La molla della vanità

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di Luigi Altea 9 maggio 2016

I motivi che spingono una persona ad occuparsi della cosa pubblica non sono molti. Spesso è l’ambizione personale, qualche volta l’amore verso il prossimo…

Nel caso di Maria Elena Boschi credo, però, che la molla sia stata la vanità.

Come avvocato civilista, in uno studio professionale di provincia, sarebbe rimasta la bella, brava e ignota ragazza tutta intenta a redigere atti di citazione e a predisporre comparse di risposta.

Invece, come onorevole, in senso lato, e soprattutto come ministro, Elena Boschi è diventata una donna “copertina”. Non c’è giornale o rivista che non l’abbia immortalata e sbattuta in prima pagina.

Il ministro è ben consapevole di quali siano le parti migliori di se stessa, e le mette in evidenza facendone sfoggio con ampio, perenne e soddisfatto sorriso.

Ed è così che la vediamo scorrere, di convegno in convegno, da una sala all’altra, sempre in superficie, come quel fogliame o quelle fronde che vediamo galleggiare sui fiumi e che, senza aver deciso nulla, vanno dove li porta la corrente.

Vanno dove ha deciso il Capo corrente.

Quando, purtroppo per lei e per noi, è costretta ad esibire le sue parti meno pregiate, quali l’intelligenza politica, la competenza, il senso della misura, la capacità di ascolto, la sensibilità istituzionale, la prevalenza del senso dello Stato rispetto agli interessi di famiglia, Maria Elena mostra tutti i suoi limiti e va incontro ad una gaffe dietro l’altra…

La goffaggine dimostrata nell’accostare gli oppositori della sua riforma ai militanti di CasaPound, dimostra tutta la sua insipienza, tutta la sua inutilità.

E dimostra anche che i metalli di più scarso valore sono spesso in superficie, in copertina, mentre per trovare quelli più pregiati bisogna quasi sempre scavare nelle in profondità, fino a lambire le viscere della terra.