La mucca nel corridoio sta divenendo un attacco antisistema

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 23 maggio 2018

L’ho già scritto e lo ribadisco. È la Presidenza della Repubblica, mestiere difficile, a sostenere oggi e quasi per intero il peso della crisi del sistema. A forza di denigrare e demolire le altre istituzioni democratiche (a partire dal Parlamento), a forza di prendere a mazzate il sistema dei partiti, attorno al Quirinale si è fatto il vuoto. L’Aventino del PD, ossia della seconda forza politica del Paese, con le responsabilità che ne derivano comunque, è caduto come una ciliegina sulla torta, completando lo sfacelo. In questa fase, basta soltanto puntare forte l’ariete verso Mattarella e caricare, agevolati in questo dall’assenza di forze politiche intente a presidiare e proteggere il territorio istituzionale. Questo è il dramma (la crisi democratica, quella della rappresentanza e dei partiti, la mucca nel corridoio) che stiamo affrontando nella inconsapevolezza quasi generale. Il Presidente, nel deserto attorno, si trova dinanzi a una bella gatta da pelare: la designazione di un premier secondo una procedura del tutto eccezionale e inconsueta, tale che da ‘dirigente’ delle politiche del governo egli ne diverrebbe soltanto il mero ‘esecutore’. Una prassi di fatto ribaltata nella forma, e un senso del ruolo del premier assolutamente rovesciato rispetto alla regola costituzionale: ecco il contesto in cui ci troviamo, ecco l’acqua alta in cui annaspa la Presidenza e indirettamente le forze politiche e l’opinione pubblica. Altro che curriculum.

Un’anomalia chiama l’altra. Ho detto anche questo: perché un premier tecnico a capo (si fa per dire) di un governo politicissimo? Perché questo escamotage? Per quattro ragioni almeno:

1. L’antipolitica lo è fino in fondo, anche quando va al governo, e continua a disdegnare le istituzioni (Palazzo Chigi) pur se dovrà insediarsi al loro interno per guidare il Paese.

2. Sia Di Maio sia Salvini non vorrebbero esporsi troppo, perciò scelgono un premier che possa fare da parafulmine dinanzi ai possibili guai e ai possibili (quasi certi) problemi.

3. Un premier ‘tecnico’ diventa, inoltre, un’arma di attacco, apre questioni procedurali tali da mettere davvero sotto pressione il Quirinale, spingendolo a valutare ogni decisione possibile con molta attenzione, col rischio di sbagliare comunque: ecco in che forma prende corpo l’attacco all’unico punto di forza rimasto del sistema. In questo modo la strategia diventa effettivamente ‘antisistema’, in modo sottile ma efficace, anche perché quelli che dovrebbero intervenire parlano di curriculum oppure se ne lavano le mani sull’Aventino.

4. La prolungata riflessione del Presidente, la necessità di affrontare un inedito, i tempi che si allungano, diventano inevitabilmente materia di polemica politica, al punto che qualcuno già parla di golpe istituzionale. Tra questi, gli stessi che hanno proposto Conte. A dimostrazione che quella proposta aveva anche un secondo fine, che poi forse era il primo.

Terzo concetto, anche questo già esposto. L’Aventino del PD, il suo giocare sul possibile governo 5stelle-Lega, per poter dire ‘vedete, non sono capaci, rivotate noi’, ha portato altra acqua al mulino antisistema, sguarnendo la difesa del Quirinale. Taluni, anzi, immaginano persino di sfruttare lo stesso Quirinale come ‘arma’ e strumento contro il governo nascente e impedirne la nascita. Pazzi. Non so se si possa essere più sciocchi o più sventati. Totalmente privi di una strategia, ridotti dal renzismo a leggere solo manuali tattici, infarciti di comunicazione mediale e social, i piddini sembrano oggi galleggiare come tappi di sughero sulle vicende politiche, quasi inconsapevoli di quel che c’è a fondo. Eppure sarebbe bastato andare a vedere le carte a 5stelle, sedersi a un tavolo, scoprire l’eventuale bluff, invece di contribuire gioiosamente alla saldatura antisistema scatenata contro Mattarella. Ecco. Dietro la sconfitta del PD c’è soprattutto questa pochezza strategica, questa magrezza culturale, questo essere prigionieri di polemiche spicciole, da circolo del bridge. Servirebbe, all’opposto, una forza di sinistra con tutt’altra consapevolezza storico-politica, dentro l’addentellato storico, non avulsa politicamente e culturalmente. Ma questa è un’altra storia, non so quanto davvero all’ordine del giorno nella mente degli attori in campo.

Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.