Politica

Pubblicato il 12 agosto 2018 | di Michele Prospero

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Galli della Loggia & Renzi uniti contro la sinistra

di Michele Prospero – 12 agosto 2018
Tra i commentatori c’è ancora chi non si rassegna ad archiviare la figura di Renzi per collocarla nella galleria dell’oblio politico. Sul “Corriere della Sera” Galli della Loggia lancia in un appello al rottamatore affinché resista nel suo posto di combattimento. Sarà pure un leader in disgrazia, ma certi servigi resi alla bella causa non si dimenticano.
Spiega della Loggia che Renzi, pur ferito e all’angolo con una testa piena di rancore, deve essere comunque venerato. Ha avuto “il merito di mandare in soffitta tutto il ciarpame del sinistrismo postcomunista che soffocava il suo partito”. Ecco il punto. Agli occhi di una influente destra (non politica ma culturale), il soldato di Rignano si è guadagnato un encomio solenne. Verso di lui occorre coltivare il senso di un debito inestinguibile per una proibitiva missione compiuta: aver rottamato gli ultimi residui della tradizione comunista.
L’incubo rosso, che assillava tanti opinionisti, è stato finalmente arginato. Certo, il personaggio è quello che è, “non si è mai curato di dare alle proprie ambizioni una base di conoscenza e di riflessioni”, lo sculaccia della Loggia. Ma cosa conta questa carenza di pensiero al cospetto di uno di “temperamento” che ha spazzato via quel brutto passato che non si rassegnava a passare? E’ vero, ha raccontato tante frottole, ha venduto solo fumo. E invece “di discorsi veri infila una sequela di battute”. Un distributore di chiacchiere, certo. Ma è pur sempre il vuoto chiacchiericcio di un tizio che ha sgominato gli ultimi ciarpami rossi.
Per il mondo cui fa riferimento della Loggia questo attestato conta più di ogni altra considerazione. E allora cosa suggerisce lo storico al rancoroso sconfitto? Di parlare, di occupare la scena con il discorso ritrovato. Il suo partito è tramortito, coltiva seri dubbi di sopravvivenza. Cosa prescrive la ricetta per riprendere smalto? Una porzione proprio magica: ricominciare con il culto del leader. Un medico che dice al malato di continuare a fare la stessa vita che ha sempre condotto è davvero un sogno proibito di ogni corpo malconcio. Non si diventa opinionisti per caso.
Scrive l’editorialista consultando la pietra filosofale: “diciamo le cose come stanno. Esiste una sola persona che per temperamento, per grinta, per audacia e capacità di iniziativa abbia la stoffa di un capo”. Ha trascinato il suo partito vicino al baratro, ha incamerato una sconfitta dopo l’altra ma per della Loggia è solo da questi particolari, in apparenza così negativi, che si giudica la qualità di un capo. Lo storico del “temperamento” che vanta “una base di conoscenza e di riflessioni” scava assai più in profondità del senso comune, che valuta solo quelle cose alquanto volgari che emergono dalle urne e vengono persino conteggiate, con un rito insopportabile.
La politica è altro, è il leader mica il consenso che riceve. E una “sola persona” ha la “grinta” del capo. Renzi deve perciò solo recuperare la parola e portare con “carattere” il suo partito verso altre sconfitte che tanto sono irrilevanti al cospetto della “audacia” che per lo storico va assunta come supremo valore politico. Non contano gli insuccessi e non valgono i voti raccolti. Tutte queste bazzecole quantitative non sono la misura dell’efficacia della leadership. Solo la grinta denota il vero capo. E quindi tanto peggio per i voti. Dinanzi alla “stoffa di un capo”, se il voto non premia il condottiero energico, che sia pure sciolto il corpo elettorale, per decreto storiografico. Cosa ci sta a fare un popolo sovrano se neppure capisce dove sta la “grinta”?
Michele Prospero (articolo già apparso su “la Parola” di Cesena)

Autore Originale del Testo: Michele Prospero

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