Il destino della sinistra non è in mano a Salvini o Mattarella

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 30 maggio 2018

A me sembra che il giochino non sia affatto riuscito ai due gemelli no euro, e che anzi ora siano costretti a rimediare a un errore davvero marchiano, quello di impuntarsi su Savona, a cui si intendeva certamente affidare, con leggerezza, la gestione della pericolosa e complessa partita dell’euro. A un economista che nel 2015, non venti anni fa, teorizzava il Piano B e l’uscita nottetempo dall’euro, a mercati chiusi, come dei furfanti qualsiasi. Mattarella aveva suggerito di affidare la partita dell’economia a un uomo politico, a uno che rappresentasse a pieno la maggioranza di governo, a Giorgetti appunto, senza recedere sul ‘contratto’, anzi. Chiedendo, magari, che tematizzassero apertamente, in una futura campagna elettorale il tema dell’uscita dall’euro, invece di rassicurare sull’opposto, come avevano fatto entrambi i moschettieri sino a pochi giorni prima. Ma non lo hanno voluto ascoltare, e ora si trovano in ambasce, costretti a clamorosi passi indietro.

Lo spread in ascesa e le elezioni a luglio, difatti, fanno paura persino ai già frettolosamente certificati ‘vincitori’ futuri: come spiegare ai propri elettori che si rivota per Savona? Che si era a un passo da Palazzo Chigi e si è detto ‘no grazie’ per una sciocca impuntatura? Come spiegare che di Giorgetti non si fidavano oppure non era autorevole oppure si voleva un ‘tecnico’ per scaricare su di lui tutte le responsabilità di un fallimento possibile e, nel caso, mollarlo seduta stante? Grillo a Di Maio l’ha già cantata e gli ha detto: ragazzo fai politica, lascia stare Mattarella. Salvini da parte sua non ha ancora deciso come andare a elezioni: da solo, con Berlusconi, con Di Maio, con Savona premier? Boh. Attende l’ispirazione, come quando rallentò la scrittura del programma in attesa dei risultati delle amministrative.

E questo riguarda i nostri avversari. Il tema vero però, che la sinistra non affronta, limitandosi a fare l’avvocato d’ufficio di Salvini, è il proprio, personalissimo destino. Che fare? Che fare quando si formerà un fronte no-euro e una sacro unione pro euro? Che fare quando la sacrosanta necessità di cambiare le regole dell’Unione, di modificare quelle del mercato comune, di riformare un’istituzione iniqua sarà travolta da chi vuole semplicemente sfasciare l’Europa, da una parte, e chi invece la santifica dall’altra? Che faremo: una piccola pattuglia di no-euro (ma di sinistra, eh?) accanto a un’altra piccola pattuglia di euro riformisti? Entrambi ridotte alla testimonianza della propria invisibilità? Oppure, ci divideremo tra i due fronti e ci mischieremo al loro interno alla spicciolata azzerando ogni autonomia? Già oggi una bella quota di sinistra no-euro fa il tifo per Salvini, e magari l’ha pure votato. Immaginiamo cosa sarà domani, dopo la cagnara contro il povero Mattarella, eletto a capro espiatorio della proprie iniquità e e delle proprie insulsaggini. C’è già chi teme che Cottarelli prenda ordini dalla Merkel, che Mattarella lo designi perché intortato da chissà quale eminenza grigia internazionale!

Io direi basta fiction. Si discuta seriamente di una nuova Europa, con nuove regole, nuovi impasti di potere, più equa, più democratica. L’Europa è un ente storico e può essere modificato. Si costruiscano alleanze su un progetto di riforma sostenuto dai cittadini. Lo si faccia alla luce del sole, apertis verbis, con una narrazione stavolta adeguata, comprensibile, efficace. Si faccia politica se ancora ne si è capaci. Altrimenti si continui a votare di nascosto Salvini o Di Maio, o si faccia il tifo per loro, oppure si finisca al contrario per aderire alla sacra unione pro Europa, accettandola di fatto così com’è in entrambi i casi. Ma almeno si eviti il baccano e la confusione di questi giorni. Che non sono un bello spettacolo, e spingono anzi a tornare a occuparsi di altro, magari di scrittura, musica e buone letture.