Dedicato a coloro che oggi accusano Renzi di tradimento e sei anni fa hanno consentito la sua scalata al potere

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Gian Franco Ferraris

Benedetto Croce: “c’è sempre qualcuno che, posto al bivio fra capire e morire, senza esitazione sceglie il martirio 

Quos vult Iupiter perdere, dementat prius, “a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione” (Euripide)

Come ha scritto Luigi Altea, ora sono tutti contro di Renzi, neanche fosse il mostro di Scandicci, ogni giorno attacca il premier Giuseppe Conte e il governo che aveva ispirato nell’agosto scorso: una farsa che non spiega gli “entusiasmi” che lo accolsero 6 anni fa e gli consentirono la scalata del potere con le primarie stravinte (rivali Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati) e la coltellata alla schiena a Enrico Letta per sostituirlo alla guida del Paese.

Tutti furono complici dal partito de La Repubblica, mise tutti d’accordo dagli ex comunisti Chiamparino, Fassino, Matteo Orfini (e i giovani turchi), Giorgio Napolitano, agli ex democristiani capitanati da Dario Franceschini, di fatto lo appoggiò anche la sinistra Pd dell’allora capogruppo Roberto Speranza – orfana di massimo D’Alema (rottamato) e di Pierluigi Bersani (convalescente). Tanti lo fecero con miope entusiasmo, altri con cinismo per conservare la posizione, come l’attuale segretario Nicola Zingaretti e il ministro all’economia Roberto Gualtieri.

D’altra parte desta ancora una qualche impressione la facilità con cui la base ex Ds si convertì al renzismo. Si distinsero solo Enrico Letta che con dignità emigrò a insegnare in Francia, Massimo D’Alema che diventò il capro espiatorio di tutti i mali della sinistra e pochissimi altri – basta ricordare a che cosa è accaduto a Ignazio Marino.

Il risultato è chiaro e davanti agli occhi di tutti: in quel tempo si è consumata la frattura definitiva tra la politica del PD e i cittadini – anche se occorre riconoscere che quello che è successi è solo il frutto di un albero malato e non recuperabile che è stata la sinistra o il centro sinistra da almeno 25 anni. Anche i tentativi di questi giorni di ricostruzione della sinistra (la sinistra radicale da anni è dannosa o inesistente) non porteranno a nulla di buono – la nostalgia del passato nella società attuale è inutile, ogni speranza è perduta.

Varrebbe la pena di fare una cosa che dovrebbe essere semplice: con umiltà iniziare a pensare alla società attuale, parafrasando il Cardinale Martini che non divideva il mondo in credenti e non-credenti ma in pensanti e non-pensanti.

Ripubblico, per chi ha la pazienza di leggere, la ricostruzione di quei giorni del 2014 del giornalista Fabio Martini (nel febbraio 2016), le interviste del 14 febbraio a Gianni Cuperlo e a Filippo Andreatta, il commento di ieri di Paolo Marchesani e un testo che avevo già pubblicato nel dicembre del 2015.

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di Fabio Martini  17 febbraio 2016

Letta tradito anche dalla sinistra Pd

Una nuova ricostruzione illumina gli eventi del febbraio 2014. Complice la malattia di Bersani, le sue truppe si consegnarono al rottamatore

Quella mattina, finito di sorbire il suo solito tè, Enrico Letta capì che non c’ era più nulla da fare: Matteo Renzi lo aveva messo all’ angolo. Erano le 8 del 13 febbraio 2014 e al piano nobile di palazzo Chigi il presidente del Consiglio fece entrare nel suo studio dalle pareti dorate, i tre ospiti che avevano chiesto di vederlo: il vicesegretario Lorenzo Guerini, il presidente dei senatori Luigi Zanda e quello dei deputati, Roberto Speranza. E la presenza di Speranza, capofila della ancora forte sinistra interna, fece capire al premier che il colpo di grazia lo avevano inferto proprio loro, gli ex comunisti, a parole ostili a Renzi ma nei fatti decisivi nel favorire la sua escalation. Ai tre che gli chiedevano di lasciare il campo senza traumi, Letta rispose così: «Questa è un’ operazione che farà male al Paese». L’incontro fu gelido, durò quattro minuti e dieci ore più tardi la Direzione del Pd ritirò la fiducia a Letta e aprì la strada al governo guidato da Matteo Renzi.

