Fabio Martini: “Zingaretti e Cuperlo usano espressioni hard su Renzi: non ne possono più?”

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di Fabio Martini

PER ZINGARETTI GLI ELETTORI “NON SONO DEI COGLIONI”.
PER CUPERLO “RENZI VUOLE AMMAZZARE IL PD”.
DOMANDA: LO SI FERMA SUPERANDOLO IN DEMAGOGIA
O FACENDO UNA POLITICA TOSTA E PERSUASIVA?

Stanno suscitando un certo compiacimento – in elettori del Pd preoccupati da una certa subalternità ai Cinque stelle – le esternazioni anti-Renzi di Nicola Zingaretti e di Gianni Cuperlo. Si ragiona così: se due personaggi così misurati, usano espressioni così hard, evidentemente non ne possono più. Renzi, in effetti, può esasperare: è il più veloce di tutti, ha una dialettica serrata, una inaffidabilità già sperimentata. Ma le esternazioni di Zingaretti e di Cuperlo segnalano un mutamento nello spirito del tempo (l’unico campo che un raccontatore della politica come il sottoscritto si concede, tralasciando il merito): personaggi così garbati si sono decisi ad utilizzare una terminologia demagogica. Proprio loro che l’hanno sempre rigettata. Qualcuno potrebbe aggiungere: per fortuna che sinora non hanno avuto cedimenti! Ma se ci cascano pure loro, se Zingaretti usa un’espressione a suo tempo di Berlusconi, questo è un segnale: sul terreno della politica faticano a reggere la sfida. Pure quella di un “partitino” come quello di Renzi. Il Pd è tornato al governo dopo una batosta storica e ci è tornato con nonchalance, come se nulla fosse. Ma ogni giorno è più chiaro: o quel partito sarà in grado su ogni dossier di opporre una cultura di governo, tosta, riformista, giusta. Oppure le prossime elezioni Regionali segneranno la fine di questo partito. La politica è fatta di avversari e Renzi lo è diventato. Ma se il Pd va verso l’irrilevanza politica, questa sarebbe una auto-dissoluzione per inettitudine. Propria.