La destra

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di Alfredo Morganti – 3 dicembre 2018

Col nuovo decreto sicurezza gli irregolari saliranno da 490.000 a una stima di 620.000. Solo oggi, grazie allo zelo prefettizio, 40.000 immigrati verranno privati della protezione umanitaria e verranno cacciati sia dai centri di prima accoglienza sia da quelli di seconda. Se questo è un modo di risolvere i problemi, rabbrividisco. A meno che non si intenda risolvere alcunché, ma anzi acuirne la dimensione e gli effetti. Per ragioni di bottega, non per altro. L’acuirsi della crisi sociale porta sempre acqua alle forze politiche che puntano alle vie brevi e tendono a gettare all’ammasso ogni mediazione. La destra è la prima beneficiaria delle situazioni in cui la società va in convulsione o perde coesione e senso della solidarietà. Le destra ha sempre fatto appello alle pulsioni, agli egoismi, all’idea che la politica sia solo cialtroneria, che i politici siano tutti ladri, che i Parlamenti siano aule sorde e grigie, che non serve il tribunale per decidere chi sia colpevole, che la cultura sia decadenza, gli artisti dei depravati, le razze (le etnie) la certificazione di una differenza reale, naturale, di base. Genetica.

La destra ha sempre pensato che non serva il dibattito, la discussione, le argomentazioni, ma la potenza, la prova di forza, il soggetto privo della ragione, vita allo stato puro, azione ancor prima che riflessione. E che tutto il resto sia compromesso, che anche la mediazione sia un compromesso deleterio e non un modo per intenderci e trovare un accordo, anche provvisorio, sul bene comune. La destra ha sempre pensato che negri, omosessuali, lesbiche, comunisti, ebrei, rom, deboli siano da discriminare, se non peggio, che gli uomini si dividono tra chi comanda e chi deve ubbidire, che i poveri puzzano, che le differenze sociali un senso profondo dovranno pur averlo, che la società è natura, che il più forte darwinianamente deve vincere, che se vincono i deboli allora il mondo è destinato a perire perché saltano le gerarchie metafisiche su cui tutto si fonda. L’Ordine sempiterno insomma.

La destra ha un’idea dei poveri di questo tipo: gli diamo la carità purché restino poveri. La destra ama lo Stato leggero, minimo, che faccia da guardiano dell’ordine e agisca da belluino al servizio di qualche apparato, ma niente più, e non ci provi a spendere due soldi per sanità e scuola, perché sarebbe spreco e basta. E poi ci sono uomini superiori e altri inferiori, uomini di vertice e uomini che stanno bene giù in fondo, come i cafoni di Silone. La destra sostiene sempre che ‘la gonna era troppo corta’, che le donne provocano la bestia maschile, che l’uomo è cacciatore e la donna preda, che le ragazze non debbono andare in giro e, se le stuprano, se la sono cercata; che i poveri fanno troppi figli, che ci devono essere quartieri per i poveri e quartieri per i ricchi, che in centro arrivano troppi borgatari, che in vacanza vanno troppi indigenti, e che fanno le vacanze mordi e fuggi quando invece a Venezia si dovrebbe andare al cinque stelle – che le merci, sì, che debbono circolare, ma gli uomini no, soprattutto se neri, che con tutti questi poveri laureati, adesso la laurea non vale più niente.

La destra prende i neri immigrati e li sbatte in strada anche se sono bambini o donne incinta. Conquista i lavoratori alle ragioni dei loro padroni. La destra dice al cittadino di sparare al ladro perché tanto le forze dell’ordine non sanno più difenderli ed è giusto che si facciano giustizia o difendano il territorio con le armi. La destra quando va al governo riesce a odiare comunque i governanti e a stare all’opposizione di qualche tecnico o impiegato, accusati di governare male. La destra è una società rancorosa, rattrappita, individualista, senza legami sociali, incattivita, competitiva, dura, gerarchica, crudele coi poveri e i più deboli. Anche quando sembra volere la protezione, in realtà protegge solo i più ricchi. La destra è quella cosa che la sinistra dovrebbe fronteggiare, non imitare, tanto meno rincorrere sul suo stesso terreno. E noi queste cose da un po’ ce le dimentichiamo.