Il presidente impossibile. Pepe Mujica, da guerrigliero a capo di stato

per Gabriella

angelucci nadia; tarquini gianni - il presidente impossibile. pepe mujica, da guerrigliero a capo di stato

IL PRESIDENTE IMPOSSIBILE. PEPE MUJICA, DA GUERRIGLIERO A CAPO DI STATO – DI  NADIA ANGELUCCI e GIANNI TARQUINI – ed. NOVA DELPHI

da popoffquotidiano.it  01 luglio 2014

Il tempo di Pepe Mujica

Erri De Luca presenta la prima biografia in italiano di Pepe Mujica, ex guerrigliero e presidente dell’Uruguay: “Il presidente impossibile”

“Il 1900 è stato il secolo delle rivoluzioni. Con questa radicale for­mula politica sono state rovesciate tirannie e imperi coloniali, si sono armate resistenze contro invasioni e si sono riscattate indipen­denze. Dall’Asia, all’Africa, alle Americhe, passando per Europa e Oceania, il mondo è stato riscritto dalle rivoluzioni. L’unica terra emersa non coinvolta è stata l’Antartide.

Ne scrivo per esperienza diretta. Ho fatto parte dell’ultima genera­zione rivoluzionaria del 1900, nell’organizzazione Lotta Continua. Negli anni settanta la sinistra non parlamentare d’Italia era retro­via di molti movimenti rivoluzionari. Ospitammo e sostenemmo materialmente militanti delle lotte armate provenienti da tutte le parti del mondo. Un caso per tutti: Lotta Continua promosse sul suo giornale quotidiano una pubblica raccolta di fondi per fornire armi al MIR, i rivoluzionari cileni, dopo il colpo di stato militare che aveva rovesciato il governo Allende. Fu raccolta una somma considerevole per l’epoca, che fu messa nelle mani di un esponente di quel movimento, poi ucciso dalla dittatura.

La figura professionale del 1900 è stata il rivoluzionario, due le sue prospettive di carriera: presidente o bandito. In qualche caso i due destini hanno coinciso. L’esempio più celebrato è quello di Nelson Mandela, dirigente della lotta armata di liberazione del suo paese, rinchiuso per decenni come terrorista e bandito, poi eletto presi­dente. Lui racchiude l’esemplare carriera politica del 1900. Vita parallela è quella di Pepe Mujica. A differenza di Mandela, la sua è in pieno svolgimento e illumina il secolo in corso, il duemila dopo Cristo, o, come preferisco dire, il 410 d.C., dopo Chisciotte, data di sua prima pubblicazione. È successo al secolo delle rivoluzioni di saltare, come Chisciotte, in groppa a un mucchio di suoi Ronzinante e spronarli contro ingiu­stizie immense e forze soverchianti. Nell’urto sproporzionato si sono consumate le generazioni ma il bilancio è attivo. I Ronzinante han­no prevalso, Chisciotte, cioè la rivoluzione indomita e visionaria, ci vedeva giusto e lontano. Il pessimismo dei Sancho Panza, il loro op­portunismo aveva torto. Chisciotte, ovvero la rivoluzione del 1900, è stato “il cavaliere invincibile degli assetati”, secondo la definizione scritta da Nazim Hikmet, poeta turco a lungo prigioniero politico.

Pepe Mujica è il compagno che ognuno avrebbe voluto a fianco e che molti hanno conosciuto sotto diversi nomi. La sua vicenda prima che politica è sentimentale, perché fondata sul primo sentimento che affiora alla coscienza: la giustizia. La prima obiezione di un bam­bino, la sua prima critica agli adulti ha questa formula: non è giusto. È il suo primo segnale di coscienza indipendente. La formazione di un carattere rivoluzionario inizia da un urto e da una compassione. I tupamaros di Raúl Sendic sono stati esempio entusiasmante di lotta armata popolare, con le loro azioni rivolte a suscitare il mas­simo di consenso e realizzando il massimo di critica e di denuncia del sistema di corruzione al potere. La notizia delle loro imprese dilagava negli anni settanta in tutto il mondo e faceva dell’Uruguay un punto di riferimento. Sotto la dittatura militare hanno scontato la pratica rivoluzionaria con la rappresaglia carceraria. Per la durata di tre Olimpiadi le loro vite sono state rinchiuse nel buio di uno stanzino sigillato. Le tortu­re, dalle percosse a quella della sete che spingeva a bersi le urine, han­no schiacciato i loro corpi per dodici anni, quattromila giorni senza sapere nemmeno che ora fosse, senza poter scambiare una parola: se questo è un uomo? Sì, questo è un uomo, uno che non si è disinte­grato dentro uno dei peggiori tritacarne del secolo dei rivoluzionari.

Poi nel primo contatto con l’aria senza sbarre, la libertà fu essere scaraventati fuori dal passato e dovere imparare da zero il presente, studiarlo come il meccanismo di un orologio smontato, cercando di rimontare i pezzi. Pepe Mujica in quei giorni di convalescenza dalla clausura scrive gli articoli della sua nuova cittadinanza, fondata sulla fedeltà alla prima. A inizio della sua costituzione scrive: niente odio. Questo è il presidente Pepe Mujica e il suo nuovo Uruguay democra­tico che insieme inaugurano il tempo moderno e il futuro praticabile. A me lettore di queste pagine fa venire voglia urgente di andare a vederlo.”

Erri De Luca è scrittore, poeta e traduttore. A 18 anni vive in prima persona la stagione del ’68 militando in Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri in Francia, Italia e nel continente africano. Studia da au­todidatta l’ebraico e traduce alcuni Libri della Bibbia. Esordisce come autore con il romanzo breve Non ora, non qui (Feltrinelli, 1989). Tra le sue opere più recenti ricordiamo: Storia di Irene (Feltrinelli, 2013) e la raccolta poetica Bizzarrie della provvidenza (Einaudi, 2014). E’ appena stato rimandato a giudizio dalla Procura di Torino per la sua solidarietà col movimento No Tav e con i quattro attivisti in carcere con la grottesca accusa di terrorismo.

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