi non abbiamo leader in grado di andare oltre il mese prossimo,
La Cina è un Paese che in 4mila anni non ha mai invaso nessuno, non è un Paese aggressivo anche se naturalmente vuole crescere.
Un nuovo ordine mondiale potrà nascere soltanto dal dialogo tra Oriente ed Occidente. L’Oriente porta soprattutto un grandissimo principio, un valore, che è quello dell’armonia che è il tratto più profondo della loro cultura dal confucianesimo, che è la filosofia dell’armonia tra le persone così come il taoismo contiene il principio dell’armonia con la natura, o il buddismo dell’armonia con se stessi.
L’idea dell’armonia è un potente contrappeso rispetto al caos del nostro tempo.
Però nella cultura dell’Oriente non c’è la persona e non c’è il valore della libertà.
Quindi il rapporto fra due civiltà che hanno valori così diversi,l’ armonia contro la persona e la libertà, è un rapporto problematico però io penso che un ordine mondiale può nascere solo dal dialogo di queste due culture.
Fatemi terminare con un argomento di attualità.
Nel Regno Unito il partito Laburista ha perso e questo ha fatto dire a molti che la vecchia sinistra è perdente. A me pare un giudizio estremamente superficiale.
-il Partito Laburista ha avuto il 32% dei voti, che se l’avesse avuto il Pd avrebbe fatto una festa nazionale
-il Partito laburista non ha perso le elezioni perché è la vecchia sinistra, ma perchè non ha avuto la forza di avere una posizione chiara sul tema di queste elezioni e cioè l’uscita dalla UE
Quindi i laburisti hanno perso perché non hanno avuto una politica precisa verso il tema del momento e non perché hanno ripreso elementi propri della sinistra, anzi, se non avessero avuto quell’aggancio con gli ideali di sinistra, non avendo una politica chiara sulla brexit, avrebbero avuto molti meno voti. Diciamo le cose come stanno con buona pace dei commentatori e dei bischeri che si aggirano nel nostro Paese.

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