I dolori del giovane Cuperlo

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di Gianni Cuperlo – 28 novembre 2014

Stamane è uscita questa breve conversazione sul Corriere della Sera.

“Gianni Cuperlo è tra i leader della minoranza Pd: al voto sul jobs act, insieme ad altri 28 deputati, è uscito dall’aula della Camera.

Ernesto Galli della Loggia, nell’editoriale del «Corriere» di ieri, parla di «vocazione al minoritarismo permanente».

«Non votare il jobs act è stato un gesto forte e anche doloroso. I visi di chi sceglieva di non votare li ho guardati uno per uno e so che solo avessero potuto, quel passaggio se lo sarebbero risparmiato. Non per calcolo ma perché all’unità del Pd credono quanto gli altri».

Se al Senato verrà posta la fiducia, che succederà? La minoranza uscirà dall’Aula?

«L’obiettivo è stato sempre quello di migliorare la riforma, non di far cadere il governo. Spero che il governo abbia la sensibilità di capirlo».

Quello dell’altro giorno è sembrato un atto fondativo di una nuova opposizione.

«Non è la start up di un metodo. Non è nato un sottogruppo pronto a fare di testa sua. Credo nelle regole ma qui erano in gioco convinzioni profonde sui diritti, la dignità della persona, la civiltà del lavoro».

Siete il partito dei no?

«Le correzioni le ho riconosciute come un fatto positivo anche se insufficiente. E dico guai a non vedere la generosità di tanti. Ma in questi mesi a mancare non è stata la disciplina, casomai la capacità di ascoltare. Io l’Italicum nella sua pessima versione l’ho votato, nonostante il dissenso. Il punto è che non puoi liquidare ogni voce diversa dicendo che vuole sfasciare Paese e partito. “Lo abbiamo deciso con le primarie” è un modo di dirigere che non ha grande respiro».

Il voto ha premiato ancora il Pd, astensione a parte.

«Definire l’astensione un accidente secondario è sbagliato. Milioni di elettori possono tornare ai seggi solo se trovano un’offerta che li convinca. Questa mi pare la scommessa di Salvini. Vorrei fosse la scommessa del Pd».

Preparate una scissione?

«Sono stanco di sentire evocare o minacciare una scissione. Io vivo il Pd come il mio partito. Gli voglio bene e non si minaccia qualcuno quando si vuole bene. Renzi è anche il mio segretario. Però questo partito non è quello che abbiamo pensato. A me non importa nulla di fare la minoranza di sinistra in un partito di centro che guarda a destra. Mi batto per il partito di una sinistra rinnovata in contenuti, forme, linguaggio. Questa è la nostra casa. E non ci stiamo per fare agguati al governo ma per tornare a parlare alle persone dopo uno sconquasso che ha minato mura portanti e travolto certezze dentro milioni di famiglie. Ma che sinistra è quella che non riparte dai più colpiti e soli?».

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