La mucca sul 14 (autobus)

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini – 16 giugno 2017

Bisognerebbe sempre prendere un autobus diretto alla periferia nel primo mattino di una domenica assolata. Sul 14 è stivata tutta la gente che c’è in giro a Bologna, in tutto una ventina di persone, e siedo davanti a una giovane donna che si affanna a tappare la bocca alla bambina che frigna accanto a lei. Forse preoccupata che disturbi la comitiva. Un signore al mio fianco, un tipo segaligno, anziano ma non troppo redarguisce la donna perché sta soffocando la bambina. Lei gli risponde con tono aspro che è sua figlia e perciò si faccia i fatti suoi. L’uomo si risente e comincia a borbottare come fosse al telefono azzurro contro quella madre degenere così che i vicini possano convenire con lui.. Per tutta risposta un altro anziano signore seduto sull’altra fila gli intima perentoriamente “chiudi tu tua bocca”. E’ un bel tipo coi capelli bianchi che somiglia come una goccia d’acqua a Petkovic, l’ex allenatore serbo della Lazio. Così imperturbabile che fa paura. Infatti ogni uomo che conserva una calma glaciale in un alterco è anche un lottatore spietato. A quel punto il querulante cittadino bolognese si leva e si allontana verso la coda dello snodato inveendo contro i russi e il fascismo. Dopo un poco la donna si alza, è alta e giunonica coi capelli neri, prende la bambina in braccio, una cucciola da favola bionda con un cappellino di paglia che adesso sorride solare, e scende dal bus, accompagnata dal sosia di Petkovic, forse suo padre, sempre imperturbabile, e da un’altra donna anziana con lineamenti asiatici, una tagika o un’Uzbeka. I russi, se sono russi, sono belli e vari, sono di poche parole e non le mandano a dire.
Scesa la compagnia slava l’educatore torna nei paraggi. Ha tutto l’autobus a sua disposizione e continua a smoccolare cercando di farne una commissione giiudicante sull’odg che ha così a cuore. Ma nessuno lo fuma. Si ferma nei pressi di quattro ragazze molto carine in mini short, tre nere, o mulatte, e una nord-africana, e petulante come al solito, chiede il loro assenso. La più vispa delle quattro ragazze, una ricciolina sangue misto coi capelli ramati, gli fa notare che ha visto tutto e che non aveva diritto di apostrofare la donna ‘russa’ e di infastidire i passeggeri. Parla un bolognese spiccio e marcato, al pari delle sua amichette, come tipico nei cittadini di nuova generazione figli di immigrati. A quel punto, vistosi censurato da una giovane educatrice civica che è anche una colored che parla bolognese, comincia a sbraitare e a insultare le ragazze con epiteti razzisti e di genere. Le ragazze a loro volta per nulla intimidite rincarano la dose e scendendo dall’autobus si abbandonano ad alte grida. L’ultima frase che avverto è che è un vecchio vicino alla morte e che dovrebbe vergognarsi, mentre lui sporgendosi dalla porta lancia un improbabile ‘fighe di legno! (averne di quel legno….)’. Sento che la signora anziana seduta davanti a me, impaurita dalle urla delle ragazze sussurra “che vadano a casa loro”, mentre il piantagrane cerca conforto presso l’autista (una giovane donna) lamentandosi per come la città è ridotta, che quelle sicuramente non hanno pagato il biglietto. che una volta non era così e che solo Dozza è stato un grand’uomo. Avevo dei sospetti. L’uomo è un elettore di sinistra, forse un ex comunista. Anche fra i comunisti allignavano educatori civici ficcanaso e rompiballe. In ogni palazzo ce n’era almeno uno, come nelle case popolari sovietiche. Non c’è da dubitare che fosse in buona fede: voleva difendere il diritto della bambina a piangere. Solo che ha cozzato contro persone di diversa nazionalità e infine con bolognesi femmine di nuova generazione e di altra razza. lo ha fatto calcando la mano ed è poi degenerato in una sgradevole esibizione a base di insulti razzisti e di genere. In quella che considerava la sua casa (un autobus pubblico, come un condominio) e nella quale si è scoperto in manifesta minoranza ha finito per tirare fuori la parte peggiore di sè. Un caso classico dell’uomo che si mette a dire cose che non pensa, o che se le pensa si guarderebbe dal dirle, come dice Bersani in televisione. La comunicazione interculturale è di una immediata e disarmante semplicità. Se sorge un conflitto, anche banale, magari un qui pro quo, un veniale eccesso intrusivo, prende subito la via del pregiudizio. Ed è anche tramite queste cazzute situazionì che la Lega salviniana è dilagata nell’Emilia rossa sino a far propri gli educatori civici rompiballe e altri sfigati.