Finanziarizzazione, politica e socialismo

per Gabriella
Autore originale del testo: Casey Jaywork
Fonte: blog di Yanis Varoufakis
Url fonte: https://yanisvaroufakis.eu/2016/06/26/financialisation-politics-the-future-of-socialism-a-conversation-in-seattle-with-casey-jaywork/

Intervista a Yanis Varoufakis di Casey Jaywork 26 giugno 2016

Noi di Seattle abbiamo la presunzione di definirci come un laboratorio della democrazia: abbiamo l’ambizione di cercare e di trovare soluzioni ai problemi nazionali e anche a livello mondiale. Per quanto riguarda gli argomenti di cui ti occupi, pensi che possiamo riuscire a realizzare le nostre aspirazioni?

“Sognare utopie è il sale della terra. E’ l’essenziale. Una città come Seattle può essere il luogo giusto perché combina in sé un movimento progressista, una lunga storia di lotta, innovazione tecnologica e capitale finanziario di alto livello. In una sola città si trova tutto, e ciò è atipico nel contesto degli Stati Uniti…

Viviamo in un mondo che è in crisi. Questa non è una crisi di Seattle, non è nemmeno una crisi americana, si tratta di una crisi globale. Quindi sarebbe utile che gli utopisti di Seattle possano riuscire ad inquadrare le proprie idee in un contesto globale, dando forma concreta a quelle idee, tramite un’analisi complessa e sofisticata della crisi che stiamo affrontando tutti, allora si, allora potrebbero sorgere progetti interessanti.”

Ho capito che la tua visione di base rimane marxista, puoi spiegare perché ritieni che la finanziarizzazione del capitale, iniziata negli anni ’70, ha rappresentato un fattore che ha ritardato i problemi del capitalismo fino alla deflagrazione nella crisi del 2008?
“Vorrei essere ancora un po’ più radicale. Ciò che è successo nel 1971, come ho cercato di spiegare nel mio libro, non solo ha ritardato la crisi stessa, ma ha creato un nuovo mondo, che non sarebbe esistito altrimenti: il mondo del capitalismo finanziario. La finanziarizzazione ha messo il turbo al capitalismo, ha cambiato i suoi colori, ha creato squilibri sorprendenti che apparivano ad alcuni come una “grande moderazione” – non so se ricordi cosa diceva Ben Bernanke, ha fatto riferimento al modello completamente squilibrato del capitalismo nei primi anni 2000 come “la grande moderazione”. Ciò che voleva dire era che non c’erano più alti e bassi repentini, l’inflazione era stata contenuta, ci si trovava in un periodo di crescita globale. Per questo sembrava a tutti che ci fosse una grande moderazione. C’era l’illusione del rischio senza rischio e della fine delle crisi.
Era stato creato un nuovo mondo che sembrava bellissimo e che stava per provocare danni incalcolabili. Ma tuttavia, la finanziarizzazione ha cambiato il mondo. Ha permesso lo sviluppo impetuoso della Cina. Ha consentito la rinascita delle economie dell’America Latina … Ha cambiato gli Stati Uniti. Quindi, non è stato soltanto un fattore di ritardo della crisi.”

Parlami della finanziarizzazione.
“Prendiamo la General Motors. E’ sempre stata considerata una casa automobilistica, con un piccolo … reparto finanziario per consentire ai clienti di ottenere un prestito per comprare le automobili prodotte dalla General Motors. Nel 2008, ci si è resi conto che si trattava di una società finanziarizzata, un vero e proprio istituto finanziario dove la produzione di auto era solo una attività marginale…
C’è sempre stata una lotta all’interno del capitalismo tra il capitalismo industriale e il capitale finanziario, un continuo braccio di ferro tra i due capitalismi. Dopo ’71, ’72, ’73, ’75, abbiamo avuto il completo dominio del capitale finanziario sul lavoro e sul capitale industriale, che viene spostato ai quattro angoli della terra, sempre di più, con la delocalizzazione della manifattura in Cina, Vietnam, Bangladesh, e così via. E le aziende manifatturiere che si trasformano in istituzioni finanziarie, fino a quando il tutto crolla sotto il peso della propria arroganza nel 2008.”

Ma ora siamo in un periodo successivo? In un periodo in cui tuttavia non sappiamo ancora dove stiamo andando?
“Sì. Citando il marxista italiano Antonio Gramsci: “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” Siamo presi nel mezzo, in un interregno, ed è il motivo per cui abbiamo tanta volatilità nei mercati finanziari, e tanta incertezza nella testa della gente.”

