La regola del gattopardo

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di Patrizia Perrone 2 dicembre 2016

Oggi e` l’ultimo giorno di una campagna referendaria aspra, infuocata, piena di colpi bassi, di piccoli colpi di scena, di testimonial affidabili o improbabili. Mi piacerebbe fare il mio bilancio stasera, dopo il mio ultimo intervento pubblico, previsto a Quarto, dove ci sara` il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e la sindaca espulsa da Grillo Rosa Capuozzo.

Ma forse saro` stanca e poi non ci sara` il tempo, perche` iniziera` il silenzio elettorale.

Un silenzio di riflessione, che durera` tutto sabato, nella speranza di vedere almeno per un giorno un po’ meno Renzi in TV, visto che ultimamente compare da Uno mattina, a Porta a Porta, passando per le previsioni del tempo e il segnale orario. Appare cosi`tanto da farci chiedere chi sta realmente governando il paese, chi c’e` a Palazzo Chigi da tre mesi a questa parte.

Renzi ha detto che personalizzare il referendum e` stato un suo errore, e lo ha detto lui, in persona personalmente direbbe l’appuntato Catarella, mitico personaggio uscito dalla magistrale penna di Camilleri. e lo ha detto tante di quelle volte che quasi ce ne siamo convinti anche noi.
Il fatto e` che la sua presenza costante a reti unificate era portatrice di un messaggio fuorviante, intimidatorio, ricattatorio. “Se vince il No non cambia nulla”. Lo hanno ripetuto come un mantra. Si sono mascherati da innovatori, aiutati dalla loro giovane eta`, lui, la Boschi, la Madia. Sperando che le loro facce riescano a far dimenticare che uno degli artefici di questo “cambiamento” e` un signore di 91anni, mio compaesano, che piu` a lungo di tutti ha avuto la carica di Presidente della Repubblica, andando oltre i sette lunghi anni di mandato che la nostra Carta prevede. E` infatti Napolitano che ha incaricato Renzi di guidare il governo delle riforme, riforme ritenute necessarie da un documento della J.P. Morgan del 2013, mica dal popolo italiano.

Non penso infatti che se qualcuno si fosse preso la briga di andare in giro a chiedere agli italiani quale era il problema piu` urgente da risolvere nel nostro paese qualcuno avrebbe mai risposto: “il bicameralismo paritario”.

Il Si a questa riforma mi appare piu` foriero della regola del “Gattopardo” che di un qualsiasi cambiamento, anche peggiorativo. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», dice Tancredi, e cosi` recitano queste facce nuove ma vecchie che appaiono in TV da mane a sera.
Dovrebbero avere una credibilita` pari a zero, tenuto conto dei testimonial a loro disposizione. Luca di Montezemolo, Briatore, Marchionne: che il Si sia un voto anticasta vadano a dirlo su qualche lontana galassia, non qui, visto che conosciamo questi personaggi.

Tuttavia fare il gioco degli schieramenti non conviene, visto che l’altro fronte, quello nostro, quello del No e della difesa della Costituzione, e` stato rappresentato in TV da due giovani promesse della politica, D’Alema e De Mita.

Insomma nei due schieramenti sono equamente divisi gli stessi personaggi che ci hanno condotto fin qui, fino all’orlo del precipizio. La politica di palazzo e` distante dai bisogni della gente oggi piu` che mai. La casta, il ceto politico da una parte, e lontano, sulla sponda opposta, il popolo sovrano, confuso e disorientato, a volte rassegnato, disgustato, perso.

In tutto questo la sinistra non si sa dove sia finita. Non e` certo il PD, che ho gia` avuto occasione di descrivere come partito dei funzionari di banca, e non e` certo nessuna delle altre formazioni politiche microscopiche che come in un arcipelago di atolli non comunicanti si muovono nel mare della politica italiana. Manca un progetto, manca una visione d’insieme, manca una prospettiva per il futuro. Ci sarebbe lo spazio per una nuova Assemblea Costituente. Uno spazio che potrebbe essere occupato da tutte quelle persone assetate di giustizia sociale, di diritti, di dialogo, che hanno animato il dibattito sul web, nelle piazze, nel porta a porta coi cittadini per spiegare le ragioni del NO, nei volantinaggi, nelle assemblee pubbliche. Nomi poco famosi, facce mai viste in TV, bocche che hanno molte cose da dire. Di pesone cosi` negli ultimi mesi ne ho conosciute tante.

Se vince il No c’e` da ricostruire la sinistra. Qualcuno mi ha detto che ci penseranno loro, quelli della prima repubblica. La possibilita` che tornino mi fa tremare. Certo, avevano un’altra sostanza, rispetto ai “bimbiminkia” che ci ritroviamo oggi. La politica, mi ha detto qualcuno, loro la sapevano fare. L’hanno saputa fare cosi` bene che ci siamo ritrovati dove siamo oggi. All’orlo del precipizio. Se vince il Si probabilmente ci finiremo dentro, o forse no, i gattopardi, di una parte e dell’altra, si adattano, e resteranno a galla.

Ora sta a noi, popolo sovrano, non cascarci. Prima votando No, perché questa riforma e` scritta male e rappresenta un peggioramento, e non un semplice cambiamento, poi riprendendoci gli spazi della discussione politica. Non in un sacro blog, e nemmeno nei gruppi parlamentari o nelle segreterie. Ce li dovremmo riprenderemo tra la gente, ascoltando la gente. Perche` le macerie di oggi sono meno tangibili di quelle lasciate dalle bombe della seconda guerra mondiale, ma sempre macerie sono, e, quando c’e` da ricostruire, servono piu` muratori che ingegneri.