Franco Cardini: “C’è un nazista a Siena” – Castrucci: “vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo”

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Autore originale del testo: Franco Cardini
Fonte: Minima Cardiniana

di Franco Cardini

C’È UN NAZISTA A SIENA

Ha fatto molto scalpore, nei giorni scorsi, la notizia secondo la quale un docente di Filosofia del Diritto e Filosofia Politica dell’Università di Siena, il professor Emanuele Castrucci, da tempo si darebbe a esternazioni per la verità alquanto peregrine e un pochino imprudenti ch’egli diffonderebbe attraverso i mezzi informatici a sua disposizione. Purtroppo, si tratta di uno sport molto praticato: ma che a promuoverlo sia un accademico che per giunta, quando è nelle sue funzioni, è anche pubblico funzionario, è in effetti cosa grave.
Per quanto sia molto affezionato a Siena e frequentatore direi abituale del suo Ateneo oltre che amante del Palio e devoto di santa Caterina e di san Bernardino, non conosco il professor Castrucci, non so nulla di lui, ignoro quale sia il suo curriculum, non mi sono mai imbattuto – forse, lo concedo, per mia ignoranza – in nessuna delle sue pubblicazioni scientifiche (dal momento che ha con ogni evidenza vinto dei pubblici concorsi, senza dubbio ne dispone). Quindi, sulla sua personalità e sul suo profilo di studioso non so, non posso, non debbo giudicare.
Sembra comunque che il collega twitter ce l’abbia con un sacco di gente: col papa, con i migranti, con i musulmani, con la senatrice Segre e chi la sostiene. Uno dei suoi ultimi messaggi recitava così: “Il re è nudo, ma da sempre guai a chi lo dice”. Il che, in fondo, è una grande obiettiva verità. Hans Christian Andersen l’ha ai suoi tempi meravigliosamente illustrata in una delle sue più celebri fiabe.
Ma il fatto è che il Castrucci, il quale è collaboratore dell’organo di CasaPound Il Primato Nazionale – il che può non piacere ma mi risulta cosa legittima – sembra anzitutto un antisemita e un apologeta di Hitler e del nazionalsocialismo. Ma, stando a quanto pare e a quanto ci è stato finora dato di capire, lo sarebbe in modo alquanto generico e grossolano. Ecco la sua prosa, a commento di una foto da lui diffusa nella quale Adolf Hitler, in inappuntabile uniforme di cancelliere e accanto al bel cagnone Blondie, ammira il panorama delle Alpi salisburghesi dalla sua Hofburg: “Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo”. Interessante dichiarazione: che purtroppo avrebbe bisogno, per apparire se non condivisibile quanto meno comprensibile, di un apparato logico e documentario che il collega omette di allegare. E allora?
Stampa e opinione pubblica hanno reagito indignate, ma in fondo a loro volta genericamente. Il Castrucci sarebbe un “revisionista”, anzi addirittura un “negazionista”. Due categorie tutt’altro che chiare: è stato accusato di esser tale perfino un grande storico quale Ernst Nolte, mentre addirittura condannato e imprigionato in quanto tale è stato David Irving, che forse in fondo sarà un po’ matto col suo circolare per pubs insieme a ragazzacci rasati e zero e in giubba di cuoio, ma perdinci come ricercatore è uno che ne rivende mille di quelli immersi fino al collo nel politically correct e nel “pensiero unico”.
Bene, faccio mea culpa ma, non conoscendo il professor Castrucci non ho né il tempo né soprattutto la voglia né di seguire i suoi sfoghi informatici né di andar a caccia di quello che scrive. Ho troppo da fare con altre cose che m’interessano di più. Non avendo intenzione d’interessarmi a lui, non ho nemmeno il diritto di giudicare la sua prosa e tantomeno le sue idee. Mi limito a dire che, così come le hanno presentate, sono banali (si può essere banali pur non esprimendo un parere comune) e poco interessanti. Dirò di più: sono perfino poco scandalizzanti. E chi si scandalizza senza sufficiente motivo, i casi sono due: o è uno sciocco e un conformista, o è uno che vuole a sua volta nascondere qualcosa o qualcuno.
