La connessione sentimentale

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 29 maggio 2017

Non apro mai parentesi sportive. E forse riferirsi a quello che è successo a Roma ieri non è nemmeno catalogabile come sport. Molti avranno visto uno stadio piangere, 65.000 persone, non poche. Un evento unico. Ma pochi hanno immaginato che in quel momento piangeva un bel pezzo di città di Roma, e anche chi romanista non era. Si fa un bel dire sull’inesistenza ormai di ‘connessioni sentimentali’. Lo diciamo in special modo rivolti alla politica, ridotta in buona parte a tecnica per la costruzione del consenso mediante attività di comunicazione, e poco più.

Si fa un bel dire. Poi però la connessione sentimentale eccola lì, riemergere come uno tsunami da una città che tanti dipingono in declino, finita, morta ammazzata. E poi invece smentisce tutti e mostra un’anima palpitante nel modo più plateale, scoperto, sfacciato direi. E lo fa senza remore, con naturalezza, con una spontaneità disarmante. Scansando tutto, lasciando solo il cuore in mostra. Grandi, piccoli, coatti, disoccupati, dirigenti, attori, bambini, anziani, abitanti delle periferie e del centro, tutti sembravano fusi, in un’unica commozione. Per un momento era scomparso tutto, perfino le buche e la monnezza. A dimostrazione che un’anima, se c’è, non dipende da condizioni contingenti, dal decoro, dall’immagine di una città, dalla sua organizzazione. Un’anima se c’è, c’è. E Roma, questa città bistrattata e spesso colpita alla schiena da chi la vive come cosa propria pur essendo di passaggio e persino dileggiandola, un’anima ce l’ha da oltre duemila anni, dai tempi dei pastori su su fino all’Impero, ai Papi e alla città bella e impossibile di oggi. E ogni qualvolta un suo figlio, uno che viene riconosciuto come figlio, che ha dato e ricevuto molto da ognuno dei suoi concittadini, tira fuori il cuore e lo lancia in curva, abbracciando idealmente tutti, ogni qualvolta un suo figlio la saluta e la invoca, la connessione sentimentale non conosce ostacoli. Sgorga. Straripa. Trabocca. Paragone blasfemo, forse. Ma anche la politica ha spesso avuto queste ondate di piena per i suoi rappresentanti più cari, per quelli che il cuore lo avevano in mano, non nelle tasche, e lo vedevamo palpitare. Io ricordo Pertini, Petroselli, Berlinguer, Moro. Un fiume secco quello della politica, oggi.

Mentre il sentimento scorre altrove, ed è coinvolgente, e mette a nudo l’umano più di quanto non faccia la restante vita pubblica. Come ieri allo stadio di Roma, appunto. Davanti a un uomo che è un grande campione dello sport, ma anche un simbolo vivente della città e del suo cuore.