Dal manuale del piccolo leader (edito da Minculpop)

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di Eli4never

Dove ha studiato Matteo Renzi? Chi gli scrive le battute? Ma soprattutto, sotto il vestito cosa c’è?

Queste ed altre domande affollano le testoline degli udenti i vari talk show, compreso quello che è andato in onda mercoledì 2 luglio direttamente dalla sede dell’Unione Europea.

La risposta, che non troverete in alcuna biografia autorizzata e soprattutto non autorizzata, è che Renzi, come un magnifico cavaliere della tavola delle larghe intese rotonde, ha trovato il suo personale Sacro Graal.

Trattasi di un piccolo manuale in sedicesimo, stampato nel secolo decimonono, in due sole copie. Una fu distrutta in un parossismo di rabbia da Mussolini, quando scoprì che Hitler non solo non aveva la famosa arma definitiva, ma continuava a muovere sulla carta geografica dell’Europa divisioni di soldati che non esistevano più, mentre i suoi generali annuivano guardandosi in tralice ma non osavano informarlo della verità. Sappiamo poi tutti com’è andata a finire. Dell’altra copia non si supponeva l’esistenza fino a quando “scese in campo” Berlusconi. L’uso di metafore impoetiche e di luoghi comuni da pubblicitario biancomulinesco costellava e condiva i suoi discorsi d’autore, indorando – come tanto piace all’italico popolo – la pochezza di contenuto e i veri obiettivi del parlante. Furono questi indizi, sempre più evidenti, a far ipotizzare la presenza della seconda copia. Di come Renzi sia venuto in possesso di questo manuale, neanche i posteri hanno diritto all’ardua sentenza. Accettiamo dunque, senza dimostrazione, l’assunto che i recenti capi di governo, in una cerimonia segreta e senza testimoni, si trasmettano il Sacro Graaltesto e proviamo a ipotizzare il suo contenuto.

La prima regola di questo manualetto è la seguente:

Usa un linguaggio accessibile a tutti. Gli intellettuali se ne adonteranno, pensando di essere trattati come cretini, ma il 95% della popolazione (stima per difetto) crederà di aver capito tutto, e si sentirà trattato alla pari.

La seconda regola, diretto corollario della prima è:

Per parlare un linguaggio di immediata comprensibilità, usa metafore facili e slogan d’effetto, che rimangano impresse nella mente dei semplici.

La terza regola è la seguente:

Se dici una cosa che solleva polemiche tra i tuoi alleati o tra i tuoi avversari politici, hai quattro possibilità:

–          Dire che sei stato frainteso (anzi, capito male: è più “accessibile”)

–       Dire che la commissione X si riunirà per valutare e decidere (ovviamente, di questa commissione non si saprà più nulla)

–       Far dire in tv a qualcuno dei fedelissimi che si farà un passo indietro (il riferimento al gioco “un due tre stella” è evidente, ma potrebbero esserci fonti discordanti su questo punto)

–          Dire che la colpa è dei giornalisti (funziona sempre)

La quarta regola è:

Usa le parole in modo che il loro significato sia ambivalente: avrai sempre una via di fuga dalle tue responsabilità.

La quinta regola è:

Farcisci il tuo discorso di citazioni e richiami: fanno sempre colpo.

Corollario a questa regola è scegliere con attenzione le citazioni, affinché siano in aperto contrasto con quanto detto nel discorso o assolutamente non pertinenti, per dare un po’ di pane da masticare agli esegeti della politica.

Il manuale, di autore ignoto, sembra sia stato pubblicato dalla casa editrice Minculpop. Non riporta altre regole, ma chiude con una citazione (era il minimo) la sua essenziale elencazione stilata per il politico di successo. E’ l’unica prova in facsimile dell’esistenza di questo fantomatico manualetto, giunta a me per vie traverse. Ve la riporto integralmente:

-“Blinda la supercazzola con scappellamento a destra o sinistra come fosse di pentolone”

“Non ho capito un cazzo!”

“Grazie, è l’informazione che mi serviva.”-

Eli4never (e lasciatemi divertire)