Ho fatto splash

per Gian Franco Ferraris

di Alfredo Morganti – 12 luglio 2014

Una democrazia senza partiti è più fragile. Lo si sta scoprendo pian piano, ma vedrete che a breve il tema sarà messo a fuoco con maggiore precisione (e timore vero). Senza partiti (mi riferisco a vere organizzazioni, radicate nel territorio, non a marchi che fanno sondaggi e agiscono in termini mediali) le istituzioni rappresentative devono essere tenute a bada da marchingegni di ogni tipo. Non è un caso che le esigenze di ‘riforma elettorale e istituzionale’ crescano col crescere della crisi della politica e dei partiti. Non è solo questione di disciplina degli eletti, ma di tenuta effettiva, di responsabilità collettiva, di saldezza nel rapporto tra parlamentari, partiti e istituzioni. Adesso la riforma del Senato ha fatto splash. Crescono i timori sulla possibilità che la riforma stessa consenta a ‘gruppi’ di senatori o deputati anche eterogenei di tenere in scacco gli iter parlamentari, senza motivazioni politiche forti, ma solo per una sorta di anarchia istituzionale, o per la trasformazione della manovra politica in manovra occasionale, o di gruppo ristretto, trasversale, se non addirittura ‘personale’. Si teme pure che il nuovo Senato possa consentire una elezione ‘corsara’ del Presidente della Repubblica, fatta a colpi di maggioranza. Equilibri istituzionali che ballano insomma, perché manca ormai un collante essenziale della democrazia, i partiti appunto, e manca la malta che teneva assieme i mattoni, ossia la politica-politica.

Del Senato si è detto, e pure della sua trasformazione da Camera Alta ad allegra combriccola di consiglieri regionali eletti con listino bloccato secondo proporzioni dipendenti dalla conformazione (maggioritaria) dei singoli consigli, e non dalla effettiva consistenza dei voti espressi. Ora, NCD teme che, ove fosse in vigore la ‘procedura aggravata’ per l’approvazione della legge di stabilità (ossia l’obbligo per la Camera di approvare a maggioranza assoluta le correzioni del Senato), si potrebbe determinare una combine tra un pugno di deputati (quelli necessari a fare maggioranza assoluta) e i consiglieri regionali-senatori, per ricattare il governo sulle leggi di spesa (in special modo quelle indirizzate alle Regioni). Un rischio che indica quanto la politica conti poco, quanto contino poco i partiti e come le riforme in atto manchino di equilibrio e di garanzie. C’è pure chi vorrebbe che fossero indicati quali grandi elettori anche i 73 parlamentari europei, per il timore che il partito che controlla la Camera (grazie al doping del premio di maggioranza) possa imporre un ‘proprio’ Presidente della Repubblica (seppur di garanzia, si badi!) al Paese.

Le ragioni di questo parapiglia sono, dicevamo, svariate. Lo stato della politica e dei partiti, che ha creato una sorta di ‘via libera’ generale, uno sciogliete le righe capace di ingenerare ogni sorpresa possibile. La frettolosità delle riforme istituzionali ed elettorali. Il loro scarso equilibrio con la conseguente incapacità di produrre equilibrio. Oggi scopriamo un po’ tutti che, venendo a mancare la responsabilità istituzionale di gruppi politici veri, composti di persone vere e rappresentative (non nominate, per dire), tutto appare più magmatico, ‘liquido’ appunto. E la tenuta strutturale dello Stato, d’improvviso, si scopre fragile, soggetta a sommovimenti anche molecolari (di piccoli gruppi di rappresentanti istituzionali, ad esempio). Le riforme aggiungono precarietà alla precarietà, scambiandola per un merito dinanzi all’opinione pubblica. A ciò si aggiunga che alla crisi della rappresentanza (e al distacco dei cittadini dalle istituzioni) si risponde con la crisi (e ulteriore distacco) della rappresentanza stessa (liste bloccate, elezioni indirette, proporzionalità in base alla rappresentanze regionali e non in base ai voti effettivamente espressi dai grandi elettori, partiti malmenati, politica ridotta a marketing, ricambi generazionali avventurosi, escalation politiche fatte di getto, a cavolo, paragonabili al Bignami rispetto al testo effettivo dei Promessi Sposi) e il gioco è fatto. Ci vorranno decenni per rimettere a posto ‘sto casino. Buona fortuna davvero.

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