Giuliano Amato ricorda Tullio De Mauro

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Autore originale del testo: Paolo Conti
Fonte: Il Corriere della sera
Url fonte: http://www.corriere.it/cultura/17_gennaio_05/morto-tullio-de-mauro-c031a0a2-d369-11e6-9dc7-b8de3918521a.shtml

di Paolo Conti – 6 gennaio 2017

«Fui molto contento di averlo nel mio governo perché, senza nulla togliere ai tanti bravi ministri della Pubblica istruzione che magari hanno avuto un’esperienza prevalentemente politica, la presenza di Tullio De Mauro collocava la mia compagine governativa nella limitata cerchia, lungo la storia politica italiana, di quelle che comprendevano i grandi letterati ministri dell’Istruzione. Dunque Francesco De Sanctis, Giovanni Gentile, Benedetto Croce e poi lui. Per me fu un motivo di orgoglio poter contare su un ministro del suo livello in un dicastero così importante». Giuliano Amato chiese a De Mauro, che accettò, di far parte del governo Amato II, in carica dal 26 aprile 2000 al 31 maggio 2001. C’erano, tra gli altri ministri, anche Umberto Veronesi, Antonio Maccanico e l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Difesa.

Giuliano Amato (Torino, 1938,  foto Ansa/Percossi)

Amato e De Mauro si sono frequentati per decenni, l’ultima volta si sono incontrati appena il 15 dicembre scorso per la presentazione di un libro al teatro Eliseo di Roma: «La sua scomparsa improvvisa mi ha profondamente colpito, appena venti giorni fa era in grande forma e chiese ironicamente di essere interrotto se avesse parlato troppo…», dice commosso Amato, oggi giudice costituzionale.

 L’ex premier ricorda con affetto i giorni del governo: «Tullio si comportò sempre da grande letterato sia durante quell’esperienza che dopo, rimanendo fedele al suo lavoro e riprendendolo immediatamente alla fine dell’impegno di governo proprio come fece Croce, a differenza di De Sanctis e Gentile, che rimasero invece figure politiche. Nella scelta, Tullio fu molto lineare».

Amato risponde così alla richiesta di indicare un tratto principale del carattere dell’uomo, capace di sintetizzare anche il senso del suo lavoro: «Ecco, se dovessi scegliere una caratteristica per definire Tullio, direi che colpiva questa sua straordinaria semplicità non solo umana ma anche di espressione, attraverso la quale emergeva una altrettanto straordinaria cultura, perché era davvero immensa. Come se, aprendo un piccolo rubinetto in una casa popolare, sgorgasse una fonte di acqua purissima ed eccellente».

Tanta semplicità ha notoriamente portato Tullio de Mauro «davanti alla televisione», a studiarne non solo e non tanto il linguaggio ma il contributo offerto dal mezzo alla capillare distribuzione dell’italiano nelle case del Paese, basterebbe citare il suo saggio Lingua parlata e tv del 1968… Dice Amato: «Infatti, la qualità della sua semplicità lo portò ad accostarsi con sincero interesse alla televisione, prendendo le distanze dalla tipica figura dell’intellettuale elitario che la trova “volgare”. Invece la capacità di De Mauro fu proprio quella di connettersi alla lingua degli italiani anche grazie alla tv, riconoscendo a un mezzo tipico della contemporaneità il merito di aver concluso la lunga opera iniziata dalle maestre italiane negli anni Sessanta dell’Ottocento: rendere gli italiani partecipi della lingua, aprendo una lunga epopea storica attraversata la quale si approda a una completa identità nazionale».

Su questo punto, sostiene Amato, «De Mauro era in sintonia con De Sanctis. Entrambi coglievano l’importanza della lingua per la coesione del Paese. E Tullio, nel nostro tempo e nei suoi studi, ne vede i frutti, grazie a questo grande educatore di massa incarnato dalla televisione». La «semplicità» di De Mauro, conclude Amato, stava «nella sua capacità di accettare i contenuti televisivi in nome della lingua. De Mauro aveva la capacità di comprendere l’importanza della tv nella società italiana contemporanea: un atteggiamento che mi ha sempre colpito perché, diciamo le cose come stanno, nell’intellettuale italiano di sinistra c’è una inesorabile propensione elitaria…. Qui Tullio aveva trovato un bel modo, molto chiaro, di esprimere la sua diversità: perché lui non è mai stato afflitto da questo elitismo. E anche lì c’è la sua grandezza».