La guerra a casa

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25 novembre –  Giornata contro la violenza sulle donne

Il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza. In Italia non mancano le leggi, serve una rivoluzione culturale

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LA GUERRA A CASA – di DAMIANO RIZZI –  ed. ALTRECONOMIA

“La guerra a casa” è una storia vera che racconta di una tragedia vissuta da vicino e che si è trasformata in atto d’amore e impegno concreto contro il femminicidio.

Dal 9 luglio 2013 – giorno in cui la sorella è stata uccisa dal marito – la vita di Damiano è cambiata profondamente. Ha scoperto l’indifferenza di alcuni “professionisti”, la noncuranza del sistema giudiziario, ha scoperto soprattutto che in Italia il fatto che ogni tre giorni una donna sia uccisa da un uomo, spesso il marito, il compagno, l’amante, è considerato “normale”. Proprio come la guerra o la diseguaglianza tra ricchi e poveri.

Il libro parte da questa guerra e riprende poi il bandolo dal principio con il racconto alla famiglia, alla sorella e a tutti noi delle guerre “lontane” di cui è stato testimone in Bosnia, Kosovo, Costa d’Avorio, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Centro America, Ucraina. Le bambine soldato della Costa d’Avorio, gli amputati della Sierra Leone, le donne trucidate in Guatemala, l’Ucraina vissuta con Andy Rocchelli.

Damiano, nel libro come nella quotidianità del nostro lavoro, ci chiede di ribellarci, adesso. Da questa ribellione nasce “Tiziana vive”, una rete contro la violenza nei confronti di donne e bambini il cui obiettivo principale è quello di portare alla luce, dare voce e rispondere in modo concreto a una richiesta di aiuto psicologico che spesso rimane silente.

Nel libro anche un intervento di Serena Dandini e un contributo sul tema del femminicidio di Simona Lanzoni, vicepresidente della Fondazione Pangea Onlus. Ha partecipato anche Vauro Senesi che racconta la genesi del logo dell’associazione “Tiziana Vive” a cui sono devoluti i diritti del libro.

“La guerra a casa” di Damiano Rizzi, 144 pagine, 14 euro (Altreconomia edizioni)

In questa pagina vogliamo lasciarvi un estratto del libro. La sua conclusione, l’invito ad agire e a non pensare che dobbiamo per forza essere eroi per fare qualcosa e combattere l’ingiustiza.

Il finale e la nascita di “Tiziana Vive”

È cambiata la mia vita.

Non posso più viaggiare nella prima linea delle guerre. Ho un altro fronte aperto. Una famiglia speciale. Voglio trascorrere tempo utile con loro.

Il mio lavoro è cambiato: c’è una maggiore consapevolezza. Ho capito ancora meglio – se ce n’era bisogno – che cosa vuol dire salvare una vita umana o perderla. È l’unico motivo di vita. Ho la forza delle vittime. Che o si arrendono o lottano. Non c’è modo di arrendersi, di rassegnarsi. Voglio andare avanti. Per salvare ancora una vita umana. Non tutto è ineluttabile.

Voglio lasciare un pensiero che funzioni: sennò perché mandare avanti la specie. Vorrei fare qualcosa di utile per me e per gli altri. Ma non è questione di essere “buoni”. Se mai di non giustificare mai i silenzi, gli atteggiamenti bizzarri, le dipendenze latenti, come l’alcol. Il livello personale e politico si intrecciano. L’OMS dice che la salute è uno stato di benessere psico-fisico: ma in Italia in alcuni ospedali in cui interveniamo con Soleterre non esistono le condizioni per fare psicologia: contratti di lavoro trimestrali retribuiti meno di 1.000 euro lorde al mese. Negli ospedali pubblici italiani. Siamo all’anno zero da questo punto di vista. Perché le famiglie non possono assolvere tutti i compiti. Si può fare a meno dell’istinto ferino e controllare gli istinti se si viene guidate da persone competenti.

Gli impulsi prevalgono quando viene meno la possibilità di parlare con se stessi, di educare il proprio pensiero e quella di gestire le situazioni a parole anziché con gli atti.

