La sinistra è diventata molto piccola, non è necessario che si renda ridicola

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini – 29 maggio 2018

Pensierino dell’alba. Imparare ad autodeterminarsi. Una questione di crescita.

Leggo le dichiarazioni solenni di tanti amici e compagni per l’autodeterminazione dei popoli e l’affossamento di Liberi e Uguali. Malgrado l’evidente sproporzione, sinceramente me ne dolgo. Capisco il nobile movente e in termini di principio mi sentirei anche di condividere tante solenni dichiarazioni. Ma la politica è anche realismo. Soprattutto realismo, se no sarebbe solo un’attività di predicazione.

In precedenti post ho richiamato la teoria rokkaniana delle ‘fratture’ alla base dei sistemi di partito e ho fatto riferimento alla natura duale del rapporto politico costituzionale: formale/reale, libertà/vincolo, autonomia/dipendenza, interno/esterno. Tutta la storia dei partiti democratici di massa si è mossa in questo spazio controverso. Essi erano l’espressione delle fratture, la loro ‘nomenclatura’ di parte, ma nello stesso tempo erano anche orientati alla ‘sutura’ e alla ‘ricomposizione delle stesse tramite la mediazione politica. La differenza fra i partiti originava dalle fratture social e culturali ma poi si faceva valere nel tipo di mediazione proposta. Essenza della democrazia- A meno di situazioni rivoluzionarie.

Venendo al caso specifico è stato Mattarella a farsi interprete della mediazione in quel momento necessaria, avendo però a fronte uno stuolo di partiti bambini. Se il veto a Savona era formalmente eccepibile, la sua sostituzione con Giorcetti avrebbe comunque permesso di aggirare l’ostacolo e messo incondizioni Lega e M5S di cominciare a realizzare il loro ‘programma’. Una mediazione, tanto più necessaria in un paese ‘fondatore’ della comunità europea, per guadagnare posizioni politicamente incidenti e non meramente agitatorie, Diventando grandi, cioè passando dalla forma protestataria di raccolta del consenso alla responsabilità di governare. Maturazione che essi hanno stizzosamente rifiutato. Il M5S per infantilismo congenito, la Lega avendo in serbo subordinate per essa più appetibili. Se oggi non abbiamo un governo ‘eletto dal popolo’ non è solo per i diktat della Trojka ma anche e soprattutto per la manifesta inettitudine dei soggetti in campo a recepire il mandato degli elettori facendosi carico di una mediazione realistica.

Stando sempre ad esempi di scuola citerò tre episodi. senza bisogno di commento. 1) la dichiarazione di Berlinguer circa l’ombrello della Nato, prodromica al ‘compromesso storico’; 2) il caso della Grecia e le conseguenze prodottesi dopo il referendum di ‘autodeterminazione’, con la frattura di Syriza, il nuovo corso di Tsipras e la ‘defenestrazione’ dell’affascinante Varufakis: 3) la tragicommedia dell’autodeterminazione catalana.

Esempi di mediazioni tentate, in situazioni tragiche, con risultati discutibili, ma comunque all’altezza dell’answer della storia, e un esempio di intransigentismo con esito comico.

In ogni caso le lotte per l’autodeterminazione sono cose serie, quasi sempre richiedono sacrifici immani, molte lacrime e barili di sangue. E quando hanno successo implicano comunque percorsi a ‘tappe’ ben misurati e mediazioni necessarie. Essendo questa l’essenza ‘buona’ e non efferata del motto machiavellico che il fine giustifica i mezzi.

Ora tanti cari amici e compagni intenderebbero fare della fiducia a tal Cottarelli l’equivalente dei crediti di guerra che impestarono la socialdemocrazia tedesca, rompendo con la rinnegata Leu e facendosi paladini della Costituzione violata e del principio di autodeterminazione. Per apprestarsi poi, con ogni evidenza, a mettersi in coda al sovranismo salviniano come autentica variante proletaria della nuova nazione in divenire. Andando alle elezioni come avvocati difensori del diritto di Salvini e Di Maio a governare l’asilo nido. Come se l’Italia, grande come è, dovesse a forza replicare in sedicesimo, la vicenda già vissuta con grande dignità dalla piccola Grecia, se non seguendo la commediola della già minuscola Catalogna di Messi Iniesta e Puigdemont.

Mi si faccia il piacere. Se è vero che la sinistra è diventata molto piccoia non è necessario che si renda a forza ridicola. Perciò, senza togliere l’amicizia a nessuno, chiamerei a più sobrie meditazioni.