Frammento finale, scrive Fabio Martini sulla Stampa, ma significativo di una vicenda che è passata alla storia come un colpo di mano di Renzi ai danni di Letta. Curiosamente Renzi non ha mai tentato di togliersi di dosso l’immagine del pugnalatore: forse perché consapevole che non sarebbe stato ritenuto credibile dopo il famoso «Enrico stai sereno», pronunciato pochi giorni prima del fattaccio? Eppure, due anni dopo il cambio della guardia, l’ accumularsi delle testimonianze «postume» e la distanza dagli avvenimenti consentono una lettura meno manichea di quel passaggio.

Renzi, come raccontano da tempo i suoi amici, aveva deciso di puntare su palazzo Chigi ben prima di vincere, nel dicembre 2013, le Primarie del Pd. E lo aveva fatto, erodendo la base parlamentare del governo. In quei mesi il sindaco di Firenze intreccia un rapporto personale con uno dei capofila degli ex comunisti, Matteo Orfini e con l’ ex dc Dario Franceschini, vecchio sodale di Letta. Poi, una volta vinte le Primarie, Renzi «punta» il core business, quello dei parlamentari in gran parte vicini a Bersani. Con due messaggi che Renzi fa correre nei pourparler quotidiani tra gli scranni parlamentari: «I sondaggi sono brutti, se continuiamo col passo di Letta, alle Europee prendiamo una legnata» E ancora: «Così non va, serve un governo di legislatura», che è sempre un bel richiamo per parlamentari di qualsiasi età e ideologia.

I mass-media non li intercettano, ma i messaggi renziani si infilano nelle teste dei peones.

E Letta? Maestro di manovre «palatine», non si smuove: «Se vuole il mio posto, Renzi dovrà chiederlo esplicitamente, per il Capo dello Stato questa è la procedura». Romano Prodi mette sul chi vive il suo amico Enrico: «Tenta una sortita, non aver paura di metterti in una controversia». Letta non si muove ma la talpa renziana scava e – senza che nessuno se ne accorga – arriva fin dentro la «cittadella rossa», che in quelle settimane non è presidiata dal suo capo, Pier Luigi Bersani, ancora convalescente. E così il 6 febbraio davanti alla Direzione Pd accade qualcosa che, riletto ex post, fa capire tutto. Il segretario del Pd dedica al tema governo poche parole: «Il Pd lo aiuta, accelerando le riforme». Non una parola di più, ma sono i colonnelli della sinistra a spalancare il baratro. Stefano Fassina: «Non può bastare un governo di intrattenimento». Alfredo D’Attorre: «Serve un governo forte per arrivare al 2016». Gianni Cuperlo: «Reggiamo senza guardar negli occhi il Paese?». Loro non possono ancora sapere che Renzi, una volta preso il potere, li farà «neri», ma quella sera il segretario raccoglierà il decisivo assist. Passano quattro giorni, Renzi va a cena al Quirinale e può tranquillamente dire a Giorgio Napolitano: «Tutto il Pd è con me»: gli ex democristiani ma anche gli ex comunisti.

Ps commento: La sinistra PD ha dimostrato che i principi sono solidi e la pagnotta è sacra.

ONORE A LETTA
Andreatta Jr: NEL PD ISTINTI DI CANNIBALISMO
Il docente universitario e consigliere di Letta dice la sua sul momento della sinistra: negli ultimi anni hanno sacrificato nove leader, tutti per fuoco amico.

«Negli ultimi anni il Partito Democratico ha sacrificato nove leader, tutti caduti per colpa del fuoco amico. Sono sempre gli stessi istinti di cannibalismo di cui non riesce a liberarsi». A parlare è Filippo Andreatta, docente universitario e consigliere di Enrico Letta, che premette: «Io ed Enrico Letta siamo amici, quindi il mio discorso è di parte«. Alla domanda se si aspettasse un cambio della guardia così repentino, risponde: »No, sono sincero».

Riguardo all’ipotesi di tradimento nei confronti di Letta, spiega: «La politica serve a risolvere i problemi. Gli aspetti personali vengono dopo. Certo, la lealtà è importante e alcuni passaggi di questa vicenda mi hanno sorpreso dal punto di vista etico. Mi sarei aspettato una maggiore generosità». All’inizio Andreatta credeva, infatti, che Enrico Letta e Matteo Renzi potessero essere complementari: «Enrico alla guida di un governo istituzionale, con un’agenda chiara e un orizzonte temporale limitato e Renzi con l’obiettivo della vittoria elettorale e un percorso riformatore».