È molto importante che il figlio di mia sorella o mia figlia leggano questo libro: la “versione di Damiano”.

Voglio che sappiano che Tiziana era una persona che voleva vivere, che non ha mai rinunciato a partecipare a quello che facevo, convegni, mostre, esibizioni, che era una donna sensibile, che voleva bene agli altri e si è sentita amata. Una donna speciale. Che viveva per vedere crescere suo figlio.

Voglio che sappiano che è cresciuta in un ambiente dove siamo stati educati ad amare anche chi non conosciamo. A non nascondere questo amore e a lottare per vederlo trionfare.

Tiziana era una bella persona, il suo sorriso è ancora cosa viva.

Tiziana vive.

La rete “Tiziana Vive” è una call to action, un invito ad agire e reagire. Mi auguro che possa contribuire a salvare delle persone (e anche me). Ci si salva – infatti – rispondendo in primis alle domande che “Tiziana vive” pone. È il primo gradino per salvarsi.

Mia sorella – come molte altre donne – non aveva la piena consapevolezza della propria situazione. Non aveva mai denunciato violenze, e non viveva una relazione in cui la violenza fisica era evidente. Ma certamente non si era mai posta il problema. La prevaricazione e il dominio si può esprimere a parole prima, e poi con i “fatti”.

“Tiziana vive” cerca di essere una risposta. Non si deve dare nulla per scontato. Si deve mettere in discussione tutto. “Tiziana vive” offre in primis – come si diceva – un decalogo per farsi venire dei dubbi, per interpretare i segnali che possono arrivare dal proprio partner. Un’“introspezione familiare” dura ma necessaria.

IL DECALOGO

• Sento che il mio rapporto di coppia non è paritario? Il mio partner cerca di prevaricarmi o dominarmi, sia a parole che con le azioni?

• I suoi sogni e progetti sono sempre più importanti dei miei?

• Non mi rispetta e mi denigra anche davanti agli altri?

• Giudica negativamente e offensivamente i miei amici e familiari? Cerca di isolarmi da loro?

• È eccessivamente geloso? Mi controlla? A volte mi sento come “soffocare”?

• Diventa improvvisamente violento e poi si comporta come nulla fosse successo?

• Cerca di darmene la colpa?

• Mi è capitato spesso di “coprire” il suo comportamento facendolo apparire
migliore di quanto sia in realtà?

• I miei comportamenti risultano ai suoi occhi provocatori?

• Tutto questo succede anche davanti ai bambini?

Se hai risposto “si”, per te o per qualcuno che conosci, non sottovalutare il pericolo che tu e le persone a te vicine state vivendo.

Torno spesso con la mente al messaggio in cui raccontavo a mia sorella della festa indiana e della promessa di proteggere la propria sorella. Mi dico spesso “se solo avessi fatto…”, è un meccanismo inevitabile. La mente torna sempre lì. La cosa a cui tengo di più è che tutta questa sofferenza possa servire a salvare qualcun altro.

Mi piacerebbe che Tiziana fosse un nome ricordato perché diventa possibilità di vita. Penso che allora mia sorella e la sua timidezza potrebbero trovare pace.

Sogno un vero e proprio movimento civile. Perché non è normale che ogni tre giorni una donna venga uccisa. Perché la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio per violenza subita da parte di persone con cui hanno relazioni affettive e di intimità. “Tiziana vive” risponde a questa ingiustizia con una rete internazionale che supporta le donne e i bambini per uscire dalla violenza: 6 organizzazioni che operano in Italia, psicologi, psicoterapeuti, legali, due case di protezione mamma-bambino vittime di violenza e uno sportello antiviolenza online.

Ognuno di noi può fare tanto. Basta smettere di pensare che gli eroi abbiano le caratteristiche speciali in quantità così abbondanti che li differenziano da tutti noi. È con questa idea che siamo cresciuti. È una visione conformista che non possiamo più permetterci.

Iniziamo adesso.

In pochi mesi già tre ragazze ce l’hanno fatta. Grazie a “Tiziana Vive” hanno lasciato il loro compagno violento.

3-1 per noi.