Sei diventato conosciuto per aver condotto la resistenza alla troika finanziaria durante i negoziati sul debito greco, ora stai lavorando con il movimento pan-democrazia, che io chiamo “Occupy Europe”
“[Ridendo] sarebbe meglio dire “Occupy le istituzioni europee!”.
Quando ero lì, nei corridoi del potere e dei luoghi in cui ci siamo incontrati tra ministri, primi ministri e presidenti, è diventato evidente per me, che noi tutti siamo rimasti intrappolati in un circolo vizioso di autoritarismo, cattive politiche, risultati economici pessimi. Fenomeni che si sono auto-rafforzati tra loro, nel senso che le cattive politiche hanno portato a risultati economici sempre più terribili, ed i risultati economici terribili hanno ridotto la legittimità di coloro che hanno autorità tra la popolazione, portando ad un maggior autoritarismo, necessario per imporre ai popoli le politiche terribili. E ciò ha portato alla creazione di un vuoto democratico ed a una grande recessione, una recessione a lenta combustione. Questa è l’Europa.”

Abbiamo già visto negli anni ’30 una recessione simile, quella di oggi la possiamo definire una versione post-mortem.
“Molti amici, colleghi, compagni, anche i più radicali non sono d’accordo con me su ciò che deve essere fatto. La loro visione è che questa nostra Unione Europea ha fallito, è un progetto neoliberista, e sarà meglio farla finita quanto prima. Lasciamola collassare, prima faremo a sbarazzarci della UE e meglio sarà. E’ un concetto molto simile a quello che la sinistra diceva … dopo il crollo del 1929. “Il capitalismo ha avuto la sua giusta punizione, è il collasso, lasciamolo crollare e qualcosa di nuovo e meraviglioso emergerà da esso, sarà forse il socialismo o forse no, ma qualsiasi cosa sarà un fattore positivo”. Bene, invece è emerso il fascismo. Possiamo osservare che la storia si ripete. In Austria c’è stata una elezione presidenziale (il primo turno, poi ci sarà un secondo turno, le cui elezioni sono state in seguito annullato dalla Corte Costituzionale), ed il candidato neo-fascista è stato il più votato! Il Primo e non il secondo o il terzo.”

Ma si tratta di fascisti espliciti?
“Ah si, in modo esplicito! Basta sentirlo parlare. Ultra destra, razzista, e, a mio avviso neofascista.”

A livello locale, che cosa può fare Seattle per opporsi alle politiche economiche anti-democratiche e autoritarie, contro cui tu stai combattendo?
“Guarda, è impossibile dichiarare la Repubblica Popolare di Seattle, e tagliarsi fuori … Ma ogni città, ogni città, ogni quartiere ha il dovere di ribellarsi a questo scenario, per porre fine ad una situazione insostenibile … E’ una situazione che si può vedere negli Stati Uniti oggi, guardando le elezioni presidenziali e le primarie. Donald Trump è un ottima manifestazione di quello che succede all’establishment quando la crisi li costringe a sotterfugi, quando cioè diventano illegittimi, agli occhi degli elettori, sia il capitalismo sia i loro rappresentanti politici.
E allora si ha una combinazione di apatia e voto di protesta che si protende verso una aspetto neo-fascista. Ho appena parlato dell’Austria, ma il fenomeno si ha anche qui negli Stati Uniti ora. Ma tutto è dialettico, le contraddizioni si trovano ovunque, perché dall’altro lato, abbiamo anche tante speranze: e la speranza oggi si presenta nella figura di Bernie Sanders.”

Che tu non vedi, quindi, come un voto di protesta.
“No, al dunque Sanders non è un voto di protesta. E’ il voto a Trump ad essere, in larga misura, un voto di protesta, mentre Sanders di fatto è l’unico uomo politico che sta dicendo una cosa negli ultimi trenta anni …
Il sogno di una prosperità condivisa, che è sempre stata la vera forza propulsiva della politica democratica e del Partito Democratico, è definitivamente crollato. Ciò ha portato a una spaccatura totale nell’establishment del Partito democratico, tra chi, come la Clinton, fa parte dell’apparato, e chi come Sanders, vuole riproporre un New Deal. Questo è quello che sta facendo Sanders, sta invocando il New Deal. Questo non è populismo, non è un voto di protesta, il New Deal è un modo ragionevole di evitare la frammentazione di una società capitalista in crisi. Ha funzionato brillantemente, non tanto nel 1930, ma negli anni ’50 e ’60. In effetti la politica della “Grande Società” di Lindon B. Johnson non era altro che un prolungamento del New Deal (dimentichiamoci per un momento del Vietnam).”

