La produttività italiana è un disastro e noi litighiamo sulle ca … te

0
309

di Giovanni La Torre

E’ di qualche giorno fa il report dell’Istat sulla produttività, e il quadro che ne emerge conferma essere preoccupante, e diventa addirittura disarmante se lo si confronta con il livello veramente squallido del dibattito politico, laddove una classe dirigente (si fa per dire) litiga e si accende su questioni minimali (plastic tax, tassa sulle gazzose, ecc.), o con slogan senza esprimere concetti veri (l’ESM), solo per racimolare qualche voto in quella fetta della popolazione più disarmata dal punto di vista conoscitivo, che non ha ancora avvertito lo stato di pericolo in cui si trova il Paese, sempre più vicino all’orlo del baratro.
Nel 2018 la produttività del lavoro (valore aggiunto per ora lavorata e che non significa produttività dei “lavoratori”, come ogni tanto qualche buontempone dice) è diminuita dello 0,3%, quella del capitale (rapporto tra valore aggiunto e input di capitale) è aumentata dello 0,1%, la produttività totale dei fattori (Ptf – componente residuale non spiegata dai due fattori primari precedenti e che misura le innovazioni, il progresso tecnico e i miglioramenti nella conoscenza e nell’efficienza dei processi produttivi) è diminuita dello 0,2%. Si precisa che il V.A. preso in considerazione è solo quello dei settori rivolti al mercato, che comunque rappresenta il 71% del V.A. complessivo e l’83% delle ore lavorate complessive.
Quando si commentano dati statistici come quelli sulla produttività (tra l’altro quelli del 2018 vanno considerati “provvisori” in attesa di altre rilevazioni su dati attualmente non disponibili) è bene confrontare e misurare il trend di lungo periodo e non limitarsi ai valori di un singolo anno che possono essere stati influenzati da qualche causa specifica. Allora emerge che nel periodo 1995-2018 la produttività del lavoro è aumentata a una media dello 0,4% annua, quella del capitale è diminuita dello 0,7% e la Ptf è stata nulla (il progresso scientifico, culturale e tecnologico di 25 anni per l’Italia è come se non fosse esistito). Significativa è la circostanza che il periodo più nero è stato quello 2003-09 dove tutti e tre i parametri sono stati negativi, rispettivamente: – 0,3%, -1,7% e – 0,8%, segno questo che i problemi italiani non cominciano con la crisi,come spesso si vuol far credere, ma ben prima. I periodi successivi, e in particolare l’anno 2017, evidenziano dati “positivi” ma la positività scolorisce nel confronto europeo, segno che anche quando le cose vanno un po’ meglio, agli altri va “più meglio” ancora, e quindi la distanza tra noi e i concorrenti europei si allunga, anziché accorciarsi.
E veniamo quindi ai confronti. Nel periodo 95-08 a confronto del nostro + 0,4% di incremento medio annuo della produttività del lavoro vi è l’1,6% dell’Ue, l’1,3%dell’eurozona, l’1,3% della Germania, l’1,4% della Francia, lo 0,6% della Spagna e l’1,5% del Regno Unito. Se prendiamo un anno positivo per l’Italia, il 2017, la nostra produttività del lavoro è cresciuta dell’1,3%, contro l’1,9% dell’Ue, l’1,7% dell’eurozona, il 2,0% della Germania, il 2,5% della Francia, l’1,1% della Spagna e l’1,7% del Regno Unito: la nostra è una “rincorsa” che ci allontana, anziché avvicinarci.
Ora brevemente sulle differenze settoriali. Nell’arco dell’intero periodo 1995-2018 i settori di attività economica che registrano i tassi di crescita medi annui della produttività del lavoro più elevati sono i servizi d’informazione e comunicazione (+2,1%), le attività finanziarie e assicurative (+1,2%) e l’agricoltura (+1,5%). Variazioni negative caratterizzano il settore delle attività professionali (-2,3%), delle costruzioni (-1,3%) e il settore dell’istruzione, sanità e servizi sociali (-1,4%). Il comparto dell’industria in senso stretto segna un incremento medio annuo dello 0,9%.
Per quel che riguarda i risultati provvisori relativi al 2018, la produttività è aumentata marcatamente nel settore delle attività artistiche, di intrattenimento e di riparazioni (+2,1%) e nel settore delle costruzioni(+2,2%); i cali più significativi si osservano nei servizi di informazione e comunicazione (-5,0%), nel settore dell’istruzione, sanità e assistenza sociale (-4,5%) e nelle attività finanziarie e assicurative (-2,3%). Nell’industria in senso stretto, la produttività segna ancora una dinamica positiva (+0,5%) seppure in netto rallentamento.
Di fronte a questa situazione, che a definire “drammatica” si è ottimisti, i nostri politici che fanno? Litigano, come abbiamo detto, sulle cretinate: la tassa sulla plastica, quella sulle gazzose, critiche all’ESM senza sapere di che parlano e senza esprimere concetti veri, e però si dedicano con particolare dedizione allo sport preferito: gli appalti e la connessa corruzione. Purtroppo questa è l’Italia di oggi, non si sa più quale Santo pregare.