Io, ex lettore di giornali ed ex ascoltatore dei telegiornali

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Io, ex lettore di giornali ed ex ascoltatore dei telegiornali
Sono sempre stato un appassionato lettore di giornali e un grande ascoltatore dei tg. Con la venuta dei canali informativi 24 ore, il mio interesse è cresciuto sino a quasi alla dipendenza. Mentre lavoravo o gironzolavo in casa, c’era sempre un tg24hours accesso, con una preferenza particolare per Skytg24. Confesso, detto questo, di non aver mai amato granché i talk show. Ma ci poteva stare.
Poi, però, è esplosa la guerra ucraina, e questo amore è finito quasi d’incanto. L’ho spiegato in altri post: l’informazione si è tramutata nemmeno in propaganda, troppa grazia, ma in un modo arruffone, ciarliero, sprofessionalizzato, embedded, da newsletter aziendale, da ufficio stampa padronale, di dare le notizie. Ultim’ora come se piovesse, numeri dati alla rinfusa e senza una verifica di congruità, notizie contraddittorie, chiacchiere a spiovere di chiunque fosse dotato di un microfono in studio o di un videocollegamento, redazioni che perdono di terzietà, anzi si schierano apertamente, come se fossero proiezioni o emanazioni del governo. Un intrattenimento sensazionalistico e arruffone senza più un’etica.
Da allora l’informazione è quasi sparita dalla mia vita. Telegiornali niente. Talk shaw nemmeno la puzza. Compro ogni tanto Domani o l’Essenziale, ma non con lo stesso spirito con cui, fino a poco tempo fa, compravo un quotidiano. Ricordo che, se ero in vacanza, ero capace di percorrere chilometri pur di trovare la versione teletrasmessa, di piccole dimensioni, magari del giorno prima, del Corriere della Sera. Non vi dico quando ancora si pubblicava l’Unità. Moltissimi anni fa, in Francia, compravo l’Humanitè, anche se il mio francese è più che approssimativo. Ma lo facevo così, per avere sempre con me la stampa quotidiana, che ripiegavo accuratamente nello zaino e poi riportavo in Italia, magari come ricordo del viaggio.
Ho creduto moltissimo all’informazione, ma oggi ho praticamente divorziato dalle news. È stata una bella storia, ma è finita nel peggiore dei modi. Se penso che questo è accaduto perché si è voluta assoggettare una professione nobilissima e uno strumento essenziale dell’opinione pubblica, al clima di conformismo delle classi dirigenti, io inorridisco. Bruciare fiducia dei lettori tanto al chilo solo per garantire una copertura embedded, è stata roba da pazzi. Gettare l’onorabilità dell’informazione nella pattumiera dei grandi interessi, una vera follia. La democrazia si perde anche perché se ne fa un uso diabolico, irriguardoso, improprio, credendo che non si consumi comunque. E invece si consuma, altro che. Ma al mondo dell’informazione, agli editori “impuri”, alla classe dirigente, che cosa importa?
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