Gli studenti all’attacco di Salvini: “non hai mai lavorato in vita tua, sei tu il figlio di papà”

0
22

di Globalist – 12 settembre 2018

Alla provocazione del Ministro che chiama “figli di papà” degli studenti sgomberati da un centro sociale, la Rete degli studenti Milano ha così risposto

I ragazzi della Rete degli Studenti Milano hanno rioccupato da poco ZIP, uno spazio trasformato in un centro sociale da cui ieri sera, nel quadro del piano sgomberi di Salvini, sono stati cacciati con la forza.

Il Ministro ha condiviso sulla sua pagina facebook un video che mostra lo sgombero: un gran tafferuglio di ragazzi e poliziotti, con a corredo la frase: “ecco i democratici figli di papà che hanno occupato una palazzina”.

La pagina MilanoinMovimento ha allora risposto alla provocazione del Ministro: e con un post ha ribadito che “gli studenti che ieri rivendicavano il sacrosanto diritto ad una città più vivibile, in cui gli spazi di aggregazione non sono completamente privatizzati ma alla portata di tutti, vengono soprattutto dalle periferie milanesi. Il senso di quello che hanno fatto era proprio di rompere le barriere economiche che impediscono a molti giovani di trovare luoghi svincolati dal profitto a Milano dove poter svolgere attività culturali.

Che proprio tu, che non hai mai lavorato un giorno della tua vita (e hai avuto il lusso di poterti permettere di non farlo) venga a screditare esperienze di questo tipo è di per sé già abbastanza ridicolo”.

“Per il resto è sempre più chiara una cosa che diciamo da tempo: della vivibilità delle città, della lotta alla povertà, di una cultura accessibile a tutti non ti è mai importato niente.

L’unica cosa che sai fare è puntare il dito contro chi sta peggio di tutti, promettere un paese completamente militarizzato, spezzare il dissenso di chi ti viene contro con la stessa violenza con cui gli agenti di polizia hanno pestato ieri un gruppo di ragazzi e ragazze che chiedevano un proprio pezzo in questa città.

Qualcuno ti chiama capitano, per noi sei solo l’ennesimo ciarlatano”.