In fondo si tratta dello stato sociale keynesiano?
“Mah, non solo. L’idea di comprendere, l’idea di comprendere e cogliere l’enorme squilibrio tra risparmio e investimento. Questo era il problema nel 1930, ed è il problema di oggi. Tra Europa e America, ci sono qualcosa come 6 mila miliardi di dollari di capitali inutilizzati.
Risparmi che rifiutano di essere investiti. Questa è una delle cause di questa frammentazione del centro politico, che porta alla polarizzazione tra Sanders e Trump, tra le albe dorate e i neo-nazisti e neo-fascisti in Austria, da un lato, e le forze progressiste, come ad esempio il nostro movimento.”

Conosci il movimento Alternativa Socialista?
“Sì.”

Noi abbiamo eletto al Consiglio Comunale di Seattle una rappresentante socialista chiamata Kshama Sawant.
“L’ho incontrata, mi pare. L’ho incontrata un paio di anni fa, qui. Ed è stata una grande esperienza. Gli ultimi due anni della mia vita sono stati un tale tumulto, ma ho ancora il suo ricordo, abbiamo avuto un ottimo incontro.”

Molti politici locali, rappresentanti dell’establishment, hanno chiesto il suo licenziamento, presentandola come una sobillatrice, una persona incapace di ottenere nulla. Cosa ne pensi?
“Ecco è esattamente questo il modo in cui anche io sono stato respinto: come qualcuno che ha buone idee e frasi accattivanti, ma senza alcuna politica fattibile. Questo è il modo in cui l’establishment respinge: quando qualcuno propone idee e politiche che loro non vogliono contemplare, allora dicono che quel qualcuno non ha alcuna idea e non ha alcuna politica. Questa operazione ha un nome, si chiama screditare l’avversario pericoloso.”

Parliamo ora di una misura specifica: il reddito di base o di cittadinanza. Hai scritto che la disuguaglianza, se è troppa ed è protratta per troppo tempo, può portare ad una terza guerra mondiale, oppure all’instaurarsi di governi di tipo nazista. Tu dici che il reddito di base può rappresentare un atto politico che potrebbe riuscire a mantenere a galla la società, tenendo sotto controllo la disuguaglianza. Ma ci si domanda e anche io ti chiedo “Ottima Soluzione, ma dove si trovano i soldi per pagare tutto ciò?”. Insomma come potremmo realisticamente mettere in pratica il reddito di base?
“Il reddito di base uno strumento che deve essere realizzato a livello statale, perché non si può pensare di avere un livello di tassazione municipale sufficiente per sostenere tale misura. Deve essere realizzato almeno a livello di uno Stato se non a livello nazionale (si parla degli USA, ndr).
Se guardiamo la tradizione socialdemocratica, in cosa consisteva la sua politica? Si è trattato di usare il potere politico per creare un miglior negoziato tra capitale e lavoro, lo Stato svolgeva il ruolo di arbitro, per sostenere parzialmente il potere contrattuale del lavoro, altrimenti soccombente, attraverso il processo politico. Quale era l’idea di fondo? Che se lo Stato riesce a svolgere tale funzione, riesce a fornire una migliore istruzione, un miglior investimento nel capitale umano della classe lavoratrice, e al dunque, riesce ad ottenere benefici per tutti. Questa è la prima idea.
La seconda idea è la giustizia sociale, e la terza idea è che si tratta di una sorta di polizza assicurativa contro gli alti e bassi del ciclo economico. Quindi, in sostanza … è la classe operaia che assicurava se stessa contro i rischi di disoccupazione, inevitabili a causa del ciclo economico. Questa era la socialdemocrazia. Ora io ritengo che stiamo entrando in una era diversa, dove il capitalismo sta producendo tecnologie tali da minacciare la base stessa del capitalismo, il capitalismo viene messo a repentaglio anche in assenza di una sinistra che si organizza contro di esso.”

