Fatta la legge trovato l’inganno. L’imponderabile fungibilità del Rosatellum

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Ripensandoci è abbastanza inutile menare scandalo. E’ ,ovvio che le leggi elettorali siano influenzate dalle convenienze del momento. La scelta del proporzionalismo puro risultò naturale all’atto della fondazione della Repubblica. Nella prima libera elezione del resto si elesse una assemblea costituente la quale non poteva che trovare espressione in una esatta fotografia degli orientamenti politici. Se è vero che la pax elettorale entrò subito in fibrillazione (con la cd. ‘legge truffa’ sventata per un soffio dalle elezioni del ’53) è vero che la stabilità del sistema dei partiti e delle soluzioni di governo garantì al proporzionale una lunga vita. Nessuno, nelle condizioni date con tutti i vincoli del caso, aveva interesse a manometterlo.

Con lo sfaldamento di quei vincoli e il collasso del sistema dei partiti la legge elettorale è divenuta una variabile dipendente e rapsodica del gioco politico. Basti pensare alla durata dei sistemi elettorali: proporzionale 48 anni e 12 legislature, dal ’46 al ’94; Mattarellum 12 anni e tre legislature, dal ’94 al 2006; Porcellum 12 anni e tre legislature, dal 2006 al 2018; Rosatellum, con ogni probabilità, al netto di una qualche modifica e salvo una non improbabile riconferma, con una sola legislatura all’attivo. Quella in corso.

Ma l’aspetto più eclatante è costituito dalla rapidità degli effetti contro-intuitivi. Maneggiate dalle maggioranze in auge con lo scopo di garantirne la durata, quasi sempre le leggi elettorali hanno generato esiti opposti alle intenzioni. Si direbbe che ogni modifica aguzza l’ingegno del soccombente, e dove non agisce l’astuzia c’è sempre una qualche variabile ignorata dai riformatori che entra in gioco in modo decisivo.

Sotto il governo Ciampi un vasto arco di forze progressiste, per quanto in via di mutamento, recepì la cultura maggioritaria in quel momento egemone nel paese. Ma alla prova del Mattarellum queste forze si presentarono clamorosamente impreparate, mentre la neo-nata FI berlusconiana sfruttò al meglio il dispositivo. La sagacia di D’Alema culminata nel capolavoro del governo Dini e delle elezioni del ’96 colmò rapidamente il divario e da quel momento il centro-sinistra imparò ad usare al meglio, anche se soccombente come nel 2001, la parte uninominale del sistema. Sfruttando il radicamento organizzativo, le basi territoriali storiche, e l’expertise della sua classe politica diffusa.

Il Porcellum fu concepito per sottrarre al centro-sinistra il plusvalore uninominale. Il sistema proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate avrebbe dovuto favorire la destra. Ma alla prima prova la destra inciampò nel dettaglio del voto all’estero, dove lo zelo di Tremaglia pensava di sfruttare ipotetiche nostalgie fascistoidi degli emigrati d’oltre.oceano. Con soli 24.000 voti in più il centro-sinistra fece incetta di deputati e proclamo Tremaglia santo subito, salvo crollare nel 2008 per poi riprendersi rocambolescamente nel 2013.

Il Rosatellum, un sistema neo-proporzionale ma strutturato sul territorio in chiave uninominale, fu partorito dall’ingegno di Renzi in connubio con la destra. Lo scopo era di isolare i 5s e di impedire l’emergere di una forza a sinistra in una competizione a tre. Idea balorda dalla via che il Pd si presentò senza una trama di alleanze e dopo aver deliberatamente dissipato il capitale territoriale storico del centro-sinistra. Infatti alle elezioni del 2018 è risultato drammaticamente soccombente.

Ora, per nulla paradossalmente, il rosatellum potrebbe costituire una base di lancio per la nuova alleanza fra Pd e 5S. Se è vero la destra leghista potrà confidare nell’iperradicamento al nord è vero che il nuovo centro-sinistra a guida Conte potrebbe fare incetta di collegi da Mazara del Vallo sino al Po’, e competere al meglio nelle aree urbane del nord. Pure a parità di consensi, il fattore territoriale giocherebbe a suo netto vantaggio.

Di qui una situazione assolutamente scabrosa per i vecchi contraenti del patto siglato sotto l’egida del coglione triestino. La Lega è in un cul de sac. Infatti sarebbe svantaggiata sia col passaggio a un proporzionale puro sia perdurando il Rosatellum. Invece il proporzionale diventerebbe decisivo per Renzi e la sua Italia viva, nonché per i radicali di + Europa e altri centristi. In un parlamento eletto su basi proporzionali, dato l’equilibrio vigente fra i blocchi, essi sarebbero l’ago della bilancia.in ogni maggioranza possibile. Singolare parabola quella del fiorentino: dai fasti ipermaggioritari dell’Italicum al proporzionalismo puro.

Ogni riforma elettorale smentisce i padri fondatori. Sembra una legge bronzea.