Papignani e Landini

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di Fausto Anderlini – 16 luglio 2019

Anch’io sono andato a omaggiare Bruno Papignani alla camera ardente di Via Marconi ed ora che è stato inumato nella cornice che meritava mi sento di azzardare un giudizio che riguarda il sindacalista e che nello stesso tempo lo trascende.

Papignani è stato un sindacalista autentico, per vocazione, cioè intrinseco al ruolo di tutore degli interessi della categoria. Una base da rappresentare con la quale si identificava del rfesto la sua stessa biografia di ex operaio proveniente da un mondo territoriale negletto e periferico. Ma questo mestiere ha dovuto adattarsi a tempi ‘nuovi’ e turbolenti, trovando la via di galleggiamento in un quadro di grave disassamento e disarticolazione del ‘sistema storico del movimento operaio’. Nel quale erano andate recise non solo e non tanto le ‘cinghie di trasmissione (peraltro funzionanti, anche nei tempi in cui erano rette da mani d’acciaio, in entrambi i sensi). Quanto la stessa fisiologica dialettica fra soggetti (sindacato e partito) appartenenti allo stesso universo. Quando il sindacato acquista piena autonomia (ivi comprese parti distinte dell’organizzazione verticale) anche perché è la politica (più espressamente il partito di riferimento) a cercare autonomia in spazi sociali avulsi dal referente storico.

Di qui la conseguenza di due dinamiche divergenti. Da un lato la tendenza del partito (prima i Ds e infine il Pd) a bypassare la mediazione sociale affidata al sindacato (pesino istituzionalizzata sul finire dei’30 gloriosi nei modelli concertativi di tipo neo-corporativo). Dall’altro lato la tendenza del sindacato a praticare la politica in proprio, bypassando la mediazione partitica. Il risultato di queste due divergenze (o meglio convergenze estranee) è stato un confuso occasionalismo. Un navigare a vista, una perdita di coerenza, con conseguenti oscillazioni ed effimere improvvisazioni. Una ondivaga ed autistica correlazione. Solo Cofferati, in un preciso frangente, riuscì a unificare lo spazio politico lasciato scoperto dalla paralisi oppositiva dell’Ulivo (dopo la sconfitta del 2001 e il dilagare dei ‘girotondi’) riuscendo nel contempo a surrogare in via generalista l’indebolimento contrattuale dovuto allo scompaginamento del mercato del lavoro. Fu la grande e vittoriosa insorgenza di massa in contrasto col tentativo di abolire l’articolo 18. Per il resto dopo l’effimero proseguo ‘sinistro-veltroniano’ del ‘correntone’ (corrispondente al tentativo di gruppi di sindacalisti Cgil di intromettersi direttamente nella vita di partito) l’improvvisazione autistica ha regnato sovrana, spesso ricorrendo alla surroga della visibilità mediatica come specie di additivo ‘gentista’ alla prassi sindacale.

In proposito vengono alla mente certe ostentazioni enfaticamente contro-corrente che Papignani ha praticato prendendo spunto dal presenzialismo di gente come Di Pietro e, poi, sino a poco tempo orsono, Di Maio. Volendo qui tenere un registro puramente sociologico scevro da ogni giudizio morale. Del resto il nostro Bruno non ha fatto che seguire gli umori politici di una base sociale divenuta necessariamente ubiqua. Una coscienza di classe rientrata giocoforza nel sé immediato, oivvero divenuta particolaristica, aziendale, categoriale, individualizzata, cioè improvvisata e mutante. Pur’anche nell’ostinata ostensione dell’iconografia delle origini.

E’ questo stesso occasionalismo che ritroviamo in numerosi sindacalisti ‘atipici’ che si sono forgiati in quella stagione di mobili e incerti riferimenti. Come sorta di tara genetica. Fra i quali è d’obbligo annoverare, per quanto all’opposto, anche quelli che si facevano selfie con Renzi nel mentre ne dichiarava la perniciosa inutilità. Che cos’è che spinge Landini a presenziare alla comparsata leghista nel ministero degli interni ? Quale disgraziata e incolpevole leggerezza gli ha orbato la vista ?

E va da sé, in posti scriptum, che il pesce puzza sempre dalla testa. Malgrè tout va sempre ringraziata la Cgil per essere riuscita a tenersi in qualche misura come ‘corpo stagno’, evitando d’essere fagocitata dalla crisi del Pd.