Poi Filippo Andreatta esprime una preoccupazione: «Ho il timore che si sia creato un corto circuito di aspettative». E sottolinea: «Il paradosso è che il dinamismo di Renzi si sposa con la tendenza delle due Camere a vivacchiare». Quanto a Letta, per Andreatta si è confermato «uomo delle istituzioni in un Paese dove ce ne sono pochi».

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IL RE E’ NUDO
Cuperlo ha scritto: “Alla direzione c’è chi ha detto: “solo un ingenuo poteva pensare che a dicembre noi eleggevamo il segretario del partito”. Ecco, ero tra gli ingenui. Ho passato mesi a spiegare che le primarie non servivano a scegliere l’inquilino di Palazzo Chigi. È finita come vediamo ma su quel punto avevamo ragione noi.” se sei coerente, la conseguenza del tuo pensiero è che non si tratta di un golpe, ma quasi.
ho chiesto a Gianni Cuperlo: se tornassi indietro, rifaresti quelle primarie? è giusto che Renzi vada al governo senza passare dalle elezioni che, peraltro, perderebbe, avendo oggi neanche 1/3 dei voti?
la sinistra PD che Cuperlo rappresenta HA IL DOVERE MORALE di opporsi a questa deriva pseudo plebiscitaria.
la frattura tra il PD e gli italiani è definitiva, non vi rendete conto che l’opinione pubblica oggi è contraria a questo colpo di mano, perchè percepisce la truffa e le menzogne di Renzi. il re è nudo, per evitare il baratro occorrono azioni concrete da parte della sinistra PD. Renzi ha bisogno dei voti dei parlamentari PD, quindi anche della sinistra PD, basterebbe distinguersi dicendo cose serie e il castello di Renzi crollerebbe, con beneficio per il PD e per l’italia.
al contrario, Renzi, eletto premier, riprenderà la sua folle corsa; possono capitare due cose: o il popolo si asservirà al nuovo padrone o abbandonerà definitivamente la sinistra, tertium non datur.
Cuperlo scrive che questo non è “il destino del più grande partito della sinistra italiana” non si tratta di destino ma degli errori madornali della sinistra, a partire dalle primarie, che mettono a rischio la democrazia in Italia.

IL PARADOSSO DELLE PRIMARIE
Renzi continua a dire che lui è legittimato dalle primarie e, al contempo, dice che Bersani ha perso le elezioni; però dimentica che lui ha perso le primarie per il candidato premier con Bersani e che adesso va al governo grazie al risultato elettorale di Bersani! Renzi ha vinto le primarie per fare il segretario e pretende di essere legittimato per fare il premier!

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di Paolo Marchesani – 13 febbraio 2020

Dunque, se qualcuno aveva dei dubbi, pian piano, vengono chiariti dai fatti. Personalmente sono dubbi che non ho mai avuto.
Ora che Renzi rende sempre più evidente i suoi giochi, chissà se, nel PD e nel centrosinistra italiano si avrà il coraggio di analizzare per capire come mai Renzi e il renzismo abbiano potuto esistere e, soprattutto, abbiano potuto crescere fino a prendere il vertice del PD per ben 2 volte, anche dopo il fallimentare esito del referendum del 2016.
È chiaro che le responsabilità sono molte e partono da lontano.
La fusione a freddo tra ciò che rimaneva della provenienza ex PCI DS e ex DC di sinistra, ha fatto una ipotesi politica ma, non ha costruito una vera nuova politica. Forse non ne sono stati all’altezza, forse avevano paura che farlo, avrebbe potuto rivelare che le condizioni di fusione, forse non esistevano o, almeno non su quelle basi.
Va anche capito come mai, la base elettorale specialmente ex DS possa in buona parte essersi convertita al renzismo.
Temo che la superficialità tipicamente italiana, abbia contagiato una parte rilevante di popolazione che, pure, sembrava non esserlo. Ora il disastro è compiuto e i dubbi non hanno più alibi.
O si ha il coraggio di fare ciò che non si fece allora, costruendo una nuova creatura con basi e capacità politiche diverse dal PD e dalla sua storia, oppure per la sinistra italiana, temo resti poca prospettiva.