Perché le tecnologie sono troppo efficienti?
“Perché sono troppo efficienti, ma anche perché effettivamente quello si sta facendo è sbarazzarsi dei costi marginali … Ad un certo punto, ci si pone una domanda fondamentale: “Perché le grandi aziende dovrebbero continuare ad esistere in futuro?”
Poichè le Aziende esistono sulla base di economie di scala. Ma se non ci sono più le economie di scala quale destino avranno le grandi aziende? perché a breve chiunque potrà produrre, ad esempio tre persone possono mettersi insieme e disegnare un progetto, inviare una e-mail a un cliente che lo stampa su una stampante 3-D. In questo modo si fanno fuori tutte le persone di mezzo, si taglia il processo di produzione, e le stampanti 3-D diventano enormi servizi di pubblica utilità. In teoria si potrà produrre qualsiasi cosa, da penne per scrivere ad aeroplani. Non siamo molto lontani da questo. Sta succedendo mentre parliamo.
La forma capitalista aziendale subirà repentinamente una grave crisi. Se si combina ciò con la futura introduzione delle macchine di seconda generazione, o di terza, quarta o qualunque generazione sia, dove le macchine saranno in grado di superare i test di Turing, quando cioè succederà che noi prenderemo in mano il telefono per chiamare la banca, e non avremo alcuna idea se si sta parlando con un essere umano o con una macchina … non ci siamo ancora arrivati a questo punto ma manca poco.”

Ma ci stiamo avvicinando alla singolarità.
“Sì. Quando si arriverà a quella singolarità, si avrà per la prima volta nella storia un massiccio licenziamento dei lavoratori dei servizi, e non si avrà una creazione equivalente di nuovi posti di lavoro o almeno di lavori di altrettanta buona qualità. Ora, quando ciò accadrà, questa combinazione formata dalla scomparsa di tantissime aziende – la crisi del capitalismo aziendale – e dall’eliminazione di milioni di posti di lavoro nel settore dei servizi, ha solo una conseguenza da un punto di vista macroeconomico, una considerevole deflazione. Una crisi di sovrapproduzione, come la chiamava Marx: l’incapacità del capitalismo di assorbire tutti i prodotti che è in grado di produrre.”

Perché i lavoratori sono anche consumatori.
“Si, sono consumatori. Non ci sarà modo per i più ricchi, lo 0,1% della popolazione, di riuscire a consumare tutto ciò che le loro fabbriche saranno in grado di produrre. E se i lavoratori sono impoveriti, disoccupati, precari con salari minimi, allora la tendenza è che gli attuali problemi sociali saranno moltiplicati per cento.
In questo senso, il reddito di base non solo è giusto, ma è una misura efficace. Per farla semplice: prendiamo una ragazza ricca, ad esempio Paris Hilton, che era nata con un Fondo fiduciario – beh tutti dovrebbero avere un fondo fiduciario. E quei fondi fiduciari dovrebbero essere riforniti dai tagli ai rendimenti del capitale complessivo. Questa è l’idea del reddito di base, come la vedo io. Non è l’assicurazione contro la disoccupazione. E’ un dono. E’ come se fosse una quota di proprietà del capitale generale, una minima percentuale di quote di azionariato del capitale complessivo globale.
Ora, possiamo dire che sia facile? Non ne ho idea. Ma sarebbe un modo per creare una sorta di stabilità nel post-capitalismo. In caso contrario, non vedo grandi speranze che riusciremo a raggiungere la stabilità e la riproducibilità delle nostre società.”

Quindi, in caso contrario, andremo dritti verso uno scontro di civiltà?
“Beh, non si sa mai. Io non sono un profeta. Ma non riesco a vedere come possa essere evitato.”

