Il grillismo dei renziani e la rottamazione dei grillini

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di Fausto Anderlini – 6 febbraio 2019

Senz’arte nè parte. Sebbene un poco dell’arte l’han messa da parte. Pensierino di demografia politica e di antropologia comparata.

Che questo reddito di cittadinanza faccia cagare, e che più prima che poi si risolverà in una colossale perversione, l’ho già detto. E tuttavia….

Quando li vedi in televisione, con quelle facciotte così comuni, quel gergo di frasi fatte, quella mancanza di profondità espressiva, quell’eloquio che dietro una faragginosa inculturazione tecnica nasconde una totale ignavia filosofico-politica, quella dilettantistica spudoratezza che trapela dallo sguardo, quel pressapochismo ostentato come un libro di certezze validate…. essi appaiono così simili alla genia che li ha appena preceduti, cioè ai quasi coevi giovani rampanti del Pd renziano. Si palesa così nitida quella stessa levità strafottente che consegue dalla vertigine di essere entrati nelle stanze di potere con una ‘rivoluzione’, cioè dalla sera alla mattina, baciati da una sorte benigna e avventuriera, ovvero senza alcun cursus honorum, quel capitale di competenza reale in quanto esistenzialmente vissuto, quel merito certificato da apprendisaggi fatti di eroismo, lunghe dedizioni e altri sacrifici più meno immani. In tutto e per tutto perfetta continuazione della iattanza pseudo-meritocratica dei ‘rottamatori’. Cascame ideologico e falsa coscienza di ogni mediocrità redenta da un colpo di culo.

Ma i grillini, malgrado le bizzarrie e il patetismo che li contraddistingue e li rende un bersaglio quasi obbligato non della satira ma del comune senso del pudore, si sono rivelati ‘rottamatori’ intelligenti, si direbbe saggiamente avveduti, laddove la turbo-generazione dei renziani si è piuttosto risolta in una forma stupida e ubriacante di grillismo. Oserei dire che al fondo dei grillini permane un criterio ritentivo per il quale si autovalutano per quel che sono, nel mentre i renziani si illudevano di essere quel che volevano diventare ma non erano.

I nuovi venuti infatti hanno proceduto sotto una felice intuizione, cioè con la consapevolezza di fare blocco sociale con la loro generazione e le famiglie di provenienza, fatte di lavoratori alla cinghia, classi medie depauperate, inoccupati, pensionati al minimo, poveri demograficamente degradati. Con la società lasciata indietro dalla modernizzazione liberista e conficcati nel pantano dalla sua crisi. Optando il Sud come grande retroterra politico-territoriale.

Mentre i renziani del Pd, dall’alto della stessa inconsistenza, si abbandonavano alla spudorata pretesa di essere accolti come ceto dirigente dalla parte benestante del paese. Pensando che la parte abbiente, i ceti cd. ‘moderati’, la ‘destra’, potessero davvero affidarsi, se non per una momentanea necessità, alla loro festante congrega solo per quella dichiarata volontà di liberarsi della zavorra di una sinistra ormai innocua.

Il modo In cui i 5 stelle hanno saputo tenere assieme gli appassionati dalla new age tecnotronica e i drop out che scagliano sassi dal cavalcavia, il laureato-massa senza prospettive così come il popolo dei lavoretti e la poltiglia deprimente degli adultescenti, è stato, e resta, un capolavoro intuitivo.

Laddove la rivoluzione generazionale del renzismo, le cui basi erano state poste nella prima decade del nuovo secolo, si è risolta in una forma di neo-yuppismo modernizzante fuori tempo massimo, neanche si fosse negli ’80 dell’era craxiana, così plateale da renderli invisi a tutto il resto delle tribù che smaniavano nella frustrazione sociale. Sicchè alla fine ne è scaturita la sensazione di ostentato privilegio, una presunzione differenziante rispetto alla ‘gente’ qualsiasi, totalmente contro-tendente rispetto al comune immaginario isterico. Cosa che alla fine hanno pagato salato. Ancor più di noi che siamo stati relegati a spalare nelle saline di Cervia.

Adesso, mentre noi ci apprestiamo a radunarci per l’ennesimo innesco del ‘partito che non c’è’ (e forse neanche ci può essere), piccola famigliola, con tanto di adultescenti al seguito, piccola comunità militante unita dall’affetto e testimone residuale di un grande mondo antico, il Pd rimette avanti il suo ceto politico amministrante entrato in età matura. sobrio, equlibrato e politically correct. Cioè evanescente, ponderato quanto curiale. Un mondo di spostati e bizzarri calcolisti. Che vorrebbe recuperare gli elettori glissati verso i 5Stelle riproponendo il suo accordo con almeno il 50 % delle issues portate avanti dalla destra. Gente con un grande futuro andato sprecato alle spalle. Ed è così che va. O andrà, per un altro po’ di tempo.