Giulio Sapelli: «Ilva e Italia, la farsa della politica incapace»

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“Giuseppe Conte ha avuto coraggio ad andare a Taranto in questo momento. Condivido poco o nulla del suo operato ma ha fatto una cosa giusta e difficile andando.” Carlo Calenda

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Intervista a Giulio Sapelli di Giulia Merlo per il “Dubbio”

Spiega con la velocità di chi ha parlato di questo per tutta la vita, poi elenca con lieve nostalgia nella voce i nomi di chi con lui ha accompagnato lo sviluppo industriale italiano. Giulio Sapelli, economista della Olivetti e soprattutto dell’Eni, ma anche ex presidente del Monte dei Paschi di Siena e nel board di Unicredit, assiste da lontano ai tormenti dell’Ilva. E sospira: «Non è solo l’Ilva, tutta l’Italia nuota nel disastro. E la colpa è della politica».

Quindi l’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa, potrebbe spegnersi?

Io credo che non sia possibile, nonostante – e sottolinei nonostante – tutti i tentativi che si stanno facendo.

Eppure la Arcelor Mittal sta iniziando la smobilitazione.

So che l’azienda è avveduta e si è appena insediata una nuova manager che è un’ottima negoziatrice.

Quindi siamo ancora in una fase tattica?

In cuor mio, spero che si tratti del tira e molla che ogni azienda mette in atto per ottenere ciò che vuole. Arcelor Mittal sa che dietro la fabbrica c’è un governo più che debole, debolissimo, dunque punta al ricatto. Parte da 5mila esuberi e spera di ottenerne 2mila con la cassa integrazione e magari anche una legge speciale. Ecco, questa mi sembra l’ipotesi più ragionevole.

Si stanno snocciolando molte cifre riferite al danno potenziale di una chiusura e ai costi per tenere aperta l’acciaieria. Quali sono realistici?

Sono tutte stupidaggini, tutte. L’economia è un’illusione matematica in questo caso, calcoli non se ne possono fare. Sa come le chiamo io? Sono le “Bocconate”, le “Luissate” ( dai nomi delle due università di Confindustria ndr). Non si possono nemmeno scrivere, questi numeri. Le dico per certo che il danno sarebbe enorme, ma non si possono fare conti.

Per il governo si tratta in ogni caso di una sconfitta?

Guardi, non ho illusioni che il governo gestisca il tutto in modo razionale. Questo è un esecutivo talmente inaffidabile che potrebbe fare qualsiasi cosa. Del resto, tra il partito esoterico dei 5 Stelle e le divisioni tribali che dilaniano il Pd, potrebbe cadere in qualsiasi momento. E allora tenere in piedi la baracca sarebbe complicato.

Un governo che si regge sul nulla, quindi?

Su una cosa si regge: sulle nomine. Le nomine sono la ragione di fondo per cui è nato il nuovo partito di Matteo Renzi. Le nomine sono la ragione per cui il Pd rimane al governo e per cui continuano a starci anche i 5 Stelle.

Il Pd è al governo per le nomine?

Mi segua: il Pd perde voti ogni giorno e l’emorragia è causata da Renzi e dai 5 Stelle. E’ talmente evidente che anche uno negato per la politica come Nicola Zingaretti se ne può accorgere. Perchè rimane al governo, allora? Perchè anche lui è interessato. Si poteva minare la cuspide di governo, ma il gruppo di potere non andava intaccato. Ecco, se lei mi chiede chi ha causato questo disastro le rispondo: questo gruppo di potere.

Chi sta affrontando in modo molto veemente il caso Ilva, entrando a gamba tesa sul governo, è l’ex ministro Carlo Calenda. Condivide le sue posizioni?

Non mi avventuro in analisi etno- antropologiche, nè su quali stinchi stia colpendo. Dico solo che Calenda ha sempre detto e fatto cose molto ragionevoli su Ilva. Ecco, lui e Marco Bentivogli sono gli unici che hanno sempre detto e fatto cose ragionevoli.

In mezzo alla coltre di palazzo, c’è una fabbrica che dà lavoro a una città ma che la sta anche uccidendo. Come si esce da questo incastro mortale?

( Sospira e riflette ndr). Se ci fosse stata ancora l’Iri, i parchi coi rifiuti tossici lasciati al vento per trent’anni non ci sarebbero stati. L’Iri, che ha costruito in questo Paese la siderurgia a ciclo integrale, avrebbe capito che bisognava passare alla siderurgia a ossigeno. Sempre l’Iri, avrebbe saputo che questo tipo di siderurgia, in Italia, viene fatta da un solo gruppo industriale e che quello avrebbe dovuto vincere la gara per l’Ilva. Così, tutto avrebbe potuto coniugarsi assai bene. Invece, in mezzo all’incapacità, è arrivata la magistratura.

Che bloccò l’altoforno 2?

Ma come si è potuto permettere? La copertura dei parchi inquinati e l’eliminazione strutturale dei fumi non solo con i filtri era possibile. Però è intervenuta la magistratura, che ha ciecamente applicato la legge 231 ( che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti ndr) senza conoscere un’acca di Common law. Non si sequestrano le tesorerie, non si spengono gli altoforni: si danno delle multe! Invece, in Italia, i giudici hanno destabilizzato tutto e il governo ha fatto il resto, inventandosi il vulnus dello scudo penale.

Mette anche i magistrati nel calderone del disastro?

