Il sorriso di Marianna

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di Luca Billi  2 maggio 2019

Ci mancava solo questa: la padrona si è incapricciata di farsi fare un ritratto. E, come al solito, il signor Francesco deve pagare. E vorrà sicuro un gran pittore. E fosse solo questo: ha preteso un vestito nuovo, perché nessuno di quelli che ha, dice che va bene. E questo è troppo scuro, e questo è troppo chiaro; e ogni volta sembra che sia colpa mia se non le stanno bene. Se mangiasse meno dolci…
Speriamo almeno che questo pittore sia bravo e che abbia molta fantasia, perché la dovrà fare bella e magra e giovane. E se il ritratto non le piacerà, vedrete che troverà il modo di dare la colpa a me. Ha voluto perfino un paio di scarpe nuove, perché tutte quelle che ha le fanno i piedi grandi. “Ma il signor pittore non le farà mica il ritratto dei piedi.” Non l’avessi mai detto: è andata su tutte le furie. Lo so, dovevo stare zitta, ma è più forte di me: quando vedo buttar via i soldi, anche se non sono i miei, mi arrabbio.
Povero signor Francesco, che moglie si è trovata. Capisco che doveva imparentarsi con una famiglia aristocratica, che portasse prestigio alla sua casa. Giusto quello, perché questa di soldi ne ha portati pochi. Il signor Francesco di soldi ne ha, ma se la padrona continua a spenderli così…
E poi, diciamo la verità, lo sa tutta Firenze che la padrona non era proprio un giglio quando ha sposato il signor Francesco. Non sono affari miei, ma quando con le altre padrone parla dietro a questa e quell’altra, farebbe meglio a stare zitta.

Finalmente è arrivato il signor pittore. Lo conosco: è il figlio del notaio. Insomma non proprio il figlio, insomma sarebbe il figlio, ma non può certo diventare notaio anche lui. E così fa il pittore, dicono che sia famoso. Un tempo lo vedevo spesso in giro per la città, poi dicono è stato in giro per l’Italia, magari è stato in galera e non l’hanno voluto dire; è da poco che è tornato a Firenze. Si vede che è un uomo distinto, potrebbe perfino sembrare un notaio. Invece gli tocca fare il pittore.
Non so se sia bravo, ma certo è molto paziente: mentre dipinge sta sempre zitto. La padrona durante la posa è più insopportabile del solito. “Marianna, portami l’acqua.”; e poi si lamenta che è troppo fredda. “Marianna, sposta le tende che ci vuole più luce.”; lo dovrà dire il signor pittore se ci vuole la luce, dico io. “Marianna, chiudi la finestra che la corrente mi sposta il velo.” Insopportabile.
Sta facendo impazzire anche il signor pittore. Prima dice che vuole i fiori sullo sfondo, poi che non li vuole più. Vuole mettersi una collana e il giorno dopo decide di cambiarla. E il signor pittore cancella e corregge. Un giorno ha protestato perché le fossette non si vedono abbastanza e perché si vedono i peletti delle sopracciglia. Non le va mai bene niente.
Dopo ogni ora di posa il signor pittore si ferma in cucina a mangiare: credo sia una parte della sua paga. Io cerco sempre di stare lì insieme a lui. E’ così gentile con me. Sa tante cose, e non credo sia stato in prigione, perché mi racconta che è stato in tanti posti. E’ sempre pieno di foglietti su cui scrive di continuo. Io non so leggere, ma vedo che scrive diversamente dal signor Francesco, scrive all’incontrario, e poi disegna, disegna sempre. Delle volte mi sembra un po’ matto, ma mi piace tanto ascoltarlo. Mi racconta delle storie incredibili, dice che un giorno gli uomini potranno volare. A me piace tanto stare lì con lui: è proprio bello il signor pittore. Una volta per prendere la scodella che stava cadendo mi ha sfiorato la mano, e accidenti proprio in quel momento è suonato il campanello e sono dovuta andare dalla padrona.

E’ da un po’ di tempo che il signor pittore non viene: il signor Francesco ha detto a tavola che il signor gonfaloniere gli ha commissionato un grande affresco, deve dipingere una grande battaglia, con tanti cavalli. Lo vorrei rivedere, ma non so come fare. L’altro giorno al mercato ho sentito un gruppo di servi che parlavano di lui: dicono che non gli piacciono le donne. Non so, io credevo di piacergli, almeno un po’.

Oggi il signor pittore è tornato, ha portato il quadro finito e ha riscosso i soldi dal signor Francesco. Per me è un bel quadro: non sembra neppure la padrona. Ci sono le fossette, c’è la collana che voleva lei, ha lasciato i peletti delle sopracciglia. La padrona gli ha dato solo un’occhiata. Ormai non le interessa di più: si è messa a suonare, perché hanno detto che le signore devono conoscere la musica. Mi ha detto che non lo vuole nelle sue stanze: immagino che finirà in cantina.
Io non l’ascoltavo neppure, sono scesa di corsa in cucina per dare la minestra al signor pittore. E’ silenzioso oggi il signor pittore, è preoccupato per il grande quadro con i cavalli. E poi in quella stessa stanza c’è un altro pittore che deve dipingere anche lui una battaglia. “Per me lei è il più bravo a disegnare i cavalli.”; mi ha sorriso. Vorrei dirgli tante cose, ma non so da dove cominciare. E se poi al mercato hanno ragione?
Quando ha finito di mangiare mi ha preso la mano e mi ha ringraziato. Poi mi ha chiesto se potevo accettare un suo regalo. Il sì mi si è fermato in gola. Dalla borsa ha tirato fuori uno dei suoi foglietti e me l’ha dato: mi ha fatto il ritratto. Mi ha chiesto di tenerlo, per ricordo. Tra poco deve partire di nuovo e non sa quando tornerà. “Un giorno, Marianna, quando sarò lontano da Firenze, farò ancora il tuo ritratto, come se fossi una signora.”.
Mi ha detto che ho un sorriso… enigmatico. Non ho avuto il coraggio di chiedergli cosa vuol dire.