La carica dei 600

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Anche se faccio di tutto per mantenere il più rigido possibile il mio esilio dal mondo, ci sono notizie che arrivano comunque. E si tratta ovviamente di brutte notizie.
Ho saputo che con una grande maggioranza – che un tempo si sarebbe detta bulgara – praticamente tutte le forze politiche presenti in parlamento – di governo e di opposizione, di destra e di sinistra, vecchie e nuove – hanno votato una legge costituzionale per ridurre in maniera drastica il numero di deputati e senatori. Viste le condizioni politiche, immagino non ci sarà un referendum su questa modifica costituzionale: se ci sarà, annuncio fin da ora il mio inutile no.
Prima di tutto perché voglio continuare a essere ostinatamente fedele allo spirito e alla lettera della Costituzione del ’48. Questa fedeltà è uno dei valori su cui ho sempre cercato, nel mio piccolo, di orientare la mia attività politica. E non vorrei smettere proprio adesso. La Costituzione del ’48 è certamente figlia del suo tempo, forse non è perfetta, ma ha una sua organicità. Chi l’ha scritta – mettendoci peraltro parecchio tempo – lo ha fatto cercando di costruire un sistema con un suo equilibrio e anche una certa forma di armonia. Le riforme che abbiamo fatto noi, spesso frettolosamente, hanno spezzato questo equilibrio, hanno rotto questa armonia. E questa ultima non è certo da meno.
Sono troppi i deputati e i senatori? I Costituenti, approvando gli articoli 56 e 57, hanno stabilito rispettivamente che

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila.

A ciascuna Regione è attribuito un senatore per duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei. La Valle d’Aosta ha un solo senatore.

L’idea che ha animato gli autori della Costituzione è stata quella di garantire una rappresentanza politica piuttosto larga. Per fare un paio di esempi, dal nord al sud del nostro paese, Sesto San Giovanni e Pozzuoli sono città di circa ottantamila abitanti. Un deputato, se si impegna e lavora con coscienza, può conoscere molto bene una realtà di queste dimensioni e può essere conosciuto altrettanto bene dalle donne e dagli uomini che è chiamato a rappresentare. Rispetto al 1948 si può forse aumentare un po’ questo rapporto, perché è più facile muoversi – allora il treno era praticamente l’unico mezzo per spostarsi – e ci sono strumenti tecnologici che rendono più facile la comunicazione – qualsiasi influencer scarso credo raggiunga gli ottantamila followers – ma se crediamo che la politica sia qualcosa di più che uno spot allora non possiamo modificare troppo questo scarto tra un eletto e i suoi elettori, considerando che tra gli ottantamila ci sono anche quelli che non l’hanno eletto, con cui il dialogo è oggettivamente più complicato.
In questi anni, anche per colpa di quelli come me che hanno fatto politica negli ultimi tre decenni, abbiamo scavato un abisso tra i cittadini e la politica: diminuire il numero dei parlamentari, renderli ancora più “casta”, servirà soltanto a far crescere questo fossato. Difendere la politica, difendere la repubblica parlamentare, significa anche mettere un deputato e un senatore in condizione di lavorare, e per farlo bisogna che conosca le persone che lo hanno eletto e che loro lo conoscano.
L’altro motivo per cui sono assolutamente contrario a questa cosiddetta riforma è che l’unico vero argomento che la sostiene è il risparmio: meno parlamentari significa meno soldi da spendere. Ma se questo è il tema, allora perché fermarsi a seicento parlamentari? Tra qualche anno qualcuno si sveglierà dicendo che quattrocento deputati e duecento senatori sono troppi e che si potranno risparmiare altre risorse riducendoli ancora. E una nuova larghissima maggioranza approverà questo nuovo taglio, e così via, fino a quando, come in un celebre romanzo di Agatha Christie, non ne rimase più nessuno. Il tema non è ridurre il numero dei parlamentari, ma ridurre le loro prebende. Vogliamo tagliare qualcosa? Tagliamo gli sprechi, tagliamo le spese inutili. Invece noi avremo meno parlamentari che prenderanno lo stesso stipendio che prendono ora. E quindi quei posti, anche perché progressivamente si ridurranno ancora, saranno sempre più ambiti, e quindi la corsa a uno scranno parlamentare sarà più dura. E chi si dimostrerà più fedele al capo di turno, chi dirà sempre di sì, che darà meno problemi, avrà garantito il suo seggio, a discapito di ogni altra considerazione.
Sospetto sempre quando tutti applaudono, e tanto più in un tempo infelice come questo, in cui regna incontrastata l’ignoranza. Non credo che avremo gli strumenti per opporci alla maggioranza, ma – almeno fin che potremo – diciamo no.