La politica dei contenuti: liberi e uguali

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di Alfredo Morganti – 30 dicembre 2017

È diffusa l’idea che la politica, o quel che ne resta, sia ormai ridotta a singole persone (capi, leader) che competono utilizzando i media e il Jim Messina di turno, affinché giunte al potere possano distribuire bonus al ‘popolo’ o tagliare tasse ai più ricchi. Con l’effetto di concentrarsi sui patti di potere e sullo scambio politico, ritenendo che tutto si condensi nel ‘vincere’, con tutti i mezzi possibili e senza esclusione di colpi. E persino nella totale libertà dei contenuti da assumere di volta in volta. In realtà non funziona e non dovrebbe funzionare così, almeno fisiologicamente. In realtà la politica è fatta, in primo luogo e soprattutto, di idee e contenuti. Di rappresentanza e di fini da conseguire. E invece assistiamo alla predominanza dei mezzi su ogni altra cosa e al posto di ogni altra cosa.

Così, quelli che sono meri ‘strumenti’ diventano finalità. Lo stesso potere, da mezzo per conseguire dei risultati, diviene fine esso stesso, mera gestione, sua predominanza nel vuoto di idee e di pensiero. I soggetti prendono il posto degli oggetti, i mezzi dei fini, anzi diventano fini essi stessi. E c’è persino chi ti rimprovera di aver scelto, come nome di lista, ‘Liberi’ e ‘Uguali’, ossia l’indicazione di due obiettivi, di due finalità da conseguire, sostenendo che bisognava dire, invece, ‘sinistra’, appellandosi allo strumento che dovrebbe semplicemente operare in vista di quei fini. E che dovrebbe annullarsi in essi, nella ‘fatica’ del loro conseguimento. Quando si dice che la Tecnica ha preso il posto della politica, si vogliono dire tante cose. In primo luogo che le decisioni cessano di essere il risultato di un conflitto (e confronto) di opinioni (democrazia), e di una mediazione, per essere assunte invece ‘direttamente’, e dunque immediatamente, sulla base di competenze o saperi. E, in secondo, che i mezzi (soggetti, movimenti, partiti, media) prendono di fatto il posto dei fini, predominano su di essi, divengono fini, li ‘annullano’.

Tornare ai fini vuol dire, allora, spostare la visuale su di essi, e quindi tornare alla politica, alla ‘lotta democratica’ per il loro conseguimento. In fondo, ‘Liberi e Uguali’, in questo clima ‘tecnicistico’ che ha avviluppato anche la sinistra, indica una inversione di tendenza: prima i contenuti, poi gli schieramenti, prima le idee e poi i movimenti e i partiti, prima i fini e poi i mezzi. È il senso dell’intervista di Bersani oggi a ‘Repubblica’, e di molti interventi dalemiani di questi mesi: lavoro, democrazia, welfare, scuola e cultura. Certo, la Tecnica scorre potente in noi, per citare Star Wars, ma non per questo bisogna consegnarci mani e piedi ai suoi opachi destini. L’importante è conoscerla, anche per non scambiarla per il suo contrario come accade a molti.