Il Vangelo ai comizi e poi la profanazione

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 23 gennaio 2019

È al C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto che nel marzo 2016 Papa Francesco si recò per la celebrazione della lavanda dei piedi del giovedì santo, inchinandosi davanti a 12 profughi. L’uomo del rosario e del Vangelo ai comizi ha deciso comunque di profanare il luogo. È come se avesse detto, lui e quelli che hanno consentito lo scempio di queste ore, che il Papa si sbagliava, che quella misericordia non ha senso, che pietà l’è morta e così l’umanità. Parlano di trafficanti di carne umana, dicono di battersi contro di loro. Ma cos’è questo trasferimento forzoso se non un traffico di uomini verso non si sa dove? Cosa sono quegli uomini se non una merce destinata al mercato politico, utili solo a creare consenso in campagna elettorale e a corrispondere agli impulsi più bassi del ‘popolo’? La politica infierisce sui corpi così come gli scafisti, e prima ancora i torturatori, e prima ancora i predatori e i colonialisti. La deportazione è solo l’ultima propaggine di una catena di violazioni dell’umanità.

La biopolitica di questi decenni ha questo di evidente: che il potere agisce ormai direttamente sulla vita umana. La cura e la assicura mediante il welfare, ma per altro verso la viola costantemente, in special modo se si tratta di nuda vita, di vita senza difese, senza protezione, se si tratta di vita straniera, estranea, lontana, altra. Ma è qui, in questi momenti, che allo stivale chiodato del potere e alla sua protervia si oppone il ‘cuore’ di chi intende l’esistenza umana, invece, come un bene da difendere con la democrazia, la cura e il rispetto. È in questi momenti epifanici che appare sia la violazione sia la tutela, sia l’impulso volgare sia il gesto di mediazione della cultura e dell’affettività. Perché laddove c’è il pericolo c’è anche la salvezza (o almeno un tentativo di riscatto). Chi ha portato abiti, conforto, aiuti a coloro che venivano deportati, chi si è opposto, non ha solo fatto nobile testimonianza, ma ha messo in atto un gesto politico come oggi ce ne sono pochi. Non sarà un listone a riunificare questi cuori e a riconquistarli alla politica, ma un lavoro di scavo tra le persone e le idee. Non la pancia, né la cerebralità, ma il cuore. È questo il campo da arare.