No, ci lascio la politica, perché è stata la politica a non avere il coraggio di riformare la magistratura e di dividere le carriere. O, più praticamente nel caso di Ilva, di far convocare il procuratore dal ministro della Giustizia. In Italia l’autonomia non esiste perché la politica è fatta dalla magistratura. Invece dovrebbero essere i politici a fare presenti ai magistrati alcuni dati, come nel caso dell’acciaieria più grande d’Europa. E badi bene che non dico nulla che altrove non avvenga, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Francia.

I cittadini di Taranto, coi loro morti e i tantissimi a rischio disoccupazione, come pesano in questa equazione?

Ancora la filastrocca dei cittadini. Sono gli stessi che votavano Nichi Vendola, il quale ha permesso la vergogna a cui stiamo ancora assistendo. E’ stata la sinistra ambientalista a permettere il disastro di Ilva.

In Italia non è solo l’Ilva a rischiare di spegnersi, è tutta la politica industriale…

La fermo subito, non voglio nemmeno sentire la sua domanda. Non mi parli di politica industriale in Italia, perché non c’è e nemmeno può esistere. E sa perché ? Perché la politica economica si fa con l’intervento dello Stato, con le leggi e con un contesto sociale. Questo, però, noi non lo possiamo fare per colpa dell’Europa e del nostro diritto civile. Negli ultimi trent’anni abbiamo sbagliato tutto.

Per colpa dell’Europa?

Lo scempio è cominciato con la politica agricola europea: fallimentare perché ha deciso di indirizzare le decisioni dall’alto su un modello sovietico fatto di quote. Questo ha portato l’agricoltura europea sul baratro. Sa quale è la categoria più soggetta a sui- cidi? Gli agricoltori francesi. E la regione più desertificata? La Spagna. Senza tenere in considerazione questo è inutile parlare del resto.

E il diritto civile italiano che cosa c’entra?

Cominciamo con la mole di contenzioso arretrato: servono anni per la risoluzione di un caso e la follia di eliminare la prescrizione non aiuterà di certo. Il problema vero, però, è un altro: la magistratura italiana non sa applicare il concetto di personalità giuridica alla corporation. I giudici imparano l’inglese e del resto tutti possono farlo perché è la lingua delle scimmie, ma non sanno cosa sia la Common law e come funzioni la legge 231 che hanno applicato all’Ilva. Come diceva Alberto Predieri, la Common law è un diritto che deriva dal precedente, viene dall’alto e va capito. Invece i nostri giudici, capendone poco, hanno applicato la legge 231 chiudendo una linea perché disgraziatamente è morto un operaio.

Quindi il problema sta nell’applicazione delle leggi esistenti?

Il problema sta in un eccesso di uso del diritto penale per situazioni che presuppongono altro. Questo perché in Italia prevale la formazione penalistica e tutti ragionano ancora seguendo Lombroso. Prenda la politica: tutti gridano onestà e lei non sa quanto questo sia pericoloso. L’onesto è onesto, non dice di esserlo. L’onestà e una testimonianza, non una dichiarazione. Oggi, invece, la gente sogna o delira.

Il quadro che traccia è di catastrofe. Il governo gialloverde sarebbe stato più attrezzato ad affrontare il presente?

Le rispondo in questo modo. Se fossi in cima a una torre e dovessi buttare giù qualcuno, butterei giù il governo giallorosso e terrei l’altro. Ma con gli esoteristi 5 Stelle anche i gialloverdi facevano paura.

Torno a chiederglielo, allora. Questo governo potrebbe cadere su Ilva?

No, perchè è un un problema troppo grande per loro. Ma questa storia, mi creda, finirà come diceva TS Elliot…

E come finirà?

L’Ilva e anche l’Italia non finiranno con un big bang, ma in uno sbadiglio. Se cadesse su Ilva, questo governo assumerebbe una dimensione tragica, invece noi oggi stiamo assistendo ad una farsa.

Lei non lascia scampo.

Non è vero, l’Italia ha ottimi imprenditori. Uno per tutti Giovanni Arvedi nella siderurgia, che però non ha dalla sua una potenza finanziaria. Ci sono buoni industriali e buoni operai, politici e leader sindacali come Calenda e Bentivogli, ma anche tanta brava gente tra i sindacalisti all’Ilva, che si sono battuti bene.

Cosa ci manca, allora?

Servirebbe una Cassa depositi e prestiti con banchieri dediti all’industria e non alla finanza fondata sui derivati, ma in Italia non c’è la cultura per operare da holding industriale, ma solo da holding finanziaria. Poi dovremmo avere ancora Giampiero Castano al ministero dell’Industria, perché con lui si poteva ragionare.

Di Maio non lo ha confermato.

Sì, gli esoteristi 5 Stelle lo hanno mandato via e la Lega non ha difeso gli uomini come lui, unendosi alla caccia alle streghe. Ora capisce perché dico che finirà in uno sbadiglio? Castano lo conosco da decenni e siamo tutti e due invecchiati, ma era il più bravo e quando capitano cose come l’Ilva c’è bisogno di uomini come lui. Questo è il dramma.

Ovvero?

Che i bravi e i capaci non fanno più politica.

Quindi è stata la politica a distruggere l’economia italiana?

Io vengo dalla scuola di Federico Caffè, di Paolo Sylos Labini e del mio maestro Franco Momigliano. Loro mi hanno insegnato che deve esistere non l’economia, ma la politica economica. Il che vuol dire che spetta alla politica il compito di guidare l’economia nel rispetto della proprietà privata e delle leggi dello Stato.