Fassino è vulnerabile, la verità che nessuno dice

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Autore originale del testo: Gian Franco Ferraris

di Gian Franco Ferraris – 8 giugno 2016

Piero Fassino viene dato dalla stampa favorito al ballottaggio, forte del vantaggio 11 punti sulla rivale Chiara Appendino.  La stampa amica cerca di far dimenticare i dati che attestano la sonora batosta che ha preso il Pd nelle elezioni di domenica. Non solo e non tanto i 90 mila (una enormità) voti in meno rispetto alle precedenti elezioni comunali. Non solo il fatto che Torino è da sempre una roccaforte del centrosinistra, tant’è vero che da 25 anni è governata dal Pd e negli ultimi 15 anni ha vinto al primo turno senza bisogno di ballottaggio.

Il dato più grave  è che Fassino, consapevole della propria debolezza, ha giocato tutte le carte possibili e oltre per vincere al primo turno. La lunga esperienza unita alla lunghissima gestione del potere gli hanno consentito sia di spianare la sinistra di Airaudo sia la desta divisa tra ben tre candidati.

Contro Airaudo, Fassino ha contrapposto la lista Progetto Torino – Sinistra per la città, che ha ottenuto un modesto 2,02 %. Della lista facevano parte due assessori della Giunta comunale uscente in quota Sel ed erano presenti sindacalisti conosciuti (di origine simile a Airaudo). La lista ha fatto un pessimo risultato ma è stato uno dei motivi della sonora sconfitta della sinistra (3,74 per cento) che ha avuto l’ambizione/velleità di contrapporsi al Pd.

La destra, già divisa fra tre 3 candidati, ha evitato di correre in modo competitivo ed è stato un caso esemplare di quello che è di fatto risulta essere il  miglior alleato del partito della nazione, cioè  il partito della inazione, il servo utile del Pd. D’altra parte non è facile rinunciare per molti politici locali a qualche posticino di sottogoverno – occorre ben sopravvivere.

La scelta della destra/partito della inazione ha consentito a Fassino di prendere voti anche in quel campo e qui è stata di grande utilità (per Fassino) l’azione di Giacomo Portas dei “Moderati” che hanno ottenuto il bel risultato del 5,94 per cento, inferiore al grande successo dello stesso gruppo alle elezione nel 2011, ma che comunque ha consentito a Fassino di restare a galla.

Orbene, come hanno fatto i “Moderati” a ottenere questo risultato? Basta scorrere la lista e si vede che è stata ingrassata da esponenti provenienti dal centro destra, a partire da Silvio Magliano (2.139 preferenze) che sino a febbraio 2016 faceva parte del NCD – Nuovo centro destra http://www.torinotoday.it/politica/silvio-magliano-dimissioni-vice-presidente-consiglio-comunale.html, a Barbara Ingrid Cervetti  (490 preferenze) già consigliere comunale della Lega Nord http://247.libero.it/lfocus/18396274/1/barbara-ingrid-cervetti-passa-al-gruppo-dei-moderati/, e altri ancora per finire con  Rosario Simonetta (347 preferenze) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/06/25/torino-persone-in-carcere-per-le-tangenti.html.

Ancora un dato è significativo: Damiano Carretto è stato il candidato più votato del M5s con 810 preferenze e il totale delle preferenze della lista Appendino non raggiunge il numero di 10.000 mentre i candidati di Fassino hanno raccolto quasi 100.000 preferenze. Il voto di opinione premia nettamente la candidata del M5s e questo fatto può influenzare in modo determinante il risultato finale.

Che cosa succederà al ballottaggio? Fassino ha fatto il pieno dei voti al primo turno tant’è che nel cerchio magico del sindaco contavano di stappare la bottiglia di champagne alla chiusura dei seggi. Ora la bottiglia è rimasta in frigo e s’avanza il dubbio che possano stapparla dopo il secondo turno.

Una seconda domanda viene spontanea: che cosa voterei domenica 19 se avessi la residenza a Torino? che cosa è giusto votare?

Diego Novelli, serio e intelligente sindaco del PCI negli anni ’70-’80 abbandonato dall’apparato dopo lo scoppio della questione morale da lui sollevata in quei lontani anni, ha già dichiarato per il primo turno il suo voto a favore di Fassino http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/11/12/news/diego_novelli_voto_fassino_e_di_sinistra_da_airaudo_un_dispetto_-127213486/, per evitare lo spauracchio a 5 stelle.

Novelli è un idealista, di certo per Fassino si sono già schierati la stragrande maggioranza di quelli che in qualche modo per vivere dipendono dal Comune di Torino. Una scala che parte dagli ex deputati che temono di perdere il vitalizio, ai membri delle numerose società che gestiscono il settore industriale del comune (acqua, gas, trasporti, rifiuti), e comprende i dirigenti regionali e comunali del settore pubblico, i padroncini di ditte e gli stessi lavoratori che forniscono beni, lavori e servizi al comune sino ad arrivare ai lavoratori precari di ditte e cooperative del sociale che temono di perdere il loro lavoro mal pagato e che vivono in condizioni neppur lontanamente paragonabili a quelli delle èlites del Pd rappresentato da notabili locali e da dirigenti del settore pubblico e privato.

Questo mondo classista ricorda il regime feudale, un regime che è durato centinaia di anni perchè tutti temevano di perdere qualcosa, i nobili, i signori, i rentiers che prosperavano in quel sistema ma anche “gli altri”, i contadini piccoli proprietari, i tessitori dipendenti, i braccianti, i servi  che subivano la tutela invadente del potere per paura di scendere ancora più in basso nella scala sociale (di classe).

Qual’è il voto giusto? Quante volte nella vita mi sono chiesto dove si nascondono il giusto, il vero, il buono?  E che cosa li distingue dall’ingiusto, dal falso e dal cattivo?