In termini di fattiva e concreta organizzazione, cosa possono fare, secondo te, i nostri lettori per iniziare a costruire, già da domani, un futuro progressivo e socialdemocratico come quello di cui stiamo parlando?
“Nel contesto attuale, penso che la campagna politica di Bernie Sanders non dovrebbe essere abbandonata. Tutta questa energia che è stata generata deve essere canalizzata per iniziare a costruire una nuova forza politica a livello nazionale, che discute tutti i temi trattati, cominciando ad impostare una nuova agenda politica in materia di trasformazione sociale e trasformazione politica, quella che Sanders chiama ‘rivoluzione politica’ negli Stati Uniti.
Non deve essere qualcosa che può essere attuato in maniera saltuaria, ogni quattro anni, un avvenimento che forse accade e forse no. Dobbiamo essere coscienti che la Finanza opera 24 ore al giorno. Anche noi dobbiamo funzionare 24 ore al giorno. Questo è un momento unico nella storia americana. Sono decenni che non ci trovavamo di fronte a un tale entusiasmo e un tale fiorire di attività politica, del tutto imprevedibile ed inaspettato.
Se io vivessi qui, o se io fossi un americano, l’obiettivo per cui lavorerei sarebbe questo: fare in modo che questo movimento politico non sia un fuoco di paglia. Bisogna trovare il modo di collegarlo con altri movimenti, in tutto il mondo ed in Europa in particolare.
Un’altra cosa che volevo dire. Sono stato molto impressionato da ciò che sta accadendo a livello delle città in luoghi come la Spagna. Se guardiamo Barcellona: è una città molto ricca, simile a Seattle, è una grande città, ma non è la Capitale … lì è stata eletta come Sindaco Ada Colau.
Se i nostri lettori non la conoscono: Ada Colau è una donna attivista che ha lavorato nei quartieri di Barcellona, con uno scopo principale, impedire gli sfratti delle famiglie che non riescono a pagare gli affitti delle loro case, per aiutare le famiglie a resistere legalmente ed ad auto-organizzarsi.
E’ molto interessante quello che è successo a Barcellona, in una città ricca, dove il tasso di pignoramenti e di sfratti è inferiore che in altre parti del paese, Ada Colau organizzando, organizzando ed organizzando, è riuscita a creare un movimento politico sociale. In soli tre-quattro anni di attivismo, è riuscita a vincere le elezioni come sindaco di Barcellona. Esperienze simili le abbiamo avute in altre città spagnole, come Valencia e Madrid. Oggi esiste una rete di città ribelli che stanno creando un sistema alternativo di governo a livello locale.
Ma sono abbastanza intelligente per comprendere che c’è bisogno di un programma generale, è questo il motivo per cui stiamo lavorando insieme per costruire un movimento per la democrazia a livello pan-europeo. Queste sono idee che potenzialmente possono diventare applicabili anche qui negli Stati Uniti.”

Città che lavorano insieme, che creano collegamenti insieme.
“Sì, solidarietà tra le città. Quando una città ha un deficit in un anno ed un’altra città registra un surplus, invece di andare dai banchieri o dai mercati obbligazionari, si possono prestare l’un l’altra.”

E’ qualcosa che tu pensi possa essere fattibile, se ci fosse volontà politica?
“Sì. Sta accadendo in Spagna. Mai successo prima.”

Viviamo in un momento strano della storia, dopo la crisi finanziaria del 2008. Sembra che il senso comune del passato non funziona più, e non c’è un nuovo senso comune su come funziona il mondo.
“Giusto. Ciò che ho compreso nel 2008 è stato che da li in poi, nulla poteva essere più considerato negli stessi termini in cui sembrava ragionevole fino all’anno precedente. Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, o almeno dobbiamo sovvertire il paradigma che era dominante fino al 2008.”

Cosa è il nuovo paradigma? Non possiamo tornare al comunismo vecchio stile, ad esempio allo stalinismo.
“Assolutamente no. Io sarei il primo ad oppormi … Lo dico francamente: potrei essere stato rinchiuso nei gulag sotto quel regime. Anzi dirò di più la gente come me sarebbe nei gulag e le persone come Hillary Clinton sarebbero nel Politburo!”

Quindi verso quale direzione dovremmo andare?
“Guarda, il mio modo di vedere è questo. Marx … non ha creato un modello di comunismo. Ogni volta che qualcuno gli ha chiesto a che cosa il comunismo sarebbe simile, ha risposto, ‘Non lo so. Non ne ho idea. Posso dirvi solo che il capitalismo non è sostenibile e che qualcosa di simile al comunismo sta per emergere. Ma coloro che vivono attraverso la transizione sono quelli che dovranno crearlo. E tale trasformazione di certo non avverrà perché qualche intellettuale si presenterà con un progetto a cui bisognerà confacersi.’ Ecco, io penso che sia un consiglio abbastanza ragionevole. Non sappiamo quello che dovrebbe accadere, o che accadrà, ma sappiamo quello che non dovrebbe accadere e che cosa non può accadere. E’ questo ciò che la teoria ed il pensiero politico sono in grado di produrre. Il resto è il risultato dell’azione e della prassi.”