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di gian franco ferraris – 29 dicembre 2015

Cari compagni

….Di Renzi non c’è da preoccuparsi troppo, le sue mosse sono scontate quanto rozze, gli possono consentire al massimo di vincere le elezioni una volta (se riesce di capitalizzare un bel pò di voti di destra e creare al secondo turno lo spauracchio di Grillo) e assicurare a sè e al ristretto giglio magico di inusuale avidità che ha intorno qualche anno di insolenza e tracotanza, ma presto verrà sostituito dai veri detentori del potere. Quello che è successo con il salvataggio delle banche è emblematico.

La crisi di identità italiana ha una particolare gravità, basta pensare al sempre più basso tasso di natalità e all’aumento del tasso di mortalità, ma in crisi è tutta l’Europa, i partiti tradizionali sommati sia in Francia che in Spagna raggiungono a malapena il 50 % dei consensi e con il progressivo impoverimento delle masse la frattura tra poteri e società sarà sempre più profonda.   E’ difficile immaginare che gli elettori restino favorevoli al  progetto europeo quando la disoccupazione strutturale è consolidata per un tempo molto lungo oltre il 10 per cento e non si vede all’orizzonte una riflessione  determinata a cambiare la situazione. Da decenni sono in crisi i valori di sinistra ma non solo, vengono messi in discussione i fondamenti stessi delle democrazie occidentali dai tempi di Montesquieu e viene negata la comune identità cristiana. I valori dell’Europa faticosamente costruiti dalla Rivoluzione francese alla fine del ‘900 non ci sono più, restano solo relitti, brandelli di muro.

Per trovare un nuovo equilibrio ci vorranno decenni se si inverte la rotta, ma di certo questo passaggio durerà molti anni. Ci resta solo la nostalgia per un mondo che è finito e che non tornerà. A ben pensare non c’è solo da dolersene se riflettiamo sull’impressionante declino della classe poli­tica comu­ni­sta post-berlingueriana, ai percorsi personali di Occhetto, Bertinotti, Veltroni, Fassino, Bassolino, Burlando, Bettini, Chiamparino (si distingue D’Alema perchè a se stesso è rimasto fedele). Dalla Bolognina di Occhetto attraverso il Pd di Veltroni e sino allo smisurato sostegno di Napolitano a Renzi e al suo governo sulle riforme anticostituzionali, passo dopo passo, si è andati verso il baratro. Per non parlare della sinistra ‘radicale’, dalla scelta di Bertinotti di fare il presidente della Camera al sostegno di parte di Sel acritico nelle amministrazioni locali di centro-sinistra (dalla privatizzazione della gestione rifiuti, acqua, gas, trasporti alla duplicazione delle tasse a carico dei cittadini, alla demolizione del welfare e sanità). Non è possibile tornare alla politica di un tempo. Il centrosinistra è morto e sepolto, l’ultimo tentativo civile quanto inutile è stato quello del governo di Enrico Letta, dopo le pugnalate alla schiena inferte a Bersani da più parti (il partito di La Repubblica, i renziani, Napolitano, i parlamentari che non hanno votato Marini e/o Prodi). Sperare nel Pd è privo di qualsiasi ragione e la sinistra PD è ridicola e penosa.

Cari Compagni, ogni speranza è perduta. Ma le persone di sinistra che non vogliono arrendersi ai tempi nuovi, alla sconfitta di classe, hanno ragione perchè non è accettabile il predominio del libero mercato sull’uomo. L’unica speranza è che l’uomo acquisisca la consapevolezza per ribellarsi allo status quo e per iniziare un’altra storia.

Le persone di buona volontà non devono illudersi, il cammino è lunghissimo. Penso che chi ha il coraggio di affrontare questo nuovo mondo deve partire dalla costituzione di liste civiche alle amministrative di primavera, sulla base di programmi che mettano al centro la qualità della vita e della democrazia dal basso, nella consapevolezza che il compito principale di una azione politica che voglia essere qualcosa di meglio che un impadronirsi del potere per soddisfare interessi personali o di gruppo, di lobby, più o meno lecite, è quello di interpretare i nuovi bisogni e i nuovi diritti che i Poteri tendono a mettere ai margini della società.

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