Il sinodo dei vescovi sull’Amazzonia – avversato e veramente speciale

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UN SINODO VERAMENTE SPECIALE

Nel sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it pubblichiamo un dossier con il materiale finora disponibile sul Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia, perché ci sembra che l’evento in corso segni una vera novità per la vita e per la riforma della Chiesa. Ciò spiega anche perché questo Sinodo è così duramente avversato ed esecrato dall’integrismo laico di destra che dilaga su siti e giornali, e da settori regressivi della Chiesa e dello stesso episcopato. In effetti ci sembra che dopo la novità già rappresentata dai Sinodi conclusisi con la “Amoris Laetitia”, il Sinodo sull’Amazzonia rappresenti il primo vero evento collegiale rilevante che si sia avuto nella Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II; non che non ci siano stati molti Sinodi prima di questo, ma nella concezione restrittiva di Paolo VI essi furono pensati e normati come mere funzioni ausiliare del primato pontificio, ragione per cui la Chiesa a partire da allora è rimasta ferma per cinquant’anni.
Anche formalmente il Sinodo sull’Amazzonia non è come gli altri. Esso si qualifica come assemblea speciale in quanto inerente a un’area geografica determinata pur nell’unità della Chiesa universale (tant’è che si svolge a Roma). Naturalmente neanch’esso realizza un modello compiuto di sinodalità né è esente da elementi di criticità, però reca un messaggio di novità e vitalità in senso epocale, che sul piano simbolico si può paragonare all’apertura dell’Anno Santo a Banguì, in piena Africa; e il simbolo è quello di uno spostamento del baricentro del cattolicesimo dal centro della potenza e dell’opulenza – ultimamente rappresentato dall’area euro-atlantica – al centro della debolezza e della povertà delle Genti, e dalla dimensione prevalentemente gerarchica della Chiesa a una dimensione già più intrecciata con la soggettività del popolo di Dio.
E’ questo solo uno spunto di riflessione che ciascuno potrà verificare attraverso la lettura dei testi e dell’informazione sull’evento. Qui indichiamo solo alcuni aspetti, forse nemmeno i più importanti, di questa novità, che però possono dare il senso del cambiamento in corso.
Il primo aspetto riguarda proprio la specialità che contraddistingue questo Sinodo. Esso è relativo ad un’area geografica determinata; ma quest’area non coincide con uno Stato (come potrebbe essere un Sinodo per l’Italia o per la Germania) ma con un popolo, il popolo amazzonico. Dunque c’è un passaggio dell’attenzione della Chiesa dagli Stati (e perciò dai Concordati!) ai popoli, non al modo del populismo, che riduce i popoli a sgabelli del potere, ma al modo della condivisione che ha occhi per vedere quando i popoli sono perseguitati, negletti o scacciati, come il popolo curdo braccato da Erdogan, il popolo palestinese negato da Israele, il popolo navigante e naufrago dei migranti, figlio di nessuno, messo agli arresti sul mare, e naturalmente i popoli indigeni, spesso considerati – come ancora oggi in Argentina, parola di papa – più barbari che civili.
Il secondo aspetto è che siamo oltre il criterio della rappresentanza, perché sono presenti tutti i vescovi e gli ausiliari dell’area amazzonica, che abbraccia il territorio di nove Paesi con sette Conferenze episcopali diverse. C’è quindi un plenum di Chiese locali insieme a rappresentanze della Chiesa universale ed al papa. E’ anche rilevante che la lunga preparazione del Sinodo non sia stata riservata agli addetti ai lavori ma abbia coinvolto 87.000 persone e numerosi eventi non solo nell’area interessata ma anche a Washington, a Roma e altrove. La spinta che ha suscitato intorno a questo Sinodo un così grande interesse è che esso non ha come destinataria e principale interessata solo la Chiesa, ma anche la terra e l’umanità tutta, chiamate in causa dal tema della “ecologia integrale”, che è il secondo obiettivo su cui è convocata l’assise.
Infine si può sottolineare la ricchezza del dibattito innescato dal documento preparatorio o “Instrumentum laboris”, che non si è censurato di fronte ai tabù e all’insindacabilità di norme antiche considerate intangibili ma è giunto a ipotizzare un diverso rapporto tra il ministero ordinato celibatario maschile e la celebrazione dell’eucarestia, nonché a mettere in questione i ruoli ecclesiali delle donne, di fronte a pressanti esigenze di comunità prive di risorse materiali ed umane, rivendicando la libertà cristiana di discutere e decidere nell’ascolto di ciò che oggi lo Spirito dice alle Chiese.