La manovra del governo: flat tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero

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Autore originale del testo: Mario Sensini
Fonte: Corriere della sera

di Mario Sensini – 26 settembre 2018

Manovra, allo studio taglio detrazioni Sconto su interessi su mutui e spese mediche potrebbe scendere al 17%

Mentre al ministero dell’Economia sono in corso le ultime verifiche sulla sostenibilità di un disavanzo vicino al 2% (qui il retroscena di Francesco Verderami), i tecnici di Lega e Movimento 5 Stelle studiano il sistema di alleggerire il costo della manovra del 2019. Reddito di cittadinanza, quota 100 per le pensioni e flat tax sono confermate ci saranno, ma l’obiettivo adesso è quello di limitarne l’impatto sul bilancio, soprattutto nel 2019. Così, si studiano varie combinazioni tra età anagrafica e contributi per quota 100, con l’obiettivo di restringere un po’ la platea dei beneficiari e i costi. Lo stesso per il Reddito di cittadinanza, che potrebbe essere accessibile in base ai parametri Isee, più stretti di quelli reddituali. Mentre, allo scopo di recuperare fondi con i quali coprire queste operazioni, comincia a farsi largo sempre più convintamente l’ipotesi di un taglio lineare delle detrazioni fiscali.

Deficit vicino al 2%

Per mettere a punto le misure c’è tempo fino al 20 ottobre, quando la Legge di Bilancio dovrà essere presentata in Parlamento. Entro la fine della settimana, invece, il governo approverà l’aggiornamento del quadro economico e definirà i nuovi obiettivi programmatici di deficit e debito pubblico per i prossimi anni. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha tentato di tenere fino all’ultimo il muro sull’1,6% di deficit, ma nelle ultime ore sembra aver ceduto (qui, l’intervento del ministro a Confcommercio: «Manovra? Stiamo attenti»). Un disavanzo 2019 leggermente superiore, fino all’1,8-1,9% potrebbe ancora essere gestibile, anche se rischia di far aumentare il rapporto debito/pil e il disavanzo strutturale.

Limitare i costi

Per il momento il numeretto magico, nella Nota di aggiornamento al Def, quasi ultimata dagli uffici dell’Economia, ancora non c’è. Salterà fuori solo nel corso del Consiglio dei ministri che approverà il documento, atteso tra domani e dopodomani. L’indicazione del premier Conte a Lega e M5S è quella di tentare ogni sforzo per limitare il costo della manovra e trovare nuove fonti di copertura.

Giù le detrazioni fiscali

Tra queste, considerata la difficoltà politica di un intervento selettivo, prende quota il taglio delle detrazioni fiscali. Il 19% sulle spese mediche, sugli interessi del mutuo sulla prima casa, sulle spese per l’università dei figli, potrebbe essere ridotto di uno o due punti percentuali, fino al 17%. Con effetti finanziari molto rilevanti, anche se spostati sul 2020, quando saranno presentate le dichiarazioni dei redditi 2019 e versate le relative imposte.

Pensione decurtata

Ridurre la detrazione al 17% farebbe risparmiare quasi un miliardo, ma per contenere i costi si considera anche l’ipotesi di un aumento della franchigia (sulle spese sanitarie del 19% oggi è fissata a 129 euro). Per limitare i costi della controriforma della Fornero si ipotizza anche una penalizzazione variabile tra lo 0,5 e l’1,5% per ogni anno prima dei 67 anni canonici.

Concordato permanente

Novità in arrivo anche sul fronte delle tasse. La pace fiscale dovrebbe prevedere anche un concordato con adesione “strutturale”, con la possibilità per il fisco di accertare la condizione reddituale dei contribuenti e chiudere un eventuale contenzioso. Possibile anche un taglio delle accise sui carburanti, ma rischia di essere impercettibile: per 2 centesimi in meno sulla benzina servono 200 milioni di euro.