Che io non ami né il revisionismo né il negazionismo come categorie pseudocritiche ormai consolidate, è noto. Del resto, sono degli –ismi: vale a dire termini che esprimono appartenenze politiche oppure deviazioni ideologiche, come l’islamismo è un’infame deviazione ideologica di quella grande, nobilissima religione che è l’Islam. Ma quando ci si occupa ad esempio seriamente di storia, anche se si è ricercatori più che modesti quale sono io stesso, il revisionismo e il negazionismo non ci toccano: revisioniamo le posizioni della storiografia passata alla luce di nuovi documenti o di nuovi metodi, e questa è revisione, ed è legittima in quanto la storia come esercizio critico di conoscenza e ricostruzione del passato è revisione o non è nulla. Ma revisione e revisionismo non hanno nulla a che fare tra loro. Neghiamo quel che va negato, quando è stato affermato senza sufficiente supporto critico: e ciò non ha nulla a che fare con il cosiddetto e stracondannato revisionismo. Facciamo un esempio scomodo ma chiaro: se io nego che ad Auschwitz funzionassero delle camere e gas, sono un negazionista punto e basta; ma se io, senza pregiudizialmente negare un bel nulla, ribadisco il mio sacrosanto diritto di ricercatore di sapere quante fossero, e da che periodo a che periodo hanno funzionato, e quante persone vi hanno con precisione trovato la morte, e chi fossero mandanti ed esecutori di quei delitti, e di quali connivenze godessero, e che tipo di gas fosse usato per quei delitti, e che società lo fornisse, e in quale quantitativo, e come facesse a giungere a destinazione durante le ultime fasi del conflitto attraverso un paese sconvolto e con le linee ferroviarie bombardate, e quanto carbon fossile fosse necessario per la cremazione dei cadaveri, e da quali miniere provenisse, e come facesse ad arrivare in grandi quantità in un momento di generale emergenza, ebbene se io rivendico il mio diritto di libero cittadino e di studioso di studiare analiticamente tutto ciò; e se i miei studi mi conducono a una documentata conclusione diversa da quelle a tutt’oggi ufficiale, io ho il diritto e il dovere di dichiararlo, e non c’è barba di giudice né di politico né di giornalista che abbia il diritto di tapparmi la bocca, d’impormi il silenzio o d’incriminarmi. D’altronde, è una grande antica verità: oportet ut scandala eveniant.
Il punto è che, stando almeno a quel ch’è stato scritto di lui, il professor Castrucci si situa abbondantemente al di qua della linea oltre la quale il suscitare scandalo è onesto, opportuno, meritorio e perfino utile: in quanto, con le sue sentenze apoditticamente controcorrente, egli non fa altro che rendere un servigio al “pensiero unico” che vorrebbe invece combattere.
