Europee: un voto disgustato, macchinoso

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di Fausto Anderlini – 19 maggio 2019

Ex voto

Sin dal lontano 1972 (anno del mio battesimo elettorale) ho sempre votato per ‘appartenenza’. Una croce sulla lista, e, almeno sino ai ’90 inoltrati, nessuna preferenza. Il voto come rito identitario. Puro e indiscutibile. Un atto di fede per il partito, a prescindere dalle inflessioni della linea politica e dal personale candidato. Aspetti sui quali potevano darsi i giudizi più vari e irriverenti. Mai tali comunque da inficiare la sacralità del voto. Le campagne elettorali erano momenti memorabili di mobilitazione. Nei giorni delle elezioni le sezioni diventavano avamposti di una trincea dove non un voto doveva andare perduto. Una collaudata organizzazione militare attendeva a ogni atto: chi faceva lo scrutatore al seggio e ingaggiava battaglie regolamentari con gli avversari, chi il rappresentante di lista provvedendo a spulciare gli elenchi, chi andava a prendere la gente a casa, vecchi e malati, chi faceva da mangiare e chi distribuiva le vivande, chi faceva i conti all’istante, chi vigilava le sedi e chi faceva la spola con la federazione. C’era gente che non la si vedeva per anni e che il giorno delle elezioni rientrava nei ranghi addestrata come sempre. Erano le ‘forze speciali’.

Questa rimembranza per dire come sono (siamo) messo male. Anche se la ruminazione è in corso è probabile che il mio voto a queste europee avrà tre caratteri; disgusto, personalizzazione, macchinazione.

Il Pd zingarettiano si presenta al voto tal quale è: una formazione politicamente indeterminata insufflata di retorica europeista e liberal-democratica. Le sue liste sono raccapriccianti, un ceto politico scadente quanto supponente. Senza radici, e quindi affidabilità. Neanche professionale. Rampolli di una borghesia senz’arte né parte, dediti alla politica essendo privi di ogni altro talento. Faceva impressione, a tratti anche comica, vedere i capilista assiepati attorno al mite trainer (Zingaretti) in un programma televisivo. Se penso che nella mia circoscrizione il mio voto porterà comunque qualche vantaggio a un personaggio come Calenda (un vero e proprio tacchino) per non dire di Gualmini, Puglisi e altri, mi prende lo sgomento. Altro che turarsi il naso. Vero disgusto.

Non farò croci salvo segnalare la Cecilia Guerra, seguendo le indicazioni di Articolo Uno e testimoniando una stima personale. Anche se non sarà eletta è comunque importante che abbia un risultato non disonorevole. Sarà quindi in mancanza d’altro un voto al candidato, esattamente per ciò che di dissimile lo caratterizza rispetto al resto della compagnia.

Il voto per macchinazione sistemica, specie di distillato di sapienza opinionistica è assolutamente irrilevante nel risultato d’insieme, ma vale comunque per consolarsi con una qualche ratio politica. Il M5S sta recitando al meglio la parte in commedia. Di sinistra e di centro laddove si professava né di destra né di sinistra. Con qualche risultato. Se il suo decalage sarà contenuto e se la Lega starà al di sotto delle attese, l’obbrobrio di governo giallo-verde troverà nuova forza. Il M5S persisterà nella sua vantaggiosa ubiquità e il Pd, come conseguenza, resterà a guardare, ben al riparo delle sue ambiguità. Una eventuale crescita del Pd, a danno delle forze di governo, produrrebbe invece una dinamica nella quale la sinistra potrebbe provare a farsi valere. Perchè il Pd sarà chiamato di necessità a scelte politiche.

E questa è la macchinazione. Non è entusiasmante, ma è quel che passa il convento. Un voto disgustato, personale, macchinoso. Triste, solitario y final. Avessi avuto a disposizione un voto identitario, anche sotto la soglia, un voto testimoniale. allora sì l’avrei dato volentieri. Perché se le circostanze non permettono di fare altro questo si sarebbe dovuto fare, che cazzo ! Senza identità del resto non c’è voto utile. Solo un cabotaggio grottesco e irrilevante. Una via crucis. Se sopravviverò appenderò un arto di legno, magari un linga tibetano, un fallo di plastica, un vibratore made in China, al soffitto della cucina.