Questa è una cosa molto marxista da dire.
“Bene, lo è, non credi? Voglio dire, le persone fanno il mondo mentre vanno avanti. E non si può dire: “ho intenzione di progettare il mondo, e poi i popoli attueranno il mio progetto”. Devi essere completamente matto per pensarlo. Ma ciò che so, o meglio ciò che credo di sapere, è che fintanto che abbiamo questa separazione radicale tra coloro che possiedono i mezzi di produzione ma non li lavorano, e coloro che li lavorano ma non li possiedono (e lì si ha la separazione tra profitti e salari) … le contraddizioni saranno insanabili!
Dimentichiamo l’etica e la moralità e la giustizia. Assisteremo ad un andamento in cui l’economia sarà contraddistinta da una serie di avvenimenti devastanti: sprecare tantissimo potenziale produttivo, passare attraverso sofferenze, attraverso periodi di crisi, per raggiungere finalmente i livelli di economia antecedenti il 2008 e poi subire una nuova depressione o recessione, sbattere di nuovo il muso contro il muro e magari continuare a rifiutarsi di svegliarsi o di reagire. Nel frattempo, verrà persa un’intera generazione di persone.
Abbiamo così tanto lavoro improduttivo. Pensiamo al settore finanziario, cosa sta facendo il settore finanziario? Ci sono queste persone estremamente intelligenti che lavorano ogni giorno senza fare niente. Stanno solo creando forme false di debito. E sono persone estremamente intelligenti. Alcuni di loro hanno dottorati di ricerca in fisica. Potrebbero dedicarsi a fare cose molto più interessanti come l’energia rinnovabile, giusto? Ed invece stanno producendo innovazioni finanziarie, senza le quali il mondo starebbe meglio.
La critica marxista al capitalismo non dice che il capitalismo è ingiusto, ma che è inefficiente ed irrazionale. Questa è la cosa importante: la sinistra ha fatto il grosso errore di permettere ai fautori del libero mercato di rivendicare il manto della libertà e dell’efficienza, lasciando dire a noi gente di sinistra “Si ma abbiamo bisogno di giustizia”, No, No, No! Marx detestava questo genere di idea, e così anche io. Il problema del capitalismo è che è gravemente inefficiente. …Rappresenta un tale spreco di potenziale umano.
Quindi, se dico il vero quando affermo che al centro di questo spreco c’è la separazione tra “coloro che possiedono ma non lavorano” e tra “coloro che lavorano ma non possiedono”, allora è chiaro che abbiamo bisogno di superare questa separazione.
Ora, come esattamente potremo riuscire a farlo è tutto da discutere.
Sotto lo stalinismo l’idea era che nessuno possedeva la proprietà privata, tutto apparteneva allo Stato, e il partito doveva dire alla gente cosa fare. Abbiamo avuto quindi una sorta di Istituzione delle merci e dei beni, dove i membri del partito erano in grado di ottenere qualcosa di più per loro, ma c’era poco per tutti, anche se con un basso livello di disuguaglianza.
Tale sistema si è rivelato profondamente antidemocratico ed inefficiente nel senso che la torta totale è stata particolarmente piccola. Veniva soffocata l’innovazione, e a buon dire, probabilmente erano ragionevoli tutte le critiche portate avanti dalla Destra contro lo Stalinismo, Ma questo non significa che lo Stalinismo sia l’unico modo per porre fine a questa divisione.
Immaginiamo una società in cui l’unico modo possibile per possedere azioni di una Azienda sia quello di lavorarci all’interno. Immaginiamo di avere una regola in tutto il mondo che ci permette di lavorare in una Azienda e di possederne quote azionarie, ma che se si lavora in una Azienda, allora non si può avere azioni dell’altra. Si può prestare denaro verso altre Aziende, è possibile dare un po’ del nostro capitale, ma non si può possedere una quota azionaria. Perché le azioni di una Azienda danno un diritto sugli utili, che vengono prodotti dalle persone che ci lavorano, che quindi apparterebbero ad altre società rispetto al padrone delle azioni. E quindi si otterrebbe una dinamica capitalista che porterebbe ad inefficienza e crisi. Mentre invece la soluzione più efficiente sarebbe la forma di tipo cooperativa. Ma anche in questo caso potrebbero essere consentiti scambi di capitali “intelligenti”, laddove le persone, se cambiano lavoro, possono portare con loro il proprio capitale. Ciò creerebbe mobilità e forme diverse di organizzazione aziendale, dove le persone che lavorano sono gli azioniste della società, che potranno anche muoversi e cambiare azienda, l’importante è che cambiando lavoro debbano portare con se il loro capitale ed afferirlo (se vogliono) alla nuova Azienda!”

Diffusione e traduzione a cura di Francesco Tupone

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