Elezioni Bologna: ragione e buona volontà

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di Fausto Anderlini – 29 febbraio 2016

Diario del Koala n. 53. Cinicness. Tre uomini, una donna, e una coalizione

Prima di tutto contiamo.

1. I partecipoanti al voto.
Quasi 1600 votanti in una giornata da lupi non sono da disprezzare. Soprattutto in tempi come questi. Però….. Se ci basiamo su stime tratte dalle precedenti primarie si può ipotizzare che ogni primarista valga almeno tre voti nell’urna delle secondarie. Si possono dunque mettere in preventivo a partire da adesso circa 5.000 voti, che a seconda della partecipazione al voto possono valere dal 2 al 4 % (la Quintavalla a Bologna fece il 7 % con poco più di 8000 voti, ma i votanti in complesso furono solo il 39 %). Tuttavia non è detto. La predizione contiene una buona dose di assurdo, infatti se l’algoritmo fosse preso alla lettera vorrebbe dire che chi non fa primarie non prende alcun voto. Potrebbe andare anche diversamente…. Ma per capirci di più giuardiamo altri numeri.

2. I candidati.
Il 60 % scarso totalizzato da Martelloni non è granchè. Stando al responso al di là di ogni trionfalismo il giuslavorista salentino ne esce piuttosto come un trigrotto di carta. Fra i due candidati era quello in campo da più tempo, con alle spalle organizzazioni determinate, lige agli ordini di scuderia e ben coordinate. Mentre la Ziccone è emersa come una candidatura ‘di risulta’, in mancanza d’altri, e con un apparato di sostegno frammentato, con un ‘nocciolo duro’ rappresentato da gruppi di donne invitate a ‘colazione’. Inoltre è arrivata all’appuntamento con la parte ‘civica’ della coalizione, quella guidata da Zani, molto demotivata (tanto più in seguito al malessere che ha costretto Zani al riposo coatto) ed anche infiltrata (nelle riunioni abbondavano spie e doppiogiochisti di estrazione Sel….). Se in queste circostanze la Ziccone ha guadagnato il 40 %, cifra di tutto rispetto, vuol dire che la candidatura di Martelloni era assai più debole di quanto temuto. Immediato pensare che le cose sarebbero andate diversamente con una gestione un minimo più accorta del progetto e con una più ampia partecipazione spontanea. Una volta scalata l’associazione da parte dei martellonici era vantaggioso (oltre che giusto) adire a una consultazione aperta (linea per la quale lo scrivente si è speso)….

3. I seggi.
La più gran parte dei voti si è concentrata nei due seggi centrali, ma quelli periferici hanno mostrato buone potenzialità. Al di là delle retoriche sulle periferie sbandierate dai candidati, si sarebbe dovuto credere assai di più nella vocazione ‘periferica’ della coalizione. Mia, e duramente contrastata, è stata l’idea dei seggi sul territorio e mia l’idea di primarie in progress, veramente all’americana, quartiere per quartiere – bocciata sin da subito dai martellonici e scarsamente sostenuta dagli stessi civici. L’attacco delle periferie avrebbe sin da subito messo alla prova il progetto civico su un tema cruciale dell’agenda politica e verificato i mimiti delle basi sociali della coalizione. La verità che la costituente sociale della sinistra ‘radicale’ è ubicata in centro e nei quartieri alti….una piccola pletora ideologica enfaticamente post-moderna composta di una piccola borghesia ‘istruita’, benestante e/o bhoemien che è la zavorra di ogni progetto a larga base popolare. Ed entrambi i candidati appartengono a questo mondo….Se è vero che Martelloni è stato plebiscitato in Santo Stefano, la stessa Ziccone è andata solo un poco meglio nelle periferie….Non per caso, chiusi nella possibilità di mobilitare studenti fuorisede e truppe padovane, sin da subito i martellonici hanno optato per processi brevi e concentrati, in linea con la loro ascendenza pseudo-giacobina e per massimizzare i vantaggi della concentrazione socio-grafica dei ‘radical’.
Ciò misurato, passo ad alcune riflessioni più letterarie.

a. Civicità e politicità. Il civismo ‘neo-radical’.
Zani ha stigmatizzato Martelloni e soci come della famiglia dei cuculi, cioè come parassiti politici. Dicendo la verità ma esagerando, perchè se è vero che essi hanno scalato la Coalizione, dabbenaggine a parte dei coalizzati, ciò è accaduto perchè sin da subito il progetto civico ha deciso di avvalersi comunque dello zoccolo di una sinistra radical unità a sostegno. Ciò che poi alla fine è rimasto, spostando la prevalenza dal civismo al classico micro-ressemblement politico. Ciò significava inevitabilmente tarpare il progetto civico, o quantomeno esporlo a un condizionamento.
Ma esagerato anche perchè – a parte la strumentalità e l’incredibile mediocrità del personale di Sel (nano-bonzi burocratici da far rimpiangere i giganti d’un tempo) – va considerata la spinta sociale e psicologica che emana da gruppi come Labas e Tpo con i loro leader contumaci e plurinquisiti. Un desiderio autentico di sdoganamento, di uscita dai ghetti, di ingaggio democratico, di istituzionalizzazione. Sviluppando la componente negoziale delle loro pratiche di appropriazione. Anche questa è una spinta ‘civica’ per quanto afferente a un segmento sociale delimitato e con una intonazione marcatamente post-moderna e iper-urbana.
Questo in effetti è, in sintesi, il significato della ‘vittoria’ di Martelloni: un’alleanza di sinistra radicale gestita dalla burocrazia di Sel con aggiunta una vocazione civica caratterizzata alla ‘podemos’. Roba che a Bologna, in questa fase non può andare oltre il 5 %, anche perchè quelle istanze ‘civiche’ di cui è portatrice sono assai più liberamente (e grevemente) interpretate dal grillismo. Per la riuscita del progetto questa componente avrebbe dovuto essere accolta e inglobata, mai e poi mai avrebbe dovuto prendere la leadership.

b. Civicità e politica. Il civismo ‘Old-traditional’.
Altro doveva essere il cuore del progetto, dopo aver compreso la natura della grande ondata astensionistica delle regionali. Un progetto d’ordine, di rassicurazione sociale, di ‘restaurazione’, capace di interpretare, certo da posizioni ‘di sinistra’, ma di sinistra sociale innanzitutto, la transizione psicologica in atto. Le trsformazioni socio-politiche e la crisi hanno residuato nelle città masse enormi di frammenti e detriti (sociali e ideologico-culturali). Le città post-industriali sono oggi come le campagne in trasformazione dopo la fine del bracciantato e della mezzadria (ci ho scritto un libro, il meglio in ambito geo-sociologico, dopo Stein Rokkan: “Il voto, la terra, i detriti”, Socialmente, Bologna, 2013….chi vuole saperne di più se lo legga….). Ora, la chiave di successo è aggregare questi inerti in una massa critica di tipo civico-politico. E senza una narrazione che impugni il tema dell’ordine, dei valori traditi o trasfigurati, della sicurezza, sociale e legale, del destino della città a partire dalle sue radici….questa aggregazione non è possibile e quindi non c’è progetto civico degno del nome.

c. Conclusione. Martelloni e me, con Zani.
Questo Martelloni non è che mi piaccia subito. Ho, come si capirà, certi pregiudizi. Ad esempio non ho mai capito come mai i migliori e più istruiti rampolli della sinistra che vengono a Bologna dalle Puglie o altro luogo del sud per formarsi non cerchino poi di trasferire le conoscenze in una nuova classe politica nei luoghi di provenienza…..Comunque è certo che ha doti….e ampi margini di miglioramento. Vuole andare al ballottaggio ? Ebbene dovrà provare a colmare quanto ho scritto sub b. Ne sarà capace ? Ne dubito, ma mai dire mai….come si usa dire….
Quanto a me sono un detrito e un rottame, dunque seguirò la corrente, cioè la diaspora cui appartengo….A un certo punto e a una certa età non è che i luoghi d’azione uno se li può scegliere a piacimento. Deve giocoforza stare dove è capitato. Se Marteòlloni ha preso il timone della barchetta la corrente obbliga a galleggiarci attorno. Con tutte le conseguenze che ne deriveranno…..Spero solo che Zani non mi venga a dire, stavolta, che l’ho tradito….Ci siamo sempre voluti bene come due detenuti costretti a vivere nella stessa cella….Intanto vediamo, brighiamo, facciamo…inutile indulgere al pessimismo….il cosmo è questo. Caotico e polveroso, come la mia malinconia.
A dopo.