La verità nella politica: non tutti dicono menzogne

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di Giulia Piccioni – 12 agosto 2018

Quindi oggi scopriamo che:
1) anni di smantellamento del sistema scolastico

2) insegnanti e professori che molto spesso ripiegano all’insegnamento per mancanza di altre alternative lavorative (questo non vuol dire che non ce ne siano di bravissimi ed appassionati)

3) decenni in cui la nostra memoria antifascista non è mai stata veramente valorizzata

4) decenni spesi ignorando il conto salato che pure la storia ci presentava riguardo il nostro passato fascista

5) 30 anni di politica abdicata all’economia, di politici impegnati a pensare alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni (e qui la colpa è tutta delle classi dirigenti che vivono di complessi d’inferiorità e subalternità culturale)

6) decenni ad inculcarci l’idea che lasciando il mercato in mano al capitalismo questo per “generosità naturale” (dote di cui già pochi esseri umani sono dotati, figuriamoci la classe sociale dominante) avrebbe fatto ricadere qualche goccia di ricchezza al popolo

7) decenni ad inculcare nelle menti l’idea che il mercato (del lavoro, dei capitali, della cultura) è quel luogo in cui non ci sono regole se non quella della giungla dove il più forte, che guarda caso non è mai il più povero,vince senza possibilità di modelli alternativi

8) anni in cui si è persa la memoria delle lotte, del ruolo dello Stato come garante. Quell’idea per cui il margine di profitto ed i salari non sono dati dalla forza di contrattazione dei lavoratori nei confronti dei padroni, ma vicecersa da quanto i lavoratori sono disposi a perdere i propri diritti. Anni in cui abbiamo scordato la forza degli ideali… come se per poter arrivare ad ottenere 8 si dovesse partire da un umile 5 invece che un ambizioso 10

9) decenni in cui l’Europa e la sua classe politica e culturale dopo la crisi del sistema keynesiano degli anni 70 ha ben pensato che l’interesse della Stato corrispondeva all’interesse del Capitalismo

10) decenni durante i quali abbiamo smantellato la socialdemocrazia, venduto sanità e previdenza sociale a quello stesso capitalismo che faceva ricadere sui lavoratori tutti i costi della crisi economica e culturale della proria classe di appartenza (i ricchi). Impoverendoci e togliendoci il supporto dello Stato ci siamo rivolti ai fondi pensione privati, alle assicurazioni sanitarie private che altro non sono che i portafogli finanziari con cui gli stessi capitalisti distruggono l’economia reale, stringendo la povera gente in un vortice vizioso in cui abbiamo sempre meno quello che ci serve e paghiamo sempre di più quello che ci è indispensabile

11) decenni in cui la progressiva perdita di credibilità dei partiti e dei politici non è corrisposta ad loro sforzo di autorigenerazione ed autodifesa. Più i partiti erano insultati più la loro capacità di reagire veniva meno. Tangentopoli così come Rizzo-Stella con La Casta hanno aperto una crisi d’identità ancora in atto. A quella crisi hanno risposto Berlusconu prima ed i 5 stelle poi, mascherando come civile e post-ideologico qualcosa che invece di chiama per sintetizzare neoliberismo. (p.s. definirsi non politici, nel 92′ come nel 2018 è un modo scaltro, populista?, per tutelare interessi ben definiti, con ricette alcune volte note altre meno ma che nasconde comunque sempre una lettura della società che è di per sé un atto politico. A questo non si è sottratta la sinistra, in modo più vistoso quella renziana, che in questo punto non cito solo perché si autoinserisce orgogliosamente all’interno di una storia partitica e politica a differenza degli altri due)

12) anni di delega finta o reale da parte dello Stato di materie fondamentali come la sicurezza e la politica economica a enti, fondazioni, istituti che hanno conservato nomi originali come Banca d’Italia ma sono di fatto sciolti dal controllo dello Stato e suscettibili invece agli interessi dei suoi cattivi amministratori

13) decenni a pensare che il problema era troppo Stato e troppa politica, mentre il nodo centrale era una cattiva gestione del primo ed un basso livello della seconda

14) decenni di scientifico e premeditato impoverimento delle persone, di retorica catastrofica, di politica pavida, di smemoria

15) anni di Riforme… costituzionali, bancarie, chi più ne ha più ne metta solo o quasi peggiorative. Riforme che non intaccano nessun potere, che non smuovono nessun interesse se non quello contrario alle classi medie ma soprattutto quelle operaie (ovvero quelli che non hanno altro che la propria forza lavoro).

Ricapitolando, oggi scopriamo che tutto questo ha fatto di noi un paese in cui lo Stato ed il suo Ministro dell’interno delegano il potere più forte di uno Stato: il controllo della violenza (o della sicurezza). Uno Stato è tale perché detiene “una pretesa di monopolio della coercizione fisica legittima, in vista dell’attualizzazione degli ordinamenti.” Oggi, ma anche ieri e addirittura qualche decennio fa, leggo che gruppi di cittadini girano per spiagge e strade per ristabilire la sicurezza e la legalità. Uno Stato che permette una cosa del genere è uno Stato che ha perso la capacità di controllare i processi invece di subirli (come quello delle migrazioni italiane e straniere), l’immagine di una classe politica che paurosamente crea i presupposti per un popolo di cittadini poveri e spaventati, razzisti perché fondamentalmente ingnoranti ed ignavi. Un Popolo molto più vicino alle dittature che non alle democrazie.

Cari italiani, vi prego sforzatevi di amare ancora un po’ questo paese e questo Stato Italiano. So che abbiamo perso la memoria di quei tempi in cui fu lui e tutti noi a far progredire il paese verso grandi conquiste sociali (la sanità pubblica, la previdenza sociale, i diritti sindacali, la possibilità di vivere e non solo sopravvivere) e poi civili (i diritti di cittadinanza, l’aborto, il divorzio, il suffragio, i diritti delle minoranze religiose). Ma per quanto voi vogliate liquidare la politica, per quanto vi sforziate di dimenticarla…la mala politica si ricorda molto bene di voi e della vostra inerzia. Le tangenti, la corruzione, sono grandi mali frutto dell’avarizia umana ma soprattutto dell’ignoranza politica che ci fa credere acriticamente a qualsiasi cosa, convinti che il bene di tutti corrisponda al profitto di qualcun’altro.

La vita è fatta di scelte, anche la verità è una scelta. La verità non si definisce onesta, non si definisce italiana, la verità non si definisce ma si cerca. E allora io dico non crediamo a chi si professa detentore di verità e soluzioni semplici. La verità è una ricerca lunga, complessa, con alti e bassi… ma dovrebbe renderci liberi non schiavi, poveri, ubbidienti, incoscienti, uomini e donne così piccoli da non permetterci di vedere l’orizzonte del futuro.