Elly Schlein: «Va riformato il regolamento di Dublino. La Lega partecipi»

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intervista a Elly Schlein di Adriana Pollice – 11 gennaio 2019

«Lasciare 49 naufraghi, tra i quali bambini piccoli, prigionieri su due navi a soffrire il mal di mare è stata una vergogna, una condotta inaccettabile da parte dei governi europei»: Elly Schlein, eurodeputata di Possibile e parte del gruppo Socialisti e Democratici, commenta così l’odissea di Natale dei migranti salvati al largo della Libia dalle Ong Sea Watch e Sea Eye, sbarcati mercoledì a Malta dopo una lunga trattativa tra i governi.

Schlein, è un copione che tristemente si ripete da mesi.
Stiamo registrando un terribile arretramento all’interno dell’Unione europea. Nel 2015 l’Ue aveva stabilito il ricollocamento di 160mila migranti tra gli Stati membri, in due anni ci si è fermati ad appena 30mila. Dopo tre anni ci sono voluti 19 giorni per 49 persone, ignobilmente lasciate in balia delle onde. Così l’Ue non può andare avanti, si rimetta al centro il principio di solidarietà e il rispetto dei diritti umani, su cui è fondata.

Quale dovrebbe essere la strada in questi casi?
Sono gli egoismi degli Stati che bloccano la soluzione, l’unica via possibile è la solidarietà interna e la via da percorrere l’abbiamo già trovata: è la riforma del Regolamento di Dublino. Il Parlamento europeo l’ha approvata con la maggioranza dei due terzi a novembre 2017 ma l’adozione viene bloccata dal Consiglio, dove agiscono appunto gli Stati. Sono i governi amici di Matteo Salvini che lasciano ancora in piedi la versione di Dublino con il criterio del «primo Paese d’ingresso», che vincola la richiesta di asilo allo Stato in cui il migrante sbarca ed è per questo che, ad esempio, Malta ha fatto tanta resistenza con i 49. Con la nostra riforma ogni Paese sarebbe obbligato a fare la propria parte sull’accoglienza, valorizzando i legami dei richiedenti coi vari Stati europei.

Il governo italiano che ruolo ha avuto a Bruxelles sul tema migranti?
Il nostro Paese ha un comportamento ipocrita. Il precedente esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, in linea con l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, ha assecondato la politica di Bruxelles: la soluzione alle migrazioni è stata trovata nell’esternalizzazione delle frontiere. Gli accordi con la Libia hanno permesso di respingere le persone sull’altra sponda del Mediterraneo, nei centri di detenzione dove vengono violati i diritti umani. Ma anche l’accordo con la Turchia viene presentato come un successo nei corridoi di Bruxelles dimenticando che nelle isole greche sono bloccate 14mila persone in condizioni terribili, come nel campo di Moria a Lesbo. Ugualmente drammatiche le storie dei migranti che arrivano al confine con la Bosnia-Erzegovina: il commissario alle Migrazioni ha risposto dopo quattro mesi a un’interrogazione presentata da me e altri 21 colleghi sui maltrattamenti della polizia croata su chi tenta di attraversare la frontiera balcanica.

E il nuovo governo giallo verde?
Gli eurodeputati leghisti hanno disertato le 22 riunioni in cui è stata negoziata la riforma del Regolamento di Dublino. Adesso, in vista delle prossime elezioni europee, stringono accordi politici proprio con quegli Stati che bloccano le ricollocazioni dei migranti, sacrificando in modo cinico l’interesse nazionale al loro vantaggio elettorale, la propaganda antimigranti utilizzata per alimentare l’ossessione securitaria. L’asse di Salvini con Orbàn è tutto a spese dell’Italia.

I partiti di destra cavalcheranno il tema migrazioni alle europee.
È un terribile paradosso che formazioni sovraniste, strutturate per difendere solo l’interesse nazionale, si alleino su scala europea. Eppure la loro propaganda fa da cassa di risonanza, amplificando l’eco delle singole formazioni: Marie Le Pen, Victor Orbàn, Donald Trump e Matteo Salvini si rafforzano a vicenda. Per fermare quest’Internazionale dei nazionalisti è necessaria una sinistra ecologista e progressista che si opponga sia all’establishment europeo, che coi suoi errori ha aperto le porte al rigurgito nazionalista, che ai sovranisti stessi. La destra punta il dito contro il basso, indicando i migranti come il pericolo per l’Europa. La sinistra deve puntare il dito contro l’alto, svelando i veri responsabili della crisi, delle disuguaglianze economiche e fiscali cresciute sotto l’ombrello dell’Ue durante gli anni di crisi.