Hitler non fu un mostro, espressione melodrammatica che non significa nulla; il nazionalismo non fu il prodotto di una congiura infernale; né l’uno né l’altro costituiscono il Male assoluto. Hitler non fu nemmeno un “pazzo”, affermazione che com’è noto corrisponde a una realtà clinicamente contestata e perfino inesistente. Fu senza dubbio un uomo affetto da svariate turbe psichiche e da una gravissima monomania, ma la storia è piena di casi del genere o ancora più gravi, da Alessandro Magno in poi e magari anche da prima; e certo da dopo. Ad autorizzare lo sterminio dei native Americans furono alcuni presidenti degli Stati Uniti d’America gioviali e ottimisti; ad autorizzare gli esperimenti nucleari di Hiroshima e di Nagasaki non fu il crudele Hitler, bensì il moderato e simpatico presidente Truman; il colto e affabile sir Winston Churchill, a parte altri pasticci da lui combinati altrove, dispose con un solo tratto di penna la morte per fame di tre milioni di bengalesi (la metà delle vittime ufficiali della Shoah) solo in quanto il Regno Unito aveva bisogno dei raccolti cerealicoli del nordest indiano. La lista dei crimini contro l’umanità è molto lunga: e a compilarla analiticamente non sono stato io, bensì Israel Charny, presidente del museo della Shoah di Gerusalemme e autore di un best seller impressionante sui crimini perpetrati nel XX secolo. Convinciamoci pertanto non solo che, per ricorrere ancora a una massima del mio trilussianisticamente adorato romanesco, er più pulito c’ha ’a rogna, il punto non è stabilire se Hitler fosse “un mostro” o se “abbia fatto anche cose buone”, ma che il vero Peccato Originale del XX secolo, che stiamo ancora scontando noialtri del XXI, è stata la prima guerra mondiale e più ancora il modo con il quale è stata conclusa, gli infausti trattati di Parigi, “pace per farla finita una buona volta con il concetto di pace”. Hitler non è stato una causa – il che non diminuisce di un grammo, intendiamoci, le sue gravissime responsabilità – bensì una delle conseguenze di una pace cattiva, pensata non per pacificare ma per consolidare una vittoria e sfruttarla al massimo a pro dei vincitori. Lo è stato come lo sono stati il comunismo, la prosecuzione demenziale del regime colonialistico che avrebbe dovuto essere stato superato da decenni, la seconda guerra mondiale, la decolonizzazione maldestra e nefasta seguita da una ricolonizzazione finanziario-tecnologica che fu un male peggiore di quello precedente, gli eccessi deleteri e distruttivi del progresso tecnologico, la criminale instaurazione del regime mondialistico di primato della finanza e della tecnocrazia. Il ventre che ha partorito questi orrori è ancora gravido.
Ma Hitler si oppose – magari senza volerlo e senza capirlo, magari all’orribile e ingiustificato prezzo di milioni di umane vite innocenti – a tutto ciò, o almeno alle conseguenze di qualcosa di ciò? Può darsi: anzi, lo penso entro certi limiti anch’io, senza per questo approvare né il suo materialismo razzista, né i suoi metodi politici gangsteristici, né la sua politica disumana. Ma se tale è l’avviso del collega Castrucci, lo dimostri: fino ad ora, errato e pessimo è stato il suo metodo consistente nella riduzione di questioni complesse e delicate al livello di pillole per slogans mediatici. Tale è stato un rimedio peggiore del male. Se dovessi accusarlo di qualcosa – e non ne ho né il diritto, né l’intenzione – dovrei accusarlo non di essere stato un “revisionista”, bensì di non esserlo stato abbastanza. Non di “pensiero forte”, sia pure distorto, lo accuserei: bensì di “pensiero debole” e confuso. C’è stato e c’è al mondo qualcosa di ancor peggiore di Hitler e del nazionalsocialismo? Allora chiamiamolo con il suo nome, questo qualcosa: anzi, con i suoi molti nomi, perché il loro vero nome è Legione. Papa Francesco lo ha fatto. Perché il professor Castrucci no?
Lo ignoro. Ignoro per quale forma di odio verso se stesso, magari per quale tragica reazione a suoi personali e privati problemi, egli abbia scelto la strada del suicidio morale, la via del discredito e della morte civile. Non lo so, non capisco: e non essendo per mia fortuna né un giudice, né uno psicanalista, né un sacerdote, rivendico il mio diritto a non sapere e a non perder tempo cercando di capire quanto riguarda il professor Castrucci e le sue esternazioni. Meno ignobili peraltro di quanto non siano le scelte di chi, in grado di esercitare sul serio un potere, affama i popoli, assassina gli innocenti, fa del mondo un deserto e lo proclama regno della libertà, della democrazia e della pace.
Franco Cardini