Il vuoto in politica non è una metafora

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di Alfredo Morganti – 16 luglio 2019

Il vuoto in politica esiste, è un fatto. Vuol dire che non ci sono partiti capaci di svolgere una funzione di organizzazione, sintesi, partecipazione, direzione. Vuol dire che il popolo è tutto meno che tale, ma una sommatoria di individui soli e inermi davanti al mercato. Vuol dire anche che il sindacato si trova a svolgere, più di un tempo, un ruolo politico sempre meno residuale, tanto più se parliamo di un’organizzazione con milioni e milioni di iscritti, che, nello stesso tempo, non dimentica la propria funzione principale, quella di rappresentare gli interessi dei lavoratori in termini unitari e secondo un principio di responsabilità e una visione generale. Capita, quindi, in questo mondo vuoto e disadorno, che un vice premier convochi il sindacato confederale, assieme ad altre decine e decine di altre sigle.

Si va o non si va? si saranno detti. Ha prevalso, infine, l’idea di andare, anche perché era il governo a convocare (seppure solo una parte di esso) non uno di passaggio, e tali circostanze sono sempre utili per ribadire la propria piattaforma dinanzi all’esecutivo e al Paese. Il sindacato non sa chi componga con esattezza l’altra parte del tavolo, non è responsabile della squadra che ha davanti (governo o padronato, poco cambia), nemmeno è responsabile dei riflessi politici che se ne potrebbero produrre. Se così non fosse, l’autonomia sindacale sarebbe una barzelletta. La decisione di andare a mostrare e vedere le carte ha quindi alzato una certa maretta, in special modo nel governo, dove Conte si è risentito della iniziativa di Salvini, mentre Di Maio (risentito a sua volta con Salvini che gli stava rubando la scena) ha pensato bene di prendersela col sindacato, che si limitava, peraltro, a fare il proprio mestiere, presentando una piattaforma e richiedendo una discussione, nonché una presa di posizione in merito.

A me pare che, come ha detto Landini, oggi i governi siano due, anzi due mezzi governi che, assieme, non ne fanno uno. A molti parrà lapalissiano, ma le cose vanno messe in scena affinché si possa parlare di spettacolo. E in questo caso lo spettacolo c’è stato davvero. A me hanno insegnato una cosa in special modo, una specie di ABC. Se stai fermo, se ti distingui, se dici ‘no’, se cerchi di non immischiarti, se ti fai da parte, se escludi contatti ravvicinati, se ti ‘immunizzi’ dall’avversario e dal mondo che pure vorresti cambiare, la tua visione della politica è presso a poco orientata alla contemplazione e alla tutela del sé. Se invece vai a gettare sale sulle ferite altrui, se cerchi di divaricare quel che appare divaricato, se sviluppi una iniziativa positiva, è possibile che tu metta davvero in difficoltà l’avversario, che provochi delle reazioni interne a esso e comunque ne mostri alla luce del sole le contraddizioni.

Le ragioni della politica non sono mai le ragioni delle parole. La politica è prassi, spesso avventata, spesso arrischiata, talvolta contraddittoria. Ma prassi. Si tenga anche conto che siamo nel ‘vuoto’ che si diceva, che questo non è affatto una metafora, e che se il sindacato è costretto a muoversi su un terreno non proprio, il problema non è del sindacato, ma degli attori politici deboli, dei soggetti istituzionali spaesati, delle organizzazioni inesistenti. Io penso che senza il sindacato, oggi, avremo solo il PD da una parte e una infinità di listini occasionali dall’altra. Troppo poco per tenere testa alla destra, veramente troppo poco. La sinistra politica oggi abita un mondo metaforico, digitale, mediatico. Prima di mettere la croce addosso a Landini, ci pensi bene. Anche perché a far questo il sig. Calenda è già bravo di per sé. Si tratta dello stesso Calenda che in un tweet accusa il sindacato di prestarsi a “spregiudicate operazioni di distrazione di massa pur di compiacere Salvini”. Capite? È un simulacro della politica e pretende di fare la lezione a sedici milioni di lavoratori e pensionati che tengono botta mentre lui, l’ex tutto e qualche clan agguerrito, consultano i loro guru pure prima di fare una diretta facebook o di ordinare un cappuccino al bar. Eccolo il vuoto della politica. Ed è pronto a risucchiarci a tutti.