La stabilità dell’ecomostro

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di Luigi Altea – 12 gennaio 2019

Ci si innamora quasi sempre dei particolari.

Spesso sono i dettagli che ci fanno innamorare.

Uno sguardo, un sorriso, il modo di parlare, di camminare, di muovere le mani…

Mi chiedo quale sia, di Matteo Salvini, il dettaglio che tuttora fa innamorare milioni d’italiane e d’italiani.

Non lo chiedo, però, al Ministro dell’Interno che, a mio parere, non ha altre colpe, oltre a quella di essere nato Matteo Salvini.

No, a lui non è possibile chiedere niente.

 Chi è nato come “Matteo Salvini” ha mille attenuanti, anzi ha un’esimente assoluta che lo scagiona dal non riuscire ad assomigliare, neppure un po’, a Gino Strada o a Don Milani.

Non è pensabile aspettarsi che faccia un sorriso mentre accoglie un profugo…

Sarebbe “inumano” pretendere da lui la raccolta di viveri, di medicinali, d’indumenti da distribuire agli immigrati…

Ed infatti è più facile vederlo in giro per l’Europa, rovistare nelle pattumiere della destra, intento a recuperare i più sinistri ghigni, e i più brutti ceffi dell’estremismo xenofobo e violento.

Mi piacerebbe, invece, chiederlo a quelli che lo acclamano e lo osannano, e che magari sono ancora iscritti ad un sindacato democratico.

O che in passato hanno militato in un partito della Sinistra, ne hanno frequentato le Sezioni e condiviso le battaglie.

Vorrei chiederlo anche a chi è cresciuto negli oratori parrocchiali, ed ha ascoltato i discorsi dei preti operai, o i racconti dei missionari di ritorno da terre lontane, dolenti e misteriose…

Vorrei capire come sia stato possibile accettare l’omologazione di massa, come sia possibile non vedere le rovine di civiltà che ingombrano le nostre strade, e intossicano le nostre vite.

Ma intanto…cosa possiamo fare per trovare una scorciatoia, un sentiero breve, che ci permetta di aggirare le macerie di umanità che ci ostacolano il cammino?

Come possiamo riuscire a far capire che le persone non sono un peso da ridistribuire, ma una storia sempre aperta da vivere assieme?

Come convincere che un altro umanesimo, che un altro futuro di nuove solidarietà sarà possibile?

Possiamo fare pochissimo, ma molto più di niente.

Possiamo manifestarci, uscire allo scoperto, farci vedere e farci sentire, per esprimere la nostra indignazione, e la nostra volontà di resistere.

Un post, un messaggio, un SMS, una telefonata, una riflessione ad alta voce…

Piccole cose, piccoli spazi liberi, frammenti bianchi gettati sulla trama nera…

Minuscole fionde puntate contro il gigante Golia.

Brecce quasi invisibili, piccolissime crepe capaci di scavare e minare la stabilità dell’ecomostro…

Per liberarci di Salvini, ed evitare allo stesso tempo il ritorno di Minniti, servirà il miracolo della pazienza…

E’ quasi impossibile crederci.

E tuttavia, quando il buio ci avvolge da tutte le parti, in cos’altro credere se